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Mercoledì, 15 Luglio 2020 10:05

La Falsa Scienza: propaganda a pagamento

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La Falsa Scienza: la propaganda a pagamento mascherata da progresso scientifico

Da sempre, l'origine della vera Scienza risiede nel desiderio di conoscere le cause dei fenomeni, indipendentemente da qualsiasi finalità di compenso materiale.

Il principio della falsa scienza origina dal desiderio di individuare false cause e fabbricare false conclusioni, per raggiungere un obiettivo che è legato esclusivamente alla susseguente ricompensa materiale.

Oggi, la ricerca della verità nella moderna indagine scientifica è corrotta dall'avidità, dal profitto e da un concetto di verità “flessibile”, da adattare alle finalità della ricerca stessa. Mentre le approvazioni di farmaci, o di alimenti geneticamente modificati, o di nuove tecnologie controverse, possono sembrare basate sulla "scienza", gli interessi e i profitti aziendali spesso interferiscono con il vero significato di ciò che la scienza rappresenta sia per gli accademici sia per i cittadini, utenti ultimi e spesso inconsapevoli di tali tecnologie e delle loro conseguenze.

Quando la scienza non è più Scienza

La scienza è costruita sullo scetticismo e sul dubbio. Secondo la metodologia scientifica, i risultati di qualsiasi studio specifico non hanno valore se non sono riproducibili e se non vengono provati attraverso la ripetizione continua. L'importanza di poter replicare i risultati in qualunque disciplina è qualcosa che apprende ogni studente, sin dalla scuola elementare; eppure quando entriamo in età adulta tendiamo spesso a dimenticare questo approccio critico, sostituendolo con una cieca fiducia nelle task-force o negli “esperti” di turno che il mainstream ci presenta a reti unificate.

La metodologia primaria della scienza è di decomporre la realtà nelle sue parti componenti, al fine di comprendere meglio come funziona il tutto. La logica cartesiana è iniziata con la separazione di mente e materia e il metodo scientifico dipende dalla separazione dell'osservatore dall'osservato. È dimostrato che l'assoluta separazione tra mente e materia, oggi è assolutamente fittizia, mentre rimane intatta l'importanza dell'obiettività all'interno del metodo scientifico.

Un mio amico, ricercatore indipendente, piuttosto noto in ambito internazionale, ama ripetere che “Non è difficile predire i risultati di una ricerca: basta sapere chi la finanzia”.

La vera scienza è in pericolo

Gli ultimi 20 anni hanno chiarito a tutti che la Scienza è in uno stato di pericolo. Le corporazioni e le lobby commerciali che hanno utilizzato il metodo scientifico per dimostrare la credibilità dei loro prodotti e servizi, in realtà hanno prostituito la scienza e abortito la sua potenzialità. Ciò è in gran parte dovuto alla scissione delle discipline e al loro allontanamento dalle esigenze etiche di una popolazione in crescita e di una società sempre più complessa e relazionale.

La minaccia per tutti noi risiede nell'avidità corporativa, che genera divisioni all’interno della scienza e incapacità negli scienziati di rispondere trasversalmente ai bisogni della popolazione in tutto il mondo. Questa inadeguatezza produce la povertà di risposte, che ben conosciamo, necessarie ai bisogni di quegli individui e gruppi che ci governano.

Il problema più evidente è il divario apparentemente incolmabile tra i bisogni di una conoscenza etica dei politici e l'assistenza frammentaria e per lo più inadeguata, che le società scientifiche divise sono in grado di offrire. Alcune discipline scientifiche sono abusate, mentre altre sono ampiamente sottoutilizzate, ignorate o addirittura respinte o soppresse in quanto irrilevanti o economicamente non convenienti o commercialmente concorrenti o lesive di interessi consolidati.

La medicina ufficiale usa dati fraudolenti per preservare il modello dominante

Quanta scienza troviamo oggi nella medicina ufficiale? Ciò che oggi passa per "scienza medica" è spesso una raccolta di miti, mezze verità, dati falsati, segnalazioni fraudolente e correlazioni inadeguate. Gli studi di correlazione NON possono dimostrare il nesso di causalità, ma il risultato finale della maggior parte degli studi scientifici nella medicina ufficiale contengono affermazioni causali senza alcuna prova.

Gli investitori e i produttori hanno certamente utilizzato questo pregiudizio cognitivo per fidarsi dei "fatti scientifici" al fine di commercializzare prodotti e poter sostenere che la loro efficacia sia dotata di base scientifica.

Come conseguenza, assistiamo quotidianamente ad innumerevoli affermazioni scientifiche fraudolente nelle pubblicità e nei servizi televisivi.

Un sondaggio condotto su 2.700 medici e scienziati (1) ha rilevato che 1 su 7 (il 13%) aveva "assistito a colleghi che alteravano o costruivano intenzionalmente dati falsi durante le loro ricerche o ai fini della pubblicazione". E si tratta solo dei medici che hanno ammesso la contraffazione. Gli analisti suggeriscono che la percentuale effettiva potrebbe essere superiore al 30%. Secondo il rapporto, le contraffazioni includevano "adeguare, escludere, alterare o fabbricare in modo inappropriato i dati".

(1) https://preventdisease.com/news/12/012712_British-Medical-Journal-Reveals-That-Academics-Admit-Data-Falsification.shtml

Un crescente numero di prove suggerisce che le riviste mediche dovrebbero escludere dalla pubblicazione buona parte degli studi, a causa di dati inventati, errati o fuorvianti. In questo campo, la frode è in aumento specie negli studi sui farmaci e probabilmente non siamo lontani dal vero affermando che negli ultimi decenni l’inganno è diventata la norma nell'industria farmaceutica.

Donald M. Epstein (da non confondersi con l’omonimo criminale Jeffrey Epstein), autore di Healing Myths, afferma che se anche i pericoli di un farmaco o di una procedura medica dovessero essere divulgati su riviste mediche, spesso la “fede religiosa" che i medici e persino i pazienti, nutrono nei confronti della cosiddetta “medicina ufficiale” annullerebbe il loro processo decisionale e la loro scelta consapevole.

I pregiudizi cognitivi (unconscious bias) in questo campo possono portare a conseguenze disastrose. Le persone credono che se un farmaco sia stato approvato dall’AIFA (Italia), dall’EMA (Ue) o dalla FDA (Usa) ed è perciò venduto in farmacia o prescritto dal medico, sia sicuro. Se un farmaco si rivela fatale per 10 o addirittura 10.000 pazienti, i medici continueranno a difenderlo strenuamente, sostenendo che i benefici superano i rischi. Secondo Epstein, chiunque sia dotato di un minimo di buon senso, dovrebbe essere scandalizzato dal fatto che l'intero settore farmaceutico operi con paraocchi autoimposti, dalle aziende farmaceutiche che vendono farmaci non sicuri, alle riviste mediche che pubblicano studi clinici e pubblicità ingannevoli.

I redattori del New England Journal of Medicine hanno aggiunto un altro capitolo a questa storia quando lo screditato ricercatore norvegese Dr. Jon Sudbo, venne incaricato di ritrattare formalmente i rapporti sul cancro orale che il suo team pubblicò sulla rivista nel 2001 e nel 2004. Per la stessa ammissione di Sudbo, molti dei dati pubblicati nel suo studio vennero costruiti a tavolino. Il rapporto di una commissione investigativa formata dagli ex datori di lavoro di Sudbo, il Rikshospitalet-Radiumhospitalet Medical Center e l'Università di Oslo, hanno successivamente confermato questa frode.

Come vediamo, questa tendenza non nasce recentemente, anche se si è rilevato un decisivo aumento negli ultimi anni. In media, 1 studio su 3, pubblicato su influenti riviste mediche, viene confutato o messo in seria discussione dalla ricerca successiva. Inoltre, un’attitudine ricorrente nella maggior parte delle riviste scientifiche è la loro tendenza a pubblicare risultati "positivi" (per i quali una terapia si è dimostrata efficace), piuttosto che quelli "negativi" (in cui l'efficacia di una terapia viene ridimensionata o smentita).

Qualche anno fa negli USA sono stati pubblicati documenti riservati del CDC (Centers for Disease Control), riguardante l'industria dei vaccini. I documenti che il CDC (2) ha tentato di occultare, mostravano rischi statisticamente significativi di autismo associati al conservante utilizzato nei vaccini, dati che il CDC ha continuato a negare anche dopo la pubblicazione delle evidenze scientifiche. Tutto perché il CDC potesse continuare a promuovere programmi di terapia farmacologica e programmi di vaccinazione presso la classe medica, che come è noto, acquisisce proprio dal CDC le informazioni su rischi e benefici, a cui successivamente i pazienti vengono indirizzati.

(2) https://preventdisease.com/news/14/022314_PhD-Scientist-Biochemist-Reveals-Hidden-CDC-Documents-Thimerosal-Vaccines-Increase-Neurologic-Disorders.shtml

L'industria dei vaccini ha sempre saputo che i governi e gli enti di approvazione non sarebbero mai stati convinti dell'efficacia delle vaccinazioni senza prove statistiche provenienti dal mondo accademico. Infatti, senza alcuna prova su come i vaccini e gli antivirali possano essere utili alla popolazione, come potrebbero mai essere commercializzati su scala globale?

È qui che entrano in gioco i bio-analisti. Con la scusa della prevenzione delle malattie e della preparazione alle pandemie, questi cosiddetti "esperti" hanno accuratamente preparato una serie di analisi statistiche simulate (3), allo scopo di promuovere modelli di pandemia globale e le relative contromisure: vaccinazioni di massa e programmi antivirali.

(3) https://preventdisease.com/news/09/120209_biostatisticians_pandemic_promoters_for_vaccine_manufacturers.shtml

La conferma che i vaccini non hanno avuto alcun impatto sulla prevenzione delle malattie dalla metà alla fine 20° secolo, arriva da uno studio (4) condotto sulle malattie infettive in Svizzera e Germania. I dati smentiscono le diffuse campagne di disinformazione della medicina ufficiale, che sostengono la tesi secondo cui le vaccinazioni abbiano portato all'immunizzazione e al conseguente declino delle malattie infettive.

(4) https://wakeup-world.com/2013/10/03/irrefutable-evidence-shows-vaccines-had-no-health-benefit-or-impact-on-prevention-of-infectious-disease/

La scienza è democratica – La scienza è per tutti

Il concetto di scienza democratica è la miglior difesa contro le frodi scientifiche. Chi afferma il contrario ha qualcosa da nascondere o si trova in conflitto d'interessi. La scienza deve essere fruibile per tutti, non solo per gli "scienziati". Tutti abbiamo il diritto e il dovere di pensare da soli, di essere informati, di poter prendere decisioni e di separare i fatti dalla finzione. Usiamo quindi la metodologia scientifica per analizzare razionalmente le prove a cui possiamo avere accesso da fonti attendibili. Più cerchiamo e condividiamo queste informazioni con la nostra comunità; più diventeremo consapevoli, più saremo in grado di scegliere per il meglio, per noi e per i nostri figli. In una società consapevole le aziende non sono in grado di costruire messaggi ingannevoli per arricchirsi a rischio della salute dei cittadini.

Ne è un esempio recente lo studio pubblicato il 22 maggio 2020 da The Lancet, forse la più prestigiosa rivista scientifica, che aveva bocciato l’utilizzo dell’idrossiclorochina come farmaco per il trattamento del Covid-19. A mettere in dubbio l’attendibilità dei risultati dello studio di Lancet, relativo a quasi centomila pazienti di 671 ospedali di tutto il mondo, è stata un’inchiesta del Guardian, che ha riscontrato errori e discrepanze nei dati forniti dall’azienda statunitense Surgisphere, specializzata in healthcare data, inviando una lettera aperta al direttore di The Lancet, firmata da 120 ricercatori di diverse università del mondo.

Anche in Italia 140 medici hanno bocciato la decisione dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) di sospendere l'utilizzo dell’idrossiclorochina e hanno avanzato un'istanza legale per chiedere di poterla nuovamente somministrare ai pazienti affetti da virus Sars-CoV-2.

The Lancet ha successivamente ritirato lo studio pubblicato, ma ormai il danno era fatto e a farne le spese sono stati gli ignari ammalati di Covid-19. Anche invocando il principio del “rasoio di Hanlon”, non si può comunque negare che gli errori in campo medico, intenzionali o dettati da trascuratezza o semplice stupidità, possono avere conseguenze gravi, per le quali troppo spesso nessuno è chiamato a rispondere.

A causa di questi frequenti errori negli studi pubblicati, le riviste scientifiche stanno diventando sempre meno credibili tra gli scienziati. In pratica, non è più possibile considerare le riviste mediche come una fonte di informazioni accurata ed imparziale. Una nuova era è alle porte e noi dovremmo acquisire la capacità di valutare autonomamente le cure mediche che ci vengono di volta in volta proposte. Solo così possiamo far progredire l’attuale paradigma e liberare finalmente il progresso scientifico, rallentato e deviato artificiosamente da una falsa scienza, il cui obiettivo non è il miglioramento della salute, ma è orchestrata dalla corruzione e dall'avidità.

“Credere alla medicina sarebbe suprema follia,
se 'non crederci' non fosse una follia peggiore,
poiché da quell’accumularsi di errori
è pur scaturita, alla lunga, qualche verità”
(Proust, I Guermantes)

gdm

 

Letto 209 volte Ultima modifica il Mercoledì, 15 Luglio 2020 10:40
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