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Mercoledì, 29 Gennaio 2020 15:51

Vox Italia, alla scoperta del movimento sovranista per il Sud e lo Stato sociale.

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Intervista a Giuseppe Munaò: "Stop alla mezzogiornificazione del Paese".

Un movimento politico socialistasovranistameridionalista, che unisce i valori della destra e della sinistra, in contrapposizione a chi oggi le rappresenta, e che crede in una politica espansiva, di dotazione infrastrutturale del Sud, che fermi la “mezzogiornificazione” dell’intero Stivale e lo liberi dal giogo di Parigi e Berlino. In due parole, Vox Italia. Movimento nato in Calabria e consegnato ufficialmente agli annali lo scorso settembre, che vanta già un esponente in Parlamento: il senatore piemontese Carlo Martelli, in precedenza nel Movimento 5 stelle.

A raccontare il movimento, che ha in Diego Fusaro il proprio ideologo e in Giuseppe Sottile e Francesco Toscano due dei rincipali padri fondatori, è Giuseppe Munaò (nella foto con Fusaro). Imprenditore messinese, per molti anni in Forza Italia e reduce da una parentesi a sua dire deludente in Fratelli d’Italia, che ha recentemente celebrato l’inaugurazione, nella città dello Stretto, del primo circolo di Vox, ribattezzato non a caso Zancle.

Cosa è esattamente Vox Italia?

“Vox Italia è un movimento politico che unisce i valori di destra e di sinistra. Siamo un movimento sovranista e socialista che si indentifica nei valori della Costituzione. Difendiamo i valori della patria e lottiamo per il ritorno dello Stato sociale che in questi decenni è stato smantellato a opera della sinistra e della destra sotto l’impulso della dittatura tecnocratica europea, con il nome di riforme strutturali”.

Qual è la genesi del movimento?

“Vox nasce lo scorso 14 settembre a Roma, dietro l’impulso e grazie all’idea di due amici: l’avvocato Giuseppe Sottile e Francesco Toscano. Rappresenta l’evoluzione dell’esperienza maturata a Gioia Tauro con la candidatura di Diego Fusaro con la lista Risorgimento meridionale. Il nostro ideologo è appunto Fusaro, giovane filosofo euroscettico e antiglobalista, allievo indipendente di Hegel e Marx, come lui ama definirsi”.

Dove vi collocate all’interno del panorama politico nazionale e continentale?

“Oggi in Italia non esiste un movimento che si possa avvicinare alle idee di Vox. Erano vicini ad alcune nostre posizioni i 5 Stelle e la Lega della prima ora. Oggi sono sotto gli occhi di tutti le strade intraprese da queste due realtà. Da antieuro, antieuropeisti, sono oggi diventati partiti di riferimento delle élite europee e globaliste. Basti pensare alla Lega delle battaglie contro l’euro e l’Europa di alcuni anni fa, fino alle dichiarazioni di Matteo Salvini sull’euro moneta irreversibile, o il sostegno a Mario Draghi come candidato alla presidenza della Repubblica italiana”.

E avete già un rappresentante in Parlamento.

“Oggi Vox Italia conta in Senato un rappresentante. Un ex 5 Stelle, il senatore Carlo Martelli. Uno dei primi in assoluto a lasciare il movimento di Beppe Grillo dopo i primi tradimenti dell’elettorato pentastellato”.

Dopo tanti anni in Forza Italia, il passaggio a Fratelli d’Italia e, ora, una nuova tappa della sua esperienza politica. Un’esperienza di cui, in qualche misura, può vantare una percentuale nei diritti d’autore.

“Ho visto Vox nascere e muovere i primi passi. Tanti sono stati i viaggi e gli incontri a Gioia Tauro con Sottile e Toscano e altri amici gioiesi. Vox è una creatura che sento un po’ mia, uno dei semi di questa pianta è orgogliosamente messinese. Ho vissuto tantissimi anni al Nord e militato in Forza Italia. Non rinnego quella militanza, sia come amministratore, sia come dirigente. Allora, la maggior parte degli italiani credeva, come me, in un nuovo miracolo italiano. Basta però essere onesti intellettualmente per capire che oggi la storia ci ha dato tantissime risposte riguardo a quel periodo e al perché di quel fallimento: la magistratura, i voltafaccia degli alleati, i colpi di Stato di Scalfaro e Napolitano, non ultimo nel 2011 l’allontanamento di Silvio Berlusconi con la lettera dell’Ue e il cosiddetto golpe finanziario attraverso lo spauracchio dello spread. L’uscita di scena di Berlusconi e l’arrivo di Angelino Alfano, Mario Monti e di altri traditori della patria hanno fatto il resto. Sono rientrato a Messina da sette anni. La gestione di Gianfranco Miccichè e l’arrivo di Francantonio Genovese mi hanno portato definitivamente lontano da Fi, che non sentivo ormai più mia. Il più grosso rammarico, la più grossa cavolata se mi è concesso, è l’essermi lasciato convincere a entrare in Fratelli d’Italia e l’aver messo la mia faccia per una candidatura in un partito che oggi vola nelle percentuali di consenso che ma che è composto da una classe dirigente locale che non ha nulla a che vedere con la buona politica. Gente senza arte, né parte, che nulla fa per il nostro territorio. E i risutati sono sotto gli occhi di tutti”.

Vox vanta una forte vocazione meridionalista. Cosa che lo rende praticamente unico nell’attuale contesto politico.

“Oggi la nostra nazione vive una mezzogiornificazione per mano dell’Europa che attraverso le oligarchie finanziarie impoverisce il nostro Paese, minacciando da tempo il benessere di tutti. A pagare, ogni giorno di più, è soprattutto il Meridione. Esiste una strada per cambiare questa rotta ma bisogna avere corggio per intraprenderla. Vox, come recita il suo manifesto, reputa che vi siano le condizioni per una riscossa sociale, attraverso una diversa politica economica e un piano nazionale di investimenti infrastrutturali. Per esempio, per risollevare le sorti del Sud è possibile costruire le reti ferroviarie ad alta velocità, che oggi mancano, e completare i corridoi europei, agganciando la Sicilia a questa nuova rete infrastrutturale attaraverso il Ponte sullo Stretto e rilanciando il ruolo della nostra regione come punto cardine di quelli che potrebbero essere i commerci in tutta l’area del Mediterraneo. Questo piano infrastrutturale porterebbe lavoro e benessere, si sconfiggerebbe la disoccupazione e si potrebbero grantire servizi sociali adeguati ai più bisognosi. Altro che reddito di cittadinanza. Si realizza tutto ciò smantellando l’attuale assetto europeo che non ci permette ormai da decenni di realizzare una politica economica espansiva. Bisogna far tornare il nostro Paese a essere uno Stato sovrano, a battere moneta, avendo il coraggio di uscire dalla colonizzazione franco – tedesca”.

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