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Mercoledì, 25 Marzo 2020 17:45

Orwell, Coronavirus e il nemico invisibile

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«Tutti tracciati con lo smartphone come in un vero e proprio scenario distopico: una dittatura sanitaria. Senza certezza sul futuro. Ubriacati di paura.»

Così scrive la giornalista Enrica Perucchietti nel suo ultimo libro, scritto a quattro mani insieme all’avvocato Luca D’Auria, Coronavirus. Il nemico invisibile (Uno Editori).

Il libro è strutturato in modo da poter dare non solo una visione a volo d’aquila sull’intera situazione che ruota intorno al virus COVID-19 che sta condizionando, in modo radicale, la vita di tutti noi, ma cerca anche di cogliere il “perché” le élite stanno agendo in un determinato modo approfittando, in modo palese, della situazione. Non solo. Gli autori cercano anche di comprendere il “perché” la popolazione mondiale stessa stia reagendo a tutto questo nel modo in cui sta reagendo. Ma vediamo un po’ più nel dettaglio il libro.

 L’inchiesta giornalistica

La prima parte del libro consiste in una intensa inchiesta giornalistica intorno al “caso Coronavirus” condotta dalla Perucchietti. Ho utilizzato volutamente il termine “caso” perché la giornalista conduce la sua indagine passo passo proprio come una detective che, non tralasciando nemmeno l’indizio apparentemente più banale, cerca di risalire a ciò che veramente sta accadendo.

Alcuni passaggi sono veramente inquietanti e spingono a chiedersi se non ci sia veramente qualcosa di particolare in atto dietro a tutta questa storia. Ad esempio, la giornalista riporta un’inchiesta condotta nel 2014 da L’Espresso in cui si parlava di “traffico di virus” internazionale con tanto di dichiarazioni da parte dei Carabinieri. Dovrebbe bastare già la conoscenza di questa inchiesta per far sorgere quantomeno dei dubbi al giornalismo mainstream, eppure nessuno ne parla.

In un altro passaggio la Perucchietti riporta, sempre testualmente, un passaggio di un articolo di Jacques Attali sulla rivista francese L’Express in cui il famoso banchiere afferma tranquillamente che l’umanità evolve «soltanto quando ha realmente paura» in modo da far scattare determinati meccanismi di reazione sociali. E cosa sogna Attali di poter ottenere attraverso questa forte paura. Lo dice lui stesso: «una polizia mondiale, un sistema mondiale di stoccaggio (delle risorse) e quindi una fiscalità mondiale». E attraverso quale mezzo pensa di poter ottenere tutto questo? È sempre lui a spiegarcelo: la soluzione ideale sarebbe una pandemia. Infatti scrive: «La pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti [poiché essa farà emergere] meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato». Semplice no? Di affermazioni del genere da parte dei “potenti”, accuratamente documentate, il libro è pieno.

Ora attenzione però, perché qui emerge l’acutezza della nostra giornalista-detective: quello che la Perucchietti, con la sua indagine, cerca di farci capire è che al di là del fatto che tutta questa storia sia stata indotta dall’uomo oppure che tutto è accaduto per fattori naturali, quello che conta è il fatto che là fuori è pieno di individui con le carte in regola che non aspettavano altro che una situazione del genere per poter mettere in pratica le loro perverse “visioni”. E, come la storia ci insegna, l’essere umano non perde mai occasione per drogarsi di potere.

Insomma, quello della Perucchietti è un vero grido di allarme per farci capire che una deriva autoritaria – questa volta di natura orwelliana in puro stile 1984 visto l’attuale livello di globalizzazione e di tecnologia che abbiamo raggiunto – rischiamo di ritrovarcela dietro l’angolo, giacché quelle che stiamo vivendo sono le situazioni ideali per imporre governi autoritari. È necessario, dunque, restare ben svegli e vigilare con attenzione su quanto sta accadendo, e quanto scritto dalla Perucchietti certamente non manca al fine di aiutarci a svolgere questo compito.

L’analisi antropologica

Nella seconda parte Luca D’Auria svolge un’analisi antropologica molto interessante. Partendo dall’affermazione di Aristotele “L’uomo è un’animale sociale”, ci porta a vedere come, in realtà, la “crisi” che stiamo vivendo altro non è che l’apice di un processo iniziato proprio nell’antica Grecia. In quel periodo, infatti, scrive D’Auria, avvenne il salto dai “sofisti” a Platone, cioè da una visione del mondo “prospettica” a una visione del mondo “assoluta”, che dove valere per tutti. Non solo. Con la visione del mondo platonica la realtà dell’uomo diventa sempre più astratta, più “virtuale”.

È sufficiente guardare a quello che accadeva nel Medioevo, ci dice D’Auria, e osservare come venisse esaltata la vita spirituale aliena da mondo terreno fino a percepire come giusta, auspicabile e ideale la vita del monaco che vive chiuso dentro la sua cella con il solo intento di contemplare il mondo spirituale. “Fate un volo mentale lungo i secoli”, sembra suggerirci D’Auria, e noterete come il nostro vivere di oggi, rinchiusi in casa per via della quarantena del Coronavirus, non sia altro che l’apice della realizzazione di questa “trascendenza”.

Oggi la nostra cella di preghiera e la nostra casa e il nostro “mondo spirituale” in cui riversiamo la nostra esistenza è internet. Sembra proprio, ci suggerisce D’Auria, che sia stata l’evoluzione stessa a spingerci a tutto questo. Da avvocato, l’autore ci porta ad osservare come anche la legge stessa si sia spostata sempre più verso l’astratto, lentamente andando ad abbandonare sempre più il concetto di reato come fatto reale commesso e sposando sempre più, invece, l’idea del “processo alle intenzioni e alle idee”. E questo è un altro enorme campanello di allarme per la situazione che stiamo vivendo. In questo periodo di quarantena, infatti, rischia di diventare un “criminale” chi la pensa diversamente rispetto al pensiero dominate. E ciò, sembra ancora suggerirci D’Auria, è assurdo e normale allo stesso tempo, giacché nel mondo virtuale e astratto in cui ci siamo immersi dall’inizio di questa quarantena, è proprio ciò che è “virtuale” ed “astratto”, come le nostre opinioni e le nostre idee, ad avere peso giuridico.

Insomma, in conclusione, anche D’Auria come la Perucchietti vede all’orizzonte la nascita di un orribile mondo orwelliano, mondo che un po’ tutti iniziamo a temere sia già iniziato.

Michele Putrino

Letto 750 volte Ultima modifica il Venerdì, 27 Marzo 2020 12:10
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