Vox Italia | Costituzione e Futuro - Blog https://voxitalia.net Wed, 27 Oct 2021 18:30:22 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it La democrazia senza popolo https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/57-la-democrazia-senza-popolo https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/57-la-democrazia-senza-popolo La democrazia senza popolo

Democrazia: Forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione all’esercizio del potere pubblico” (diz. Treccani)

Siamo certi di vivere in un Paese democratico? E se non fosse così?

Il Memorandum Powell

La crisi e la disinformazione

Benché le cause della crisi in atto vengano sistematicamente ignorate o volutamente distorte nei dibattiti televisivi (ricordate questo concetto, che sarà uno dei punti-chiave del Memorandum), ciò che è successo in Europa è ormai noto a buona parte degli italiani: le maggiori banche europee, in collegamento con quelle americane, hanno accumulato debiti colossali prima e durante la crisi, per via della finanza ombra e del denaro che hanno privatamente creato dal nulla e utilizzato per concedere crediti senza avere in bilancio i relativi fondi.

Da questi comportamenti irresponsabili è derivata una serie di conseguenze che vanno dal prosciugamento dei bilanci statali, per salvare le banche in difficoltà (i profitti restano privati, le perdite diventano pubbliche!), alle politiche di austerità, presentate come sicuri antidoti alla crisi, ma che in realtà l’hanno aggravata e prolungata.

È quindi legittimo chiedersi come una simile concatenazione di decisioni e di eventi sia stata possibile, se non a causa di una colossale serie di errori commessa dai governi Ue. In realtà i governanti europei sapevano e sanno benissimo che le loro politiche stanno generando recessioni di lunga durata. Ma il compito che è stato affidato loro dalla classe dominante è quello di proseguire con ogni mezzo nella redistribuzione del reddito, della ricchezza e del potere politico dal basso verso l’alto; strategia mondialista e anti-democratica in atto da circa quarant’anni.

Come smantellare le democrazie

Tale processo è guidato a livello Ue da un ristretto numero di persone, spesso non elette, che stanno progressivamente minando e destabilizzando la democrazia nei Paesi dell’Eurozona. In questo strisciante “colpo di stato” i media giocano un ruolo fondamentale, minacciando il crollo dell’euro, il default del Paese e dell’intera economia europea. Queste infondate minacce, riproposte quotidianamente da TV e stampa, inducono i cittadini a chinare il capo ai diktat dell’Europa, dato che non vengono fatte intravedere alternative possibili. Purtroppo non ci resta che ammettere che in questo momento l’ideologia del totalitarismo neoliberale sta imperando, a cominciare dall’ambito della politica, della cultura, delle idee e dell’informazione.

Istruttivo a questo proposito è il caso del Memorandum Powell. Lewis F. Powell, avvocato e giudice della Corte suprema americana, nel 1971 inviò un memorandum confidenziale al presidente della Camera di Commercio Usa per contrastare quello che definiva l’attacco al sistema della libera impresa. Oggi sarebbe compiaciuto nel vedere come le sue proposte siano state applicate con successo, oltre che negli Usa, in tutta la Ue.

Il Memorandum Powell

Nel 1971, gli imprenditori americani dell’era Nixon, capitanati da Eugene Sydnor, presidente del Comitato Educazione della Camera di Commercio Usa, ebbero l’idea di contattare un avvocato, Lewis Powell, che sedeva come legale nei consigli di amministrazione di undici aziende, uomo di grande cultura e acuto pensiero, e gli affidarono il compito di iniziare il processo per fermare la Storia.

Powell 1976Lewis Powell

Il memorandum scritto da Powell è datato 23 agosto 1971, due mesi prima della sua nomina da parte del presidente Nixon alla Corte suprema degli Stati Uniti. Undici pagine, scritte in un linguaggio semplice; una comunicazione comprensibile da chiunque. Perché essere compresi, significa vincere.

Il Memorandum spiega come organizzare l’offensiva delle Corporation americane (e poi mondiali) contro il nascente sistema economico-sociale che stava drenando capitali dai ricchi verso il ceto medio e le classi lavoratrici. Un’offensiva che si proponeva di cambiare gli stili di vita, tramite la manipolazione dell’informazione, con il degrado intellettuale di massa, stimolando tutte le componenti regressive dell’individuo. Il tutto promuovendo le idee del libero mercato, della privatizzazione, della fine degli Stati, della globalizzazione, della sostituzione della democrazia con concetti più liberisti.

Storia del memorandum Powell

In realtà il Memorandum redatto da Powell rimase riservato per molto tempo. Fu pubblicamente divulgato da Jack Anderson, un editorialista sindacale liberale, che accese l’interesse nel documento quando lo citò, un anno dopo l’insediamento di Powell alla Corte Suprema, come motivazione per dubitare della sua obiettività giudiziaria, mettendo a fuoco i suoi sforzi di indebolire il processo democratico. Secondo Anderson, “Powell potrebbe usare la sua posizione alla Corte Suprema per realizzare le idee espresse nel memorandum (...) allo scopo di favorire interessi commerciali”.

Il Memorandum ha certamente influenzato un certo numero di giudizi espressi dalla Corte presieduta da Powell. Esemplare resta il caso First National Bank of Boston vs Bellotti, che impresse un cambio in direzione "imprenditoriale" dell'interpretazione del Primo Emendamento della Costituzione Usa: di fatto dichiarando che l'influenza delle elezioni politiche da parte di aziende ed imprese per via economica deve essere permessa con lo stesso vigore con cui viene difesa l'espressione politica individuale.

Benché il Memorandum non rappresentasse l’unico documento in favore delle corporazioni, la Camera di Commercio e i lobbisti hanno incluso i consigli di Powell nei loro piani di azione e hanno iniziato la costruzione di una formidabile serie di strutture, note come Think Tanks, progettate per pilotare l’informazione ai cittadini americani nel corso degli anni successivi. Il promemoria ha influenzato e ispirato la creazione della Heritage Foundation [1], del Manhattan Institute [2], del Cato Institute [3], del Citizens for a Sound Economy [4], della Accuracy in Academe e di altre potenti organizzazioni dedicate alla propaganda e al controllo dell’informazione.

powell nixon rehnquist

Lewis F. Powell, Richard Nixon, William Rehnquist (White House ceremony in Washington, Dec. 22, 1971)
(AP Photo/Charles Tasnadi) 

Il controllo dell’informazione

Lewis Powell, già nel 1971, ben comprese l’importanza del controllo dell’informazione, quando scrisse: “C'è una guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale.” La parola “ideologica” qui è la chiave di lettura, volendo dire che se le lobby economiche ambivano a (ri)conquistare il mondo, a sottomettere la politica, cioè a divenire il vero Potere, si dovevano diffondere idee in grado di scalzare ogni altro sistema di vita.

E fu proprio da queste sue parole che nacquero i primi Think Tanks che abbiamo citato. La loro strategia era semplice: raccogliere denaro da donatori facoltosi, raccogliere nelle università i cervelli più brillanti, pomparli di sapere a senso unico, di attestati prestigiosi, e immetterli nel sistema di comando della società infiltrandolo tutto.

Per darvi un’idea dell’impatto che queste Think Tanks sono riuscite ad avere, consideriamo che nel solo campo del Libero Mercato, cioè dell’idea economica del vero Potere, ve ne sono oggi 336, insediate oltre che nei Paesi ricchi anche in nazioni strategiche come l’Argentina e il Brasile, l’Est Europa, l’Africa, l’India, la Cina, le ex repubbliche sovietiche dell’Asia, oltre che in Italia (Adam Smith Soc., CMSS, ICER, Ist. Bruno Leoni, Acton Ist.). Alcune organizzazioni hanno nomi discutibili, come Minimal Government, The Boss, o Philanthropy Roundtable; una delle più note e aggressive è l’Adam Smith Institute di Londra, che ostenta un’arroganza di potere tale da vantare come proprio motto “Solo ieri le nostre idee erano considerate sulla soglia della follia. Oggi stanno sulle soglie dei Parlamenti.”

Ancora una volta dobbiamo constatare che la politica è la marionetta, o, al meglio, è il braccio esecutivo del vero Potere. Ma chi è questo Potere? Come scrive Paolo Barnard “Oggi quello che vi appare come il Potere - dalle multinazionali alle guerre economiche, la P2, le mafie, il mostro mediatico commerciale, la Casta politica e le altre Caste, le lobby dell’attacco alle Costituzioni, l’impero dei consumi – non lo è. Il Potere è la cupola dei mandanti di allora e di oggi, quella è l’origine di tutto”.

La strategia di Powell

Già nei primi paragrafi del Memorandum si dichiara che era in atto una persecuzione ai danni degli imprenditori, delle Corporation e dei super ricchi. Quel che bisognava fare era usare la supremazia economica per salvaguardare la “libertà” (come la chiamava Powell), ossia il potere. Il denaro per contrattaccare non mancava. Un chiaro invito al mondo economico a usare il proprio controllo delle risorse per lanciare un’imponente offensiva contro l’ondata di democratizzazione degli anni ‘70.

Sul fronte liberal-internazionale la reazione fu pressoché identica. La Commissione Trilaterale, gruppo di studio – think tank – in apparenza non governativo e apolitico, fondato nel 1973 per iniziativa di David Rockefeller e composto da internazionalisti liberali di Europa, Giappone e USA, [5] ha redatto nel 1975 un rapporto dal titolo “La crisi della democrazia”. Dal rapporto emerge che anche costoro erano terrorizzati dalle spinte democratiche di quel periodo e vollero reagire. Settori fino a quel momento inermi e sottomessi della popolazione – donne, giovani, anziani, operai – cominciavano a mobilitarsi e a impegnarsi nella lotta politica. A giudizio dei trilateralisti, ciò avrebbe esposto il sistema a pressioni eccessive che non sarebbe stato in grado di sopportare. Quella gente doveva dunque ritornare nell’inerzia ed essere depoliticizzata. Temevano si generasse un “eccesso di democrazia”. Bisognava dunque ricercare una “moderazione in democrazia” e proposero addirittura delle iniziative concrete per ripristinare un più efficace indottrinamento, con il proposito di controllare la stampa, le università, di riportare il popolo alla passività e all’apatia e di sviluppare il “giusto” modello di società. Purtroppo, tutto ciò è oggi ben visibile nella deriva individuale consumistica.

Di seguito è riportata la traduzione del Memorandum integrale. Eccone alcuni punti salienti.

  1. Pericolo incombente per l’oligarchia finanziaria: "vorrebbero distruggere l'intero sistema, sia politico sia economico.”
  2. Dove intervenire: “Le voci più inquietanti che si uniscono al coro dei critici vengono da elementi perfettamente rispettabili della società: dai campus universitari, dal pulpito, dai media, dalle riviste intellettuali e di letteratura, dalle arti, dalle scienze e dai politici.”
  3. Le stesse corporation devono cambiare: “...il sistema dell'impresa tollera, se non proprio partecipa, alla sua stessa distruzione.”
  4. Come difendersi (cioè aggredire): "Se il nostro sistema deve sopravvivere, i vertici devono essere altrettanto attenti a tutelare e a preservare il sistema stesso. [...] designare un vice presidente esecutivo la cui responsabilità è di neutralizzare l'attacco al sistema delle imprese. [...] Il suo budget ed il suo staff dovranno essere adeguati allo scopo."
  5. Fare network: “La forza sta nell'organizzazione, in coerenza con l'azione per un indefinito periodo di anni, in un grado di finanziamento disponibile solo con uno sforzo congiunto, e in un potere politico disponibile solo attraverso un'azione unitaria e una organizzazione nazionale.”
  6. TV e stampa: “Il network televisivo nazionale dovrebbe essere monitorato nella stessa maniera dei libri di testo e dovrebbe essere tenuto sotto costante sorveglianza. (…) Le edicole, negli aeroporti, nei supermercati ed ovunque, sono piene di tascabili e pamphlet che sostengono di tutto (…) Nessuno ne può trovare di attraenti e ben scritti dalla nostra parte.”
  7. Avanti tutta: “Non ci dovrebbe essere la minima esitazione a fare pressione vigorosamente in tutte le arene politiche per sostenere il sistema d'impresa. Né ci dovrebbe essere riluttanza a penalizzare politicamente quelli che vi si oppongono.”
  8. L’importanza del budget: “Il tipo di programma descritto sopra (che include un'ampia combinazione di educazione di base e di azione politica) richiederebbe il più generoso sostegno finanziario delle aziende americane mai ricevuto.”

Il memorandum Powell in pratica

Il Memorandum Powell, e ciò che ne è seguito, è la reazione alla spinta civilizzatrice degli anni ’60-‘70. E proprio a partire dagli anni ’70, l’oligarchia finanziaria ha lanciato un’imponente offensiva, mirata e coordinata, per contrastare le iniziative egualitarie che si stavano sviluppando.

Nel volgere di alcuni decenni le dettagliate proposte del Memorandum sono state messe in pratica negli Usa e in Europa, facendo registrare uno straordinario successo. I think tanks neoliberali sono passati da poche decine ad alcune centinaia. Le modeste somme in dollari o euro investite in campagne di lobbying per ottenere dai Parlamenti leggi favorevoli al mercato, alla libera impresa, alla privatizzazione di tutti i beni comuni sono diventati miliardi l’anno. E nella stessa misura sono aumentati i contributi versati ai candidati “idonei” al momento delle elezioni.

Nello stesso momento sono invece cominciati i tagli ai budget scolastici, perché la strategia liberista ha previsto che bisogna colpire l'istruzione, la scuola, la formazione, l'università, con lo scopo di produrre schiavi ideali. Infatti lo schiavo ideale è quello che non sa, che è schiavo senza saperlo, è quello che manca della cultura, che non ha coscienza di sé. Lo schiavo ideale è necessariamente incolto, è colui il quale non si può formare, e quindi non ha coscienza dello stato di oppressione in cui vive, né dell'esigenza della propria liberazione. Ecco perché il sistema liberista coltiva strutturalmente l'ignoranza di massa e la descolarizzazione.

gdm


(Documento originale prelevato dal sito “EPIC economia per i cittadini”, a cui sono state apportate numerose correzioni. Le note nel testo sono di Powell)

memoPowell

Memorandum Confidenziale: Attacco al Sistema Americano di Libera Impresa

DATA: 23 Agosto 1971

A: Sig. Eugene B. Sydnor, Jr., Chairman, Education Committee, U.S. Chamber of Commerce

FROM: Lewis F. Powell, Jr.

Questo memorandum è sottoposto su vostra richiesta come base per la discussione del 24 Agosto con il Sig. Booth (vicepresidente esecutivo) e altri alla Camera di Commercio degli Stati Uniti. Lo scopo è di identificare il problema e suggerire possibili percorsi di intervento per ulteriori considerazioni.

Dimensioni dell'Attacco

Nessuna persona ragionevole può mettere in discussione che il sistema economico americano sia sotto un ampio attacco [6]. Questo varia per portata, intensità, per tecniche impiegate e per livello di visibilità.

Ci sono sempre stati alcuni che si sono opposti al Sistema Americano ed hanno preferito quello socialista o qualche altra forma di ordinamento (comunismo o fascismo). Inoltre ci sono sempre stati i critici del sistema, le cui critiche sono state sane e costruttive in quanto l'obiettivo era migliorare piuttosto che sovvertire o distruggere.

Ma quello che ora ci riguarda è del tutto nuovo nella storia dell'America. Non si tratta di attacchi sporadici o isolati di relativamente pochi estremisti o anche della minoranza dei socialisti falliti. Piuttosto l'assalto al sistema di impresa è ampio e perseguito con coerenza. Sta guadagnando slancio ed è persuasivo.

Origini dell'Attacco

Le origini sono varie e diffuse. Esse includono, non inaspettatamente, i Comunisti, la Nuova Sinistra e altri vari rivoluzionari che vorrebbero distruggere l'intero sistema, sia politico che economico. Questi estremisti della sinistra sono molto più numerosi, meglio finanziati e sempre meglio accolti ed incoraggiati da altri elementi della società, come mai prima nella nostra storia. Ma rimangono una piccola minoranza, e non sono la principale causa di preoccupazione.

Le più inquietanti voci che si uniscono al coro dei critici vengono da elementi perfettamente rispettabili della società: dalle università, dalla propaganda, dai media, dalle riviste intellettuali e di letteratura, dalle arti, dalle scienze e dai politici. Nella maggior parte di questi gruppi, il movimento contro il sistema è partecipato solo da minoranze. Eppure questi sono spesso i meglio articolati, i più accesi e i più prolifici nello scrivere e nel parlare.

Inoltre molti dei media, per vari motivi e con differenti modalità, o volontariamente accordano una pubblicità unica a questi “attaccanti”, o almeno permette loro di sfruttare i media per i loro scopi. Questo è vero specialmente per la televisione, che ora gioca un ruolo predominante nella formazione del pensiero, delle attitudini e delle emozioni della nostra gente.

Uno dei paradossi più sconcertanti del nostro tempo è la misura in cui il sistema dell'impresa tollera, se non proprio partecipa, alla sua stessa distruzione. Le Università, dai cui molte critiche vengono emanate, sono finanziati da (i) fondi generati in larga parte dal mondo degli affari americano e (ii) contributi dei fondi di capitali controllati o generati dallo stesso business americano. I Consigli di amministrazione delle nostre università sono prevalentemente composti da uomini e donne che sono leader nel sistema.

La maggior parte dei media, incluso il sistema delle TV nazionali, sono posseduti e teoricamente controllati da aziende le quali dipendono dai profitti e dal sistema d'impresa per sopravvivere.

Tono dell’Attacco

Questo memorandum non è il luogo per documentare in dettaglio il tono, il carattere o l'intensità dell'attacco. Le seguenti citazioni saranno sufficienti a dare un'idea generale:

William Kunstler, accolto caldamente nelle università e riconosciuto in un recente sondaggio come il “più ammirato avvocato americano” incita la platea con queste parole:

“Voi dovete imparare a combattere nelle strade, a ribellarvi, a sparare con le pistole. Impareremo a fare tutte quelle cose di cui i padroni hanno paura”. [7] I nuovi personaggi della sinistra che recepiscono i consigli di Kunstler stanno iniziando ad agire, non solo contro gli uffici di reclutamento militare e contro le fabbriche di munizioni, ma contro una varietà di affari: “Dal Febbraio 1970, le filiali (della Bank of America) sono state attaccate 39 volte, 22 volte con dispositivi esplosivi e 17 con bombe incendiarie o da piromani [8].” Anche se i portavoce dei nuovi personaggi della sinistra stanno avendo successo nel radicalizzare migliaia di giovani, la più grande causa di preoccupazione sta nell'ostilità di riformatori e liberali rispettabili. È la somma totale dei loro punti di vista e della loro influenza che potrebbe fatalmente indebolire o distruggere il sistema.

Una descrizione agghiacciante di ciò che viene insegnato in molte delle nostre università è stata descritta da Stewart Alsop:

“Yale, come ogni altro college, sta laureando decine di giovani brillanti che stanno praticando le “politiche della disperazione”. Questi giovani uomini disprezzano il sistema politico ed economico americano... (le loro) menti sembrano essere completamente chiuse. Loro ragionano, non attraverso discussioni razionali, ma per slogan irrazionali". [9] Un recente sondaggio in 12 università rappresentative ha riportato che: “Almeno la metà degli studenti è a favore della socializzazione delle industrie di base degli Stati Uniti. [10]”

Un professore in visita al Rockford College dall'Inghilterra ha tenuto una serie di conferenze intitolate “La Guerra Ideologica Contro la Società Occidentale”, nella quale egli documenta in che misura i membri della comunità intellettuale stanno conducendo una guerra ideologica contro le imprese e contro i valori della società occidentale. In una prefazione a queste conferenze, il famoso Dr Milton Friedman di Chicago avvertì: “E' cristallino che le fondamenta della nostra libera società siano sotto un forte attacco ad ampio raggio, non dai Comunisti o altre cospirazioni, ma da persone fuorviate che ripetono a pappagallo ed involontariamente servono a fini che non vorrebbero intenzionalmente promuovere.” [11]

Forse il più efficace antagonista del mondo degli affari americano è Ralph Nader, che, largamente grazie ai media, è diventato una leggenda del suo tempo e un idolo per milioni di Americani. Un recente articolo di Fortune descrive Nader con queste parole:

“La passione che lo guida, ed egli è un uomo appassionato, ha lo scopo di voler sfasciare del tutto il bersaglio del suo odio, ossia il potere delle aziende. Egli pensa, e lo dice senza mezzi termini, che i dirigenti aziendali devono andare in prigione per aver defraudato i consumatori con merci scadenti, avvelenato il cibo con additivi chimici e aver volontariamente costruito prodotti non sicuri che potrebbero mutilare o uccidere gli acquirenti. Sottolinea inoltre come non stia parlando solo di inaffidabili imbonitori ma del top management di aziende di prim'ordine. [12]

Un assalto frontale è stato fatto al nostro governo, al nostro sistema di giustizia e alla libera impresa dal Professor Charles Reich di Yale nel suo libro largamente pubblicizzato: “The Greening of America” pubblicato nello scorso inverno.

I precedenti riferimenti illustrano l'ampio, infuocato attacco al sistema stesso. Ci sono innumerevoli precedenti di questi colpi che minano la fiducia e confondono il pubblico. Gli obiettivi preferiti sono le proposte di incentivi fiscali attraverso variazioni dei tassi d'ammortamento e i crediti d'investimento. Queste sono di solito descritte dai media come “agevolazioni fiscali”, “scappatoie” o “benefici fiscali” a favore del business. Come evidenziato da un editorialista del Post, queste misure saranno a beneficio “solo dei ricchi e delle grandi aziende.” [13]

L’apatia e le deficienze del Business

Qual è stata la risposta del business a questo massiccio assalto ai suoi fondamenti economici, alla sua filosofia, al suo diritto di continuare a gestire i suoi affari e quindi alla sua integrità?

La dolorosa triste verità è che il business, inclusi i consigli di amministrazione e i maggiori dirigenti di grandi e piccole compagnie e organizzazioni a tutti i livelli, spesso hanno risposto, se non del tutto, con la riappacificazione, con l'inettitudine e ignorando il problema. Ci sono certo molte eccezioni a questa radicale generalizzazione. Ma l'effetto netto di queste risposte è stato di fatto scarsamente visibile.

In tutta franchezza, deve essere riconosciuto che gli imprenditori non sono stati addestrati o attrezzati per condurre questa guerriglia con chi fa propaganda contro il sistema, cercando insidiosamente e costantemente di sabotarlo. Il ruolo tradizionale dei dirigenti è stato quello di gestire, di produrre, di vendere, di creare lavoro, di fare profitti, di migliorare lo standard di vita, di essere guide della comunità, di servire nei consigli degli istituti di carità ed educativi, ed in generale di essere buoni cittadini. Questi (individui) hanno portato avanti i loro compiti molto bene.

Ma hanno mostrato scarsa attitudine nei confronti dei loro critici, e scarse abilità in efficaci dibattiti intellettuali e filosofici.

Un editoriale recentemente apparso sul Wall Street Journal era intitolato: “Un appunto alla GM: Perché non controbattere?” [14] Anche se indirizzato alla GM, l'articolo era un avvertimento a tutte le aziende americane. L'editorialista St. John scriveva:

“La General Motors, come tutte le aziende americane in generale, è “chiaramente nei guai” perché ad una chiara esposizione del proprio punto di vista è stato sostituito un bromuro intellettuale.” Il Sig. St. John ha quindi commentato la tendenza dei leader d'affari a scendere a compromessi e a placare le critiche. Egli cita le concessioni che Nader ha ottenuto dal management, e parla di “visione fallace che molti imprenditori hanno verso i loro critici.” Egli traccia un parallelo con la tattica errata di molti rettori delle università: “I rettori hanno imparato troppo tardi che la pacificazione serve a distruggere la libertà di parola, la libertà accademica e le genuine borse di studio. Una concessione fatta dai direttori di un’università può solo portare ad una situazione peggiore, la quale presto si rivelerà una resa senza condizioni.”

Non è necessario essere pienamente d'accordo con il Sig. St. John. Ma la maggior parte degli osservatori concorderà che l'essenza del suo messaggio è il tono. Il business americano è “chiaramente nei guai”; la risposta all'ampio ventaglio di critiche è stata inefficace, ed ha incluso la pacificazione; è venuto il momento, anzi era atteso da tempo, per la saggezza, per l'ingegno e per le risorse del business americano di essere radunate contro quelli che vorrebbero distruggerlo.

Responsabilità dei Dirigenti Aziendali

Che cosa dovrebbe essere specificatamente fatto? La prima cosa essenziale, un prerequisito ad ogni azione efficace, è per gli imprenditori considerare questo problema come una responsabilità primaria della gestione aziendale.

La necessità primaria è per gli imprenditori riconoscere che il fine ultimo potrebbe essere la sopravvivenza, sopravvivenza di quello che noi chiamiamo libero sistema d'impresa, e tutto quello che questo significa per la forza e per la prosperità dell'America e la libertà del suo popolo.

È da molto passato il tempo quando un amministratore delegato di una azienda maggiore si liberava delle sue responsabilità mantenendo una soddisfacente crescita dei profitti, tenendo debitamente conto delle responsabilità pubbliche e sociali dell'azienda. Se il nostro sistema deve sopravvivere, i vertici devono essere altrettanto attenti a tutelare e a preservare il sistema stesso. Questo comporta molto di più che una accresciuta enfasi sulle “relazioni pubbliche” o negli “affari governativi”, due aree nelle quali le aziende hanno da tempo investito somme importanti.

Un significativo primo passo per le singole aziende potrebbe essere il designare un vice presidente esecutivo (con più poteri degli altri vice) la cui responsabilità è di neutralizzare, sul fronte più ampio, l'attacco al sistema delle imprese. Il dipartimento delle relazioni pubbliche potrebbe essere uno dei compiti fondanti assegnati a questo dirigente, ma le sue responsabilità dovrebbero comprendere alcuni tipi di attività riportati oltre nel rapporto. Il suo budget ed il suo staff dovranno essere adeguati allo scopo.

Il Possibile Ruolo della Camera di Commercio

Ma le attività indipendenti e non coordinate delle singole aziende, per quanto importanti esse siano, non saranno sufficienti. La forza sta nell'organizzazione, in un'attenta pianificazione di lungo periodo e un'attuazione, in coerenza con l'azione per un indefinito periodo di anni, in un grado di finanziamento disponibile solo con uno sforzo congiunto, e in un potere politico disponibile solo attraverso un'azione unitaria e una organizzazione nazionale.

Inoltre vi è una comprensibile riluttanza da parte di ogni azienda nell'andare troppo lontano e rendersi visibile come bersaglio.

Il ruolo della Camera di Commercio è quindi fondamentale. Altre organizzazioni nazionali (specialmente quelle di vari gruppi industriali e di commercio) dovrebbero unirsi nello sforzo, ma nessun'altra organizzazione appare essere così ben posizionata come la Camera (di Commercio). Essa unisce una posizione strategica con un'ottima reputazione e un sostegno su larga base. Inoltre, e questo è un valore incommensurabile, ci sono centinaia di Camere di Commercio locali che possono giocare un ruolo fondamentale di sostegno.

È appena necessario dire che prima di intraprendere un qualsiasi programma, la Camera dovrebbe studiare ed analizzare le possibili linee d'azione e di attività, pesando i rischi contro le probabilità di efficacia e di fattibilità. Considerazioni dei costi, l'assicurazione del sostegno finanziario e di altro tipo da parte dei membri, adeguatezza dello staff e problemi similari richiederanno le considerazioni più premurose.

L’Università

L'assalto al sistema imprenditoriale non è montato nell'arco di pochi mesi. Si è gradualmente evoluto durante le scorse due decadi, appena percettibile nelle sue origini e ha beneficiato (sic) di una gradualità che ha determinato una scarsa consapevolezza e molta meno reazione reale.

Anche se le origini, le fonti e le cause sono complesse ed interdipendenti, e ovviamente difficili da identificare senza una attenta analisi, c'è ragione di credere che l’università sia l’origine più dinamica. Le facoltà di scienze sociali solitamente includono membri che sono insensibili al sistema imprenditoriale. Possono andare da Herbert Marcuse, marxista membro della Università della California a San Diego e convinto socialista, all'ambivalente critico liberale che trova molto di più da condannare che da lodare. Questi membri delle facoltà non necessitano di essere in maggioranza. Sono spesso delle persone attraenti e magnetiche; sono insegnanti stimolanti, e la loro contestazione attira gli studenti che li seguono; sono scrittori prolifici e docenti; sono autori di molti dei libri di testo ed esercitano un'enorme influenza, molto maggiore del loro numero, sui loro colleghi e nel mondo accademico.

Le facoltà di scienze sociali (il sociologo, l'economista, il politologo e molti storici) tendono ad essere liberamente orientate, anche quando non sono presenti estremisti di sinistra. Questa non è una critica di per sé, in quanto la necessità di un pensiero liberale è essenziale per un punto di vista bilanciato. La difficoltà è che il “bilanciato” brilla per la sua assenza in molte università, con pochi membri di orientamento conservatore o convincimenti moderati e, anche quei relativamente pochi, spesso sono meno articolati ed aggressivi dei loro colleghi di crociata.

La situazione, che va avanti da molti anni con lo squilibrio in peggioramento, ha avuto un enorme impatto su milioni di giovani studenti americani. In un articolo sul settimanale Barron's, cercando una risposta al perché così tanti giovani sono disillusi al punto di diventare rivoluzionari, si dice: “perché gli è stato insegnato così.” [15] o, come ha fatto notare l'editorialista Stewart Alsop, scrivendo della sua università: “Yale, come ogni altro college maggiore, sta laureando decine di giovani brillanti... che disprezzano il sistema politico ed economico americano.”

Poiché questi “giovani brillanti”, dalle università di tutto il paese, cercano opportunità per cambiare un sistema del quale gli è stato insegnato di diffidare, se non proprio di “disprezzare”, essi cercano impiego nei centri di reale potere ed influenza nel nostro paese, nello specifico: (i) nei media d'informazione, specialmente nella televisione; (ii) nel governo, come uomini dello staff e consulenti a vari livelli; (iii) nella politica elettiva; (iv) come docenti e scrittori, e (v) nelle facoltà a vari livelli di educazione.

Molti entrano nel sistema delle imprese, nel business e nelle professioni, e per la maggior parte scoprono velocemente la falsità di quello che gli è stato insegnato. Ma quelli che schivano la corrente principale del sistema spesso rimangono in posizioni chiave di influenza dove possono formare l'opinione pubblica e spesso dare forma all'azione del governo. In molti casi questi “intellettuali” finiscono in agenzie di regolamentazione o dipartimenti del governo con grande autorità sul sistema delle imprese in cui non credono.

Se l'analisi precedente è approssimativamente corretta, una delle priorità delle operazioni del business, e delle organizzazioni come la Camera (di Commercio), è di aggredire l'origine di queste ostilità nelle università. Poche cose sono più santificate nella vita americana della libertà accademica. Sarebbe fatale attaccare questo principio. Ma se la libertà accademica consiste nel ritenere le qualità di “apertura”, “equità” ed “equilibrio”, che sono essenziali per il suo significato intellettuale, c'è una grande opportunità per un'azione costruttiva. La spinta di questa azione deve essere di ripristinare le qualità sopra menzionate nel mondo accademico.

Cosa si può fare per le Università

La responsabilità ultima per l'integrità intellettuale nelle università deve rimanere nelle amministrazioni e nelle facoltà dei nostri college e delle nostre atenei. Ma organizzazioni come la Camera (di Commercio) possono assistere e attivare cambiamenti costruttivi in molti modi, inclusi i seguenti:

Staff di Studiosi

La Camera dovrebbe considerare la creazione di uno staff di studiosi altamente qualificati nelle scienze sociali che credono nel sistema. Dovrebbe includere molti studiosi di fama nazionale la cui autorità sarebbe ampiamente rispettata, anche quando in disaccordo.

Staff di Oratori

Ci dovrebbe essere inoltre uno staff di oratori della massima competenza. Questo potrebbe includere gli studiosi e certamente quelli che parlano per la Camera (di Commercio) dovrebbero articolare il prodotto degli studiosi.

Ufficio degli Oratori

In aggiunta al personale standard, la Camera (di Commercio) dovrebbe avere un Ufficio degli Oratori, il quale dovrebbe includere gli avvocati più abili ed efficienti dal vertice del business americano.

Valutazione dei libri di testo

Lo Staff degli Studiosi (o preferibilmente un gruppo di studiosi indipendenti) dovrebbe valutare i libri di testo delle scienze sociali, specialmente quelli di economia, di scienze politiche e di sociologia. Questo dovrebbe diventare un programma persistente.

L'oggetto di questa valutazione dovrebbe essere orientato verso il ripristino del bilanciamento essenziale per la genuina libertà accademica. Questo includerebbe l'assicurazione di un trattamento equo e di fatto del nostro sistema di governo e del sistema d'impresa, dei suoi successi, della sua relazione base per i diritti e le libertà individuali, e la comparazione con i sistemi del socialismo, del fascismo e del comunismo. La maggior parte dei libri di testo esistenti hanno una qualche sorta di comparazione, ma molti in maniera superficiale, parziale e non equa.

Abbiamo visto il movimento per i diritti civili insistere nella riscrittura di molti libri di testo nelle nostre università e nelle nostre scuole. I sindacati, nella stessa maniera, insistono che i libri siano equi dal punto di vista dei lavoratori organizzati. Altri gruppi di cittadini interessati non hanno esitato a recensire, analizzare e criticare i libri e il materiale scolastico. In una società democratica, questo può essere un processo costruttivo e dovrebbe essere considerato come un aiuto ad una genuina libertà accademica e non come un’intrusione in essa.

Se gli autori, gli editori e gli utilizzatori dei libri di testo sanno che saranno soggetti, onestamente, equamente e in maniera approfondita, ad una recensione e ad una critica da eminenti studiosi che credono nel sistema americano, ci si può attendere un ritorno ad un bilanciamento più razionale.

Par Condicio nelle Università

La Camera (di Commercio) dovrebbe insistere su di una uguale divisione del tempo nel gruppo degli oratori dei college. L'FBI pubblica ogni anno una lista dei discorsi tenuti nei college da comunisti dichiarati. Nel 1970 il numero ha superato i 100. Ci sono state, certamente, molte centinaia di apparizioni dei personaggi di sinistra e degli ultra liberali che sollecitano i punti di vista indicati precedentemente nel rapporto. Non c'è stata una corrispondente rappresentazione del mondo degli affari americano, o di individui o organizzazioni che sono apparse a sostegno del sistema di governo e di business americano.

Ogni università ha i suoi gruppi formali ed informali che invitano degli oratori. Ogni facoltà di legge fa la stessa cosa. Molti college ed università sponsorizzano ufficialmente programmi di lezioni e conferenze. Noi tutti sappiamo dell'inadeguatezza della rappresentazione del business americano.

Si dirà che pochi inviti vengono offerti agli oratori della Camera (di Commercio) [16]. Questo indubbiamente sarebbe vero a meno che la Camera (di Commercio) non perseveri aggressivamente sul diritto di essere ascoltata, in effetti, insistendo su una “divisione equa del tempo”. Le amministrazioni delle università e la grande maggioranza dei gruppi studenteschi e dei comitati non sarebbero viste di buon occhio essendo messe nella posizione di rifiutare pubblicamente un forum con diverse vedute, in quanto questa è la classica scusa per permettere ai comunisti di parlare.

I due ingredienti essenziali sono: (i) avere oratori attraenti, articolati e ben informati; e (ii) esercitare un certo grado di pressione, sia pubblica sia privata, potrebbe essere necessario per assicurare le opportunità di parlare. L'oggetto deve essere sempre l'informare e chiarire e non semplicemente propagandare.

Bilanciamento delle Facoltà

Forse il fondamentale problema è lo squilibrio delle facoltà. Correggere questo è davvero un progetto difficile ed a lungo termine. Eppure deve essere intrapreso come una parte del programma complessivo. Questo significherebbe sollecitare la necessità per un bilanciamento delle facoltà sugli amministratori universitari e sui consigli di fondazione.

I metodi da impiegare richiedono una particolare attenzione, e le ovvie insidie devono essere evitate. Una pressione impropria sarebbe controproducente. Ma i concetti basilari di bilanciamento, equità e verità difficilmente incontreranno resistenza, se presentati ai consigli di fondazioni, per mezzo di scritti e discorsi, e con appelli alle associazioni e ai gruppi di ex allievi.

Questa è una lunga strada e non per i deboli di cuore. Ma se perseguita con integrità e convinzione essa potrebbe portare ad un rafforzamento sia della libertà accademica sia dei valori che hanno fatto dell'America la società più produttiva di tutte.

Scuole di Specializzazione nel Business

La Camera (di Commercio) dovrebbe godere di un particolare rapporto con le scuole di specializzazione nel business. Molto di quello che è stato suggerito sopra si applica a queste.

Non dovrebbe la Camera (di Commercio) anche richiedere corsi specifici in queste scuole che trattino l'intero ambito del problema individuato in questa relazione? Questo è ora un addestramento essenziale per i dirigenti del futuro.

Istruzione Secondaria

Mentre la prima priorità dovrebbe essere a livello dei college, le tendenze di cui sopra sono sempre più evidenti nelle scuole superiori. Programmi d'azione, su misura per le scuole superiori e simili a quelli menzionati, dovrebbero essere presi in considerazione. L'attuazione potrebbe divenire un importante programma per le locali camere di commercio, anche se il controllo e la direzione, specialmente il controllo qualità, sarebbe mantenuto dalla Camera Nazionale.

Cosa Si Può Fare per il Pubblico?

Raggiungere i campus e le scuole secondarie è fondamentale per il lungo periodo. Raggiungere il pubblico generale potrebbe essere più importante nel più breve periodo. La prima premessa è quella di decretare gli staff di eminenti professori, scrittori e oratori, che produrranno le riflessioni, le analisi, gli scritti e i discorsi. Sarà essenziale avere personale che sia profondamente familiare con i media e su come comunicare efficientemente con il pubblico. Tra i mezzi più evidenti troviamo i seguenti:

Televisione

Il network televisivo nazionale dovrebbe essere monitorato nella stessa maniera dei libri di testo e dovrebbe essere tenuto sotto costante sorveglianza. Ciò vale non solo per i “cosiddetti” programmi educativi (come “Selling of the Pentagon”), ma alle “news analysis” giornaliere, le quali spesso includono il più insidioso tipo di critica al sistema d'impresa [17]. Sia che questa critica risulti dall'ostilità o da un'ignoranza economica, il risultato è la graduale erosione della fiducia nel “business” e nella libera impresa.

Questo monitoraggio, per essere efficace, richiederebbe un esame costante dei testi di adeguati campioni di programmi. I reclami, ai media e alla Commissione Federale per le Comunicazioni, dovranno essere fatti prontamente e vigorosamente qualora i programmi siano sleali o inaccurati. Allo stesso tempo dovrebbe essere richiesto quando appropriato. Lo sforzo dovrebbe essere fatto per vedere che i programmi del tipo forum (The Today Show, Meet the Press) abbiano almeno le stesse opportunità per i sostenitori del sistema americano di partecipare a questi programmi quanto per quelli che lo attaccano.

Altri Media

Anche la radio e la stampa sono importanti, e ogni mezzo a disposizione dovrebbe essere impiegato per sfidare e rifiutare attacchi sleali, così come presentare i casi affermativi attraverso questi media.

Le Riviste Accademiche

Le pubblicazioni sono particolarmente importanti per la “facoltà degli studiosi” della Camera (di Commercio). Una delle chiavi per il successo dei membri di sinistra e liberali delle facoltà, è stata la loro passione per la “pubblicazione” e per le “lezioni”. Una passione simile deve esistere tra gli studiosi della Camera (di Commercio).

Incentivi potranno essere ideati per indurre a pubblicare un maggior numero di studiosi indipendenti che credono nel sistema.

Ci dovrà essere un flusso abbastanza costante di articoli degli studiosi presentati su una vasta scelta di riviste e periodici, passando dalle riviste popolari (Life, Look, Reader's Digest, etc.) a quelle intellettuali (Atlantic, Harper's, Saturday Review, New York, etc.) [18], a varie riviste professionali.

 Libri, Opuscoli e Tascabili

 Le edicole, negli aeroporti, nei supermercati ed ovunque, sono piene di tascabili e pamphlet che sostengono di tutto, dalla rivoluzione all'amore libero. Nessuno ne può trovare di attraenti e ben scritti dalla “nostro parte.” Sarà difficile contendere l'attenzione dei lettori con un Eldridge Cleaver o anche con un Charles Reich, ma non di meno lo sforzo deve essere fatto, su una scala abbastanza larga e con un'appropriata immaginazione per assicurarci un qualche successo, altrimenti questa opportunità per educare il pubblico sarà irrimediabilmente persa.

Annunci a Pagamento

Il business paga centinaia di milioni di dollari ai media per la pubblicità. La maggior parte di questi sostiene specifici prodotti; molti sostengono un'immagine istituzionale; e alcune frazione di questi sostengono il sistema. Ma quest'ultimo è stato più o meno secondario ed è stato raramente parte di uno sforzo continuo ed importante per informare ed illuminare il popolo americano.

Se il business americano devolvesse solo il 10% della sua spesa annuale per questo scopo generale, essa sarebbe una spesa strategica.

L’Arena Politica Dimenticata

Nell'analisi finale, il profitto è ciò che il governo realizza. Il business è stato il capro espiatorio preferito di molti politici per molti anni. Ma la misura di quanto il gioco sia andato oltre si capisce meglio nelle visioni contro il business che vengono ora espresse da molti candidati per la Presidenza degli Stati Uniti.

Eppure, come ogni uomo d'affari sa, pochi elementi della società americana, oggi, hanno così poca influenza sul governo come il business, le corporation, o anche i milioni di azionisti delle stesse corporation. Se qualcuno ne dubitasse, fategli intraprendere il ruolo di “lobbista” a favore del punto di vista prima che i comitati del Congresso si riuniscano. La stessa situazione si ha nelle aule legislative della maggior parte degli stati e città. Oggi non si esagera dicendo che, in termini di influenza politica con il rispetto del corso della funzione legislativa e governativa, i dirigenti del business americano siano veramente gli “uomini dimenticati”.

Esempi attuali di impotenza del business, a del quasi disprezzo con cui il punto di vista degli imprenditori viene visto, sono le fughe precipitose dei politici per sostenere quasi tutte gli atti legislativi in relazione al “consumismo” o all' “ambiente”.

I politici riflettono quello che credono essere il punto di vista maggioritario dei cittadini. È quindi evidente che la maggior parte dei politici si sta rendendo conto che il giudizio che il pubblico ha per gli imprenditori e per il loro punto di vista è di scarsa solidarietà.

Il programma educativo sopra suggerito sarebbe designato ad illuminare il pensiero pubblico, non tanto sul ruolo dell'imprenditore singolo, quanto sul sistema che egli amministra e che provvede per le merci, i servizi e il lavoro dal quale il paese dipende.

Ma non si possono più rimandare azioni politiche dirette, mentre si aspetta un graduale cambiamento dell'opinione pubblica da effettuarsi attraverso l'educazione e l'informazione. Il business deve imparare la lezione, tanto tempo fa appresa dai lavoratori e da altri gruppi d'interesse. Questa è la necessaria lezione che il potere politico deve essere assiduamente (sic) coltivare; e che quando necessario, esso deve essere usato aggressivamente e con determinazione, senza quell'imbarazzo e senza quella riluttanza che sono state così caratteristiche del business americano.

Per quanto possa risultare sgradito alla Camera (di Commercio), essa dovrebbe considerare l'assunzione di un maggior e più vigoroso ruolo nell'arena politica.

Opportunità Trascurate nelle Corti (tribunali)

Il business americano e il sistema d'impresa sono stati battuti tanto nelle Corti quanto dai rami legislativo ed esecutivo del governo. Sotto il nostro sistema costituzionale, specialmente con una Corte Suprema favorevole agli attivisti, il giudizio potrebbe essere il più importante strumento di cambiamento sociale, politico ed economico.

Le altre organizzazioni e gli altri gruppi, riconosciuto questo, sono state molto astute nello sfruttare le azioni giuridiche sul business americano. Forse i più attivi sfruttatori del sistema giudiziario sono stati i gruppi politici che vanno dai “liberali” alla sinistra estrema.

L'Unione Americana per le Libertà Civili ne è un esempio. Essa intraprende o interviene in decine di casi ogni anno, e fa mettere in fila fascicoli da amici della Corte Suprema in un numero di casi durante ogni seduta di quella Corte. I sindacati, i gruppi per i diritti civili ed ora le imprese di interesse pubblico sono estremamente attive nell'area giuridica. Il loro successo, spesso a spese del business, non è stato irrilevante.

Questa è una vasta area di opportunità per la Camera (di Commercio), se vorrà intraprendere il suo ruolo di oratore per conto del business americano e se, in cambio, il business ha la volontà a finanziarla.

Affinché vengano rispettati gli studiosi e gli oratori, la Camera (di Commercio) necessiterà di uno staff di avvocati altamente competenti. In situazioni speciali, questo staff dovrebbe essere autorizzato ad ingaggiare, per apparire come consigliere amico nella Corte Suprema, avvocati di reputazione e fama nazionale. La più grande cura dovrebbe essere esercitata nella selezione di casi nei quali partecipare, o nel caso di istruire. Ma l'occasione merita lo sforzo necessario.

Il Potere Trascurato degli Azionisti

Il componente medio del pubblico pensa al “business” come una entità aziendale impersonale, posseduta da gente molto ricca e gestita da dirigenti sovra-pagati. C'è un quasi totale fallimento nel riconoscere che il “business”, attualmente, abbraccia in un modo o nell'altro, la maggior parte degli americani. Quelli per cui il business fornisce un lavoro, costituiscono una classe abbastanza ovvia. Ma 20 milioni di azionisti, la maggioranza dei quali sono di modeste dimensioni, sono i reali detentori, i reali imprenditori, i veri capitalisti del nostro sistema. Essi forniscono il capitale che alimenta il sistema economico che ha prodotto il più alto standard di vita in tutta la storia. E ancora gli azionisti sono stati inefficaci, come i dirigenti aziendali, nella promozione di una genuina comprensione del nostro sistema o nell'esercizio di influenza politica.

La domanda che richiede un approfondito esame è come possa essere il peso e l'influenza degli azionisti, 20 milioni di votanti, mobilitato per sostenere (i) un programma educativo e (ii) un programma di azione politica.

Alle singole aziende è richiesto oggi di fare numerosi rapporti agli azionisti. Molte di queste (aziende) hanno inoltre costose “pubblicazioni” che vengono distribuite ad impiegati e azionisti. Queste opportunità di comunicare possono essere usate in maniera molto più efficiente come mezzo educativo.

L'azienda stessa deve dare prova di moderazione nell'intraprendere una azione politica e deve, di sicuro, completamente rispettare le leggi. Ma non è fattibile, attraverso un affiliato della Camera (di Commercio) o altrimenti, istituire una organizzazione nazionale di azionisti americani e dare loro abbastanza potere da essere influenti?

Un Atteggiamento Più Aggressivo

Gli interessi del business, specialmente del grande business e le loro organizzazioni nazionali di commercio, hanno provato a mantenere un basso profilo, specialmente rispetto all'azione politica.

Come suggerito nell'articolo del Wall Street Journal, è piuttosto caratteristico della media dei dirigenti aziendali essere tolleranti, almeno in pubblico, con quelli che attaccano le loro aziende e il sistema. Pochi imprenditori o organizzazioni delle imprese hanno risposto a tono. C'è stata una predisposizione a placare, ad avvertire l'opposizione che si voleva un compromesso, o come sarebbe stato possibile farla svanire in tempo utile.

Il business ha deviato il confronto politico. Il business, abbastanza comprensibilmente, è stato respinto dalla molteplicità di domande non negoziabili fatte costantemente da gruppi di tutti i tipi.

Mentre non sarebbe interesse del business responsabile, e nemmeno della Camera di Commercio degli Stati Uniti, intraprendere tattiche irresponsabili di alcuni gruppi di pressione, è essenziale che gli oratori a favore del sistema d'impresa, a tutti i livelli e ad ogni opportunità, siano molto più aggressivi che in passato.

Non ci devono essere esitazioni nell’attaccare i Nader, i Marcuse e altri che apertamente cercano di distruggere il sistema. Non ci dovrebbe essere la minima esitazione a fare pressione vigorosamente in tutte le arene politiche per sostenere il sistema d'impresa. Né ci dovrebbe essere riluttanza a penalizzare politicamente quelli che vi si oppongono.

Sotto questo aspetto molte lezioni posso essere apprese dai lavoratori organizzati. Il capo della AFL-CIO può non apparire agli imprenditori come il più accattivante od orientato al pubblico dei cittadini. Eppure, per molti anni i capi dei sindacati hanno fatto quello per cui erano pagati molto efficacemente. Possono non essere amati, ma sono stati rispettati, dove comunicano di più, dai politici, nelle università, e sui media.

È tempo per il business americano, che ha dimostrato la più grande capacità in tutta la storia di produrre e di influenzare le decisioni dei consumatori, di applicare il loro grande talento vigorosamente alla preservazione del sistema stesso.

Il Costo

Il tipo di programma descritto sopra (che include un'ampia combinazione di base di educazione e azione politica), se intrapreso a lungo termine e con uno staff adeguato, richiederebbe il più generoso sostegno finanziario delle aziende americane mai ricevuto. Sarebbe inoltre richiesta la partecipazione ad alti livelli negli affari della Camera (di Commercio).

Lo staff della Camera (di Commercio) dovrebbe essere potenziato significativamente, e mantenuto perseguendo la massima qualità. I salari dovrebbero essere ai livelli di quelli pagati ai dirigenti chiave e dei più prestigiosi membri della facoltà. Dovrebbero essere reclutati professionisti dalle grandi abilità nella pubblicità e nel lavorare nei media, oratori, avvocati e altri specialisti.

È possibile che l'organizzazione della Camera (di Commercio) stessa potrebbe beneficiare dalla ricostruzione. Per esempio come suggerito dalle esperienze dei sindacati, l'ufficio di Presidenza della Camera (di Commercio) potrebbe essere una posizione di carriera full - time. Per assicurare la massima efficacia e la continuità, il capo dell'ufficio esecutivo della Camera (di Commercio) non dovrebbe cambiare ogni anno. Le funzioni ora in larga parte svolte dal consiglio potrebbero essere trasferite ad un presidente del consiglio dei soci, annualmente eletto tra i soci. La direzione, ovviamente, continuerà ad esercitare politiche di controllo.

Il Controllo della Qualità è Essenziale

Ingredienti essenziali dell'intero programma deve essere la responsabilità e il “controllo di qualità”. Le pubblicazioni, gli articoli, i discorsi, i programmi dei media, la pubblicità, le pratiche nelle Corti, e le apparizioni prima dei comitati legislativi, tutto deve essere conforme ai più elevati standard di accuratezza e di eccellenza professionale. Devono meritarsi il massimo rispetto per il loro livello di pubblica responsabilità e di scolarizzazione, sia che si sia d'accordo sotto i punti di vista o meno.

Rapporto con la Libertà

La minaccia al sistema d'impresa non è solamente un problema d'economia. È anche una minaccia alla libertà individuale.

È questa una grande verità, ora sommersa dalla retorica della nuova sinistra e di molti liberali, che deve essere riaffermata, se questo programma deve avere un significato.

Sembra esserci scarsa consapevolezza che la sola alternativa alla libera impresa sono vari gradi di regolamentazioni burocratiche delle libertà individuali, che variano da un moderato socialismo al tallone di ferro delle dittature di destra o di sinistra.

Noi in America ci siamo già spostati molto in avanti per certi aspetti, rispetto ad uno stato socialista, come se i bisogni e le complessità una società largamente urbana richiedessero tipi di regolazioni e di controllo che prima non erano necessari. In alcune aree, come la regolamentazione e il controllo, hanno compromesso seriamente sia la libertà di business che dei lavoratori, oltreché quello del pubblico in generale. Ma la maggior parte delle libertà rimane: la proprietà privata, i profitti privati, i sindacati, la contrattazione collettiva, la scelta dei consumatori, e l'economia di mercato nel quale la competizione largamente determina i prezzi, la qualità e la varietà dei beni e dei servizi forniti ai consumatori.

Oltre questo attacco ideologico al sistema stesso (discusso in questa relazione), i suoi elementi essenziali sono minacciati da una tassazione iniqua e, più recentemente, dall'inflazione la quale sembra essere incontrollabile. [19] Ma qualunque possa essere la causa della diminuzione della libertà economica, la verità è che la libertà come concetto è indivisibile. Come dimostrano le esperienze degli stati socialisti e totalitari, la contrazione e la negazione della libertà economica è seguita inevitabilmente dalle restrizioni governative sugli altri diritti cui siamo legati. È questo il messaggio, soprattutto, che deve essere portato nelle case di tutto il popolo americano.

Conclusioni

È appena necessario dire che i punti di vista espressi sopra sono sperimentali e indicativi. Il primo passo dovrebbe essere uno studio approfondito. Ma questo sarebbe un futile esercizio a meno che Il Consiglio di Amministrazione della Camera (di Commercio) non accetti le fondamentali premesse di questo studio, ossia che il sistema di business e di impresa sono in grossi guai e che l'ora è tarda.

NOTE:

[1] Istituto di ricerca statunitense, con sede a Washington, uno dei think tank storici della politica americana, voluto da Ronald Reagan per supportare il background teorico delle sue politiche economiche. Successivamente la fondazione è passata nelle mani di Jim DeMint, senatore Usa per il partito repubblicano dal 2005 al 2013. Animatore del Tea Party insieme a Sarah Palin, DeMint ha trasformato profondamente la creatura originaria di Reagan ponendola sotto il controllo di Heritage Action for America, il braccio politico della fondazione, utilizzato per la mobilitazione repubblicana, per contrastare l’amministrazione Obama. Secondo alcuni commentatori tutto ciò ha coinciso con una perdita di integrità intellettuale e influenza nel dibattito accademico. (Fonte: Blog Massimo Mucchetti).

[2] Fondata nel 1977 dal milionario Antony Fisher e dall'avvocato William Casey, futuro direttore della CIA, con il nome di ICEPS (International Center for Economic Policy Studies) a New York. Negli anni '80 l'organizzazione cambiò il nome in Manhattan Institute, con lo scopo primario di aggregare l'élite intellettuale di New York, per appoggiare le politiche di Reagan. I neoconservatori sotto Ronald Reagan e George W. Bush, cercarono di sviluppare un arsenale ideologico per legittimare la desiderata distruzione dello stato sociale. Il ruolo del Manhattan Institute era di fornire ufficialmente questa ideologia liberale-conservatrice che si basava su una curiosa mescolanza di anticipazioni pseudo-economiche e sociologiche, come si evince in una delle prime opere pubblicate dall'Istituto, firmate da George Gilder. (Fonte: Voltairenet.org)

[3] Prodotto ibrido della rivoluzione hippie del ‘68 e delle teorie reazionarie di Friedrich von Hayek, il Cato Institute è passato dalla promozione della libertà sessuale e dalla liberalizzazione della marijuana, alla difesa degli interessi delle multinazionali nei confronti degli ecologisti. In particolare si è concentrato sulla distruzione dello Stato sociale e, soprattutto, sulla privatizzazione completa delle pensioni. Uno dei suoi responsabili, il vecchio ministro fascista cileno Jose Pinera, ha ispirato la riforma assunta da Gorge W. Bush come obiettivo primario del suo secondo mandato. (Fonte: Voltairenet.org)

[4] Citizens for a Sound Economy (Cittadini per un’economia stabile) propaganda la riduzione della spesa sociale ed è finanziata dalle imprese transnazionali. Mira ad una diminuzione delle prestazioni sociali, che in ultima istanza andrebbe a danneggiare i ceti deboli. (Fonte: Gennaro Fioretti – Università degli Studi di Napoli).

[5] Tra gli attuali membri della Trilaterale troviamo Mario Draghi, Mario Monti, Enrico Letta, Giorgio Napolitano.

[6] Variamente chiamato: il “sistema di libera impresa”, “capitalismo” e “sistema del profitto.” Il sistema politico americano della democrazia sotto la guida della legge è anch’esso sotto attacco, spesso dagli stessi individui e dalle stesse organizzazioni che cercano di minare il sistema d’impresa.

[7] Richmond News Leader, 8 Giugno 1970. Editoriale di William F. Buckley, Jr

[8] N.Y. Times Service, articolo, ristampato dal Richmond Times-Dispatch, 17 Maggio 1971

[9] Stewart Alsop, Yale e il Pericolo Mortale, Neewsweek, 18 Maggio 1970

[10] Editoriale, Richmond Times-Dispatch, 7 Luglio 1971

[11] Dr Milton Friedman, Professore di Economia, nella prefazione alla lezione del Dr. Arthur A. Shenfield al Rockford College intitolata “La Guerra Ideologica Contro la Società Occidentale”, copyright 1970 del Rockford College.

[12] Fortune. Maggio 1971, p. 145. Analisi di Fortune sull’influenza di Nader: citazione della visita di Nader ad un college dove è stato pagato $2500 per “denunciare le grandi aziende americane con un linguaggio velenoso... portando a (travolgenti e spontanei) scoppi d’applausi” quando gli è stato chiesto se avesse intenzione di correre per la presidenza.

[13] The Washington Post, Column of William Raspberry, June 28, 1971.

[14] Jeffrey St. John, The Wall Street journal, 21 Maggio 1971.

[15] Barronʼs National Business and Financial Weekly, “La Rottura Totale con lʼAmerica, Quinta Conferenza Annuale degli Studiosi Socialisti.” 15 Settembre 1969.

[16] In molti campus la libertà di parola è stata negata a coloro che esprimano punti di vista moderati o conservatori.

[17] È stimato che i telegiornali serali dei vari network raggiungano ogni giorno qualcosa come 50 milioni di americani.

[18] Un esempio di un tipo di articolo che non può rimanere senza risposta è apparso sul popolare “The New York” il 19 luglio 1971. Questo era intitolato “Un manifesto populista”, dell'ultra liberale Jack Newfield, che sostiene che “la necessità alla radice del nostro paese è quella di ridistribuire la ricchezza”.

[19] Il recente “blocco” dei prezzi e dei salari può ben essere giustificato dalla corrente crisi inflazionaria. Ma se imposto come misura permanente il sistema d’impresa avrà subito un colpo quasi mortale.

Bibliografia

http://reclaimdemocracy.org/

Paolo Barnard - Ecco come morimmo

Noam Chomsky - Le dieci leggi del potere

Luciano Gallino - Il colpo di stato di banche e governi

Giulietto Chiesa - È arrivata la bufera

Giuseppe Trizzino - Così oscuro l'inganno dell'uomo

Archivio follow-up al memorandum Powell:

http://law2.wlu.edu/deptimages/Powell%20Archives/PowellSpeechResearchAOFESMemo.pdf

 

 

 

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Thu, 23 Apr 2020 15:03:42 +0000
Sintesi del programma politico di Vox Italia https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/55-sintesi-del-programma-politico-di-vox-italia https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/55-sintesi-del-programma-politico-di-vox-italia Sintesi del programma politico di Vox Italia

Sovranità e ripristino dei diritti e dei valori costituzionali

Vox Italia nasce con uno scopo chiaro, semplice e radicale: riportare in vita, ovvero riattuare, in modo integrale, la Costituzione repubblicana, anima del popolo italiano.

Costituzione tradita, come è noto, da una classe dirigente, – politica ed economica – ignorante, corrotta e collusa. Costituzione che, attuata almeno in parte negli anni del dopo guerra, ci aveva consentito il passaggio da paese in via di sviluppo a quarta potenza economica mondiale.

In altri termini, si tratta di ripristinare la legalità costituzionale, ponendo fine alla deriva neoliberista. Deriva che sta portando il nostro Paese alla rovina e alla distruzione della vita sul pianeta.

Vox Italia: la politica guarda nuovamente ai valori costituzionali

Vox Italia si propone come partito, unico in Italia, che vuole riportare la politica nei binari dei valori costituzionali, ponendo fine all’attuale politica corrotta e affaristica, favorevole solo ai più ricchi e contraria al bene del popolo. 

Primo passo in questa direzione è il recupero della sovranità, politica e democratica, del Popolo sul suo territorio, in diretta applicazione dell’art 1. Sovranità politica ed economica [1] ceduta, in questi ultimi decenni, ad Istituzioni come la BCE, il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea, la Trilaterale, tutte espressioni di un potere estraneo al nostro Paese: il potere apolide della finanza internazionale.
In quelle sedi, prive di ogni requisito di democraticità, vengono prese le decisioni politiche che prima spettavano agli Stati nazione.

Il mantra del circo mediatico

Ogni giorno veniamo bombardati da brutte notizie, da nuovi problemi e disgrazie: crollo di ponti autostradali; frane ed alluvioni devastanti; chiusura di sempre nuove imprese; continua perdita di posti di lavoro; migliaia di giovani laureati che devono cercare all’estero la loro fortuna; degrado del livello culturale; terremotati ancora residenti in baraccopoli, ecc.

Il mantra, alla fine di queste notizie, è sempre lo stesso: non possiamo farci nulla perché mancano i soldi. Perché mancano i soldi? Perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, siamo corrotti, pigri, incapaci di reggere le sfide della globalizzazione.

La vera causa dei nostri problemi

Un politico serio oggi dovrebbe informare il popolo che queste sono autentiche menzogne. Menzogne che occultano la vera causa dei nostri problemi: il fatto che il nostro non è più uno Stato di diritto, politicamente sovrano, in grado di garantire i diritti costituzionali, ovvero i diritti inviolabili dell’uomo.

In questa situazione, nessun politico può mantenere le sue promesse, perché la sovranità è altrove.

Lo Stato italiano oggi si è spogliato della sua prerogativa fondamentale: quella di emettere moneta nel sistema economico, senza chiederla a prestito alle banche private. Lo Stato non può più autofinanziare la spesa pubblica e lo stato sociale, non può più creare posti di lavoro, non può più sostenere le piccole e medie imprese, che erano il fiore all’occhiello della nostra economia. Il debito pubblico, nei confronti delle banche private, cresce a dismisura, ed è formato tutto da interessi non dovuti.

La via che ci viene proposta per ripagare il debito è assolutamente disastrosa ed è sempre la stessa: privatizzazioni, delocalizzazioni, svendita di beni pubblici, distruzione delle nostre fonti di produzione di ricchezza. In una parola: austerity. Stiamo facendo la fine della Grecia.

Questa via è l’opposto di quella tracciata dalla Costituzione.

Recupero della sovranità politica e democratica del Popolo sul suo territorio

Il recupero della sovranità, politica e democratica, del Popolo sul suo territorio, in diretta applicazione dell’art 1, è quindi un passaggio imprescindibile e indispensabile.

Indispensabile alla rimozione di quegli ostacoli, – di ordine economico e sociale, e quindi culturale –, che, nella visione dei Padri costituenti, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedivano allora la possibilità di costruire una vera democrazia, che garantisse la pace e la giustizia tra le nazioni.

Questi ostacoli dovevano quindi essere rimossi per sempre. Per questo motivo i costituenti crearono un testo giuridico, una Carta fondamentale, che fungesse da baluardo contro la finanza predatoria, responsabile, a loro avviso, delle due guerre mondiali e dei totalitarismi del ‘900.

Pieno sviluppo della persona umana e partecipazione: i due pilastri della democrazia

Secondo la nostra Costituzione (art. 3), la democrazia si fonda su due pilastri:

– pieno sviluppo della persona umana

– effettiva e consapevole partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Il primo è la premessa indispensabile del secondo: senza pieno sviluppo della persona umana, ovvero senza consapevolezza di sé, i propri pensieri, emozioni ed azioni, sono guidati da forze inconsce che distorcono la percezione non solo della realtà interiore, ma anche di quella esterna. La persona inconsapevole non fa che proiettare sul mondo i conflitti irrisolti della propria infanzia, alimentando l’incomprensione e i conflitti all’interno delle relazioni.

Una persona così è in grado di dare un utile contributo all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese? No, l’unico contributo che può dare è alimentare la litigiosità e l’incomprensione reciproca.

Concetto di “Io relazionale” di Lelio Basso

Nei lavori preparatori, Lelio Basso, principale autore dell’art 3, comma due, descrive ed analizza un concetto di Io umano assolutamente rivoluzionario: quello di “Io relazionale”. L’Io relazionale è l’Io consapevole di sé, che corrisponde al pieno sviluppo della persona umana.

Seguiamo l’analisi di Lelio Basso: l’Io relazionale è radicalmente nuovo e diverso dall’ “Io individuale tradizionale: egocentrico e bellico”. Io individuale che, per perseguire i propri interessi, si difende e si contrappone agli altri e allo Stato.

L’Io relazionale, al contrario di quello egocentrico, è donativo e comunitario. La sua felicità dipende dall’intensità e dall’armonia delle relazioni alle quali partecipa.

Il suo rapporto con lo Stato è quindi un rapporto di fiducia reciproca. Lo Stato comunità gli fornisce la base sicura, lo sostiene nella sua identità e nei suoi talenti. Verso lo Stato comunità egli sente il dovere di dare il meglio di sé.

Democrazia come pieno sviluppo della persona umana

Il pieno sviluppo della persona umana, primo pilastro della democrazia, è indispensabile e imprescindibile: in sua assenza non può formarsi alcuna comunità e certamente non una vera democrazia. Ma la democrazia richiede, come abbiamo accennato, un secondo pilastro: la partecipazione attiva di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

Si assiste oggi ad un fenomeno assai diffuso: le persone che si impegnano in un percorso di evoluzione della coscienza, in genere non si occupano di politica. Ritengono la politica un’attività sporca o meschina, nella quale non vogliono immischiarsi. Le persone che si occupano di politica, raramente si impegnano nello sviluppo personale, ritenendolo secondario o irrilevante.

La Costituzione, recuperando la grande tradizione filosofica greca, [2] ci chiede di superare questa opposta miopia, impegnandoci simultaneamente su entrambi i fronti: quello interno e quello esterno. 

In mancanza di questi due requisiti, la democrazia è una maschera superficiale. Il governo sarà sempre in mano ad un’oligarchia, politica, economica, finanziaria, militare ecc. La politica continuerà ad essere quella di oggi: affaristica, corrotta e traditrice del popolo.

Vox Italia e formazione UniAleph

Per le ragioni sopra delineate, fermamente decisi a riportare in vita la democrazia costituzionale, i dirigenti di Vox hanno assunto l’impegno di seguire la formazione UniAleph, [3] diffondendola e proponendola anche agli attivisti, agli iscritti e a tutti coloro che si riconoscono nei valori costituzionali.
Come è noto, UniAleph, – aderendo agli insegnamenti di Paolo Maddalena [4] –, risponde esattamente alle esigenze di Vox, con la sua doppia formazione: personale e politico costituzionale.
Personale è la formazione che ha come scopo il pieno sviluppo della persona umana e della sua consapevolezza etica (art. 3). Politico costituzionale è la formazione giuridica, economica e finanziaria, necessaria in particolare all’attuazione della c.d. Costituzione Economica (art. 35 - 47).

Informazione pubblica

Il servizio di informazione pubblica è uno dei compiti fondamentali dello Stato costituzionale. Informazione pubblica significa informazione al servizio del bene del popolo, anziché dei privati e dei gruppi di potere.

Senza un’informazione veritiera, che metta i cittadini nella condizione di essere consapevoli di ciò che sta accadendo in Italia e nel mondo, non ci può essere autentica partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese. Non ci può essere cioè la forma di democrazia partecipativa prevista dalla Costituzione.

I giuristi più avveduti affermano che oggi non viviamo più in una democrazia, ma in una dittatura finanziaria. Dittatura che non si avvale di mezzi coercitivi fisici, facilmente riconoscibili, ma di mezzi psicologici. Si avvale cioè dei mezzi di informazione di massa per dominare la mente dei cittadini, installando in essi le credenze necessarie a renderli succubi, e inconsapevoli alleati del potere che li sfrutta.

Rai uguale alle emittenti private commerciali

Anche la RAI, nata per servire il bene del popolo, attraverso la retta formazione e informazione, come previsto dal disegno costituzionale, non si differenzia più dalle emittenti private. I suoi maggiori introiti derivano dalla pubblicità commerciale. Non può più dire ciò che va detto, ma ciò che serve ad incrementare l’auditel, cioè il numero degli ascoltatori.

La RAI e le emittenti private coprono il 99% dell’informazione, tutta mainstream, tutta a favore dell’esistente.

Rimane solo un 1% dell’informazione che mantiene un profilo fortemente critico. Ma questo 1% non ha più nulla a che fare con il pubblico e con lo Stato. Sono rimasti una manciata di blogger o di ex giornalisti, come Claudio Messora o Giulietto Chiesa, che si impegnano a fornire, a loro rischio e pericolo, quel pochissimo che rimane del servizio pubblico di retta informazione e formazione, previsto dalla Costituzione. Anche UniAleph rientra in questo 1%. Un 1% al quale è affidato il compito di diffondere la conoscenza e la pratica dei valori costituzionali.

La grande responsabilità dell’informazione per il popolo

UniAleph, Byoblu di Claudio Messora, Pandora TV di Giulietto Chiesa, e pochi altri, hanno sulle spalle una responsabilità enorme. La responsabilità di Davide contro il Golia della finanza.

Il loro lavoro, data la posta in gioco, deve essere migliorato e reso più efficace possibile.

Su questa linea, occorre integrare il meglio delle loro competenze: quelle informative di Messora e Chiesa, e quelle di approfondimento sistematico di UniAleph.

Vox Italia e la sua concezione di fare politica

I dirigenti di Vox Italia, consapevoli dell’importanza di unire formazione personale e politico costituzionale, promuovono una concezione di fare politica completamente diversa da quella novecentesca, ancora radicata nella competizione elettorale. Una concezione nuova che prevede l’integrazione collaborativa e migliorativa delle competenze presenti nei diversi settori della società, in attuazione dei valori costituzionali della solidarietà, della cooperazione, della pace e giustizia fra le nazioni.

Seguendo il progetto UniAleph, promuovono perciò gli Stati Generali del diritto, dell’economia, della finanza, del lavoro, della sanità, della scuola, della famiglia, dell’informazione pubblica, della formazione ecc.

L’informazione pubblica potrà quindi sempre più giovarsi del contributo irrinunciabile della formazione personale dei dirigenti e dei giornalisti, che ne trasformerà radicalmente la qualità comunicativa. Qualità attualmente limitata dai format oggi di moda, format il cui scopo è mantenere l’ignoranza del popolo per assicurare la sua soggezione.

La nuova informazione si avvarrà di giornalisti veri, integri, liberi dalla paura, chiari e semplici nei loro messaggi, capaci di rivolgersi direttamente al cuore e all’intelletto dei cittadini, e per questo amati dai cittadini stessi, che da loro apprendono la difficile e fondamentale arte di distinguere il vero dal falso.

Finirà presto l’epoca della menzogna sistematica, al servizio dei potenti, e inizierà l’epoca della verità, del bene, della bellezza, della giustizia, come previsto in Costituzione. 

A cura di Mauro Scardovelli

Per approfondimenti, visita la pagina del sito UniAlaph dedicata agli amici di Vox Italia e a tutti coloro che vogliono il ripristino della legalità costituzionale: unialeph.it/attuarelacostituzione

Note:

[1] “La riconquista della sovranità economica presuppone che il popolo sovrano, abrogando numerose leggi incostituzionali, torni padrone del proprio patrimonio pubblico, che è stato dissipato, da politici inadeguati, tra singoli individui privati e multinazionali. In altri termini è indispensabile che tornino in capo alla Collettività le fonti di produzione della ricchezza nazionale, mediante soprattutto la rinazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali e delle fonti di energia, – acqua, luce, gas – come afferma l’art. 43 della Costituzione” (Paolo Maddalena).   

[2] Vedi per tutti Platone, Convivio.

[3] UniAleph, Università popolare per attuare la Costituzione (unialeph.it)

[4] Il Prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, mio carissimo amico e Maestro, ha fondato l’associazione “Attuare la Costituzione”. Da Paolo ho appreso il corretto modo di leggere e interpretare la Costituzione, modo autenticamente vicino allo spirito dei Padri costituenti. UniAleph lavora in stretta sinergia con Attuare la Costituzione.

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Thu, 16 Apr 2020 16:04:52 +0000
Costituzione al futuro https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/38-costituzione-al-futuro https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/38-costituzione-al-futuro Costituzione al futuro

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
(Piero Calamandrei – uno dei padri della Costituzione)

La Costituzione italiana ha più di 70 anni e c'è da chiedersi se oggi i suoi principi siano ancora attuali. Se la Carta Costituzionale rappresenti solo una testimonianza del passato o se contiene un progetto che guarda al futuro e che ancora deve realizzarsi.

La Costituzione italiana nasce nel 1947. Ma quali sono gli eventi storici che ne hanno determinato i principi fondanti?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo riferirci ai cambiamenti sulla politica economica occidentale, a seguito della Crisi del 1929 e, successivamente, del New Deal adottato da Roosevelt per la ripresa dell'economia.

 

La Crisi del ‘29

Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, negli anni ’20, le nazioni europee faticavano a far ripartire l’economia, mentre gli Stati Uniti sembravano godere di un indubbio vantaggio nella ripresa, principalmente dovuto a svariati fattori:

  • gli apporti in denaro provenienti dai Paesi alleati che avevano contratto debiti;

  • il basso costo della manodopera, grazie al lavoro degli immigrati;

  • l’espansione del mercato grazie all’assenza di disoccupazione e all’export.

Indotti dal costante andamento rialzista della Borsa, tutti comprarono azioni, in un clima di generale euforia. L’aumento degli investimenti, provocò la crescita del valore delle azioni, dando l’illusione di grandi guadagni, quindi anche i piccoli risparmiatori investirono capitali considerevoli in Borsa. Come conseguenza, il valore delle azioni salì a livelli irrealistici, non paragonabili alla crescita economica reale.

Ma, si sa, dall’euforia all’incoscienza il passo è breve; gli Stati Uniti imboccarono il vicolo cieco della sovrapproduzione, l’economia cominciò a rallentare.

E quando i cittadini si resero conto del pericolo incombente, era ormai troppo tardi: il 24 ottobre 1929 si verificò il crollo della Borsa di Wall Street. Nel giro di poche ore il valore delle azioni crollò a zero, trascinando nella rovina l’intero Paese.

costituzione crisi1929Crisi del 1929

Questo fatto portò alla recessione, cioè ad un forte rallentamento della produzione. Come abbiamo potuto sperimentare anche in tempi più recenti, la recessione americana contagiò l’Europa, portando ad una crisi mondiale.

In quel periodo, il sistema politico statunitense era costituito da due partiti: Partito democratico e Partito repubblicano. Dopo tre anni, nel 1932, ci furono le elezioni del nuovo presidente degli Stati Uniti. Con le elezioni, fu eletto il democratico Franklin Roosevelt, il quale dovette gestire la disastrosa situazione lasciata dalla precedente amministrazione repubblicana di Herbert Hoover. I repubblicani, infatti, si dimostrarono incapaci di gestire la crisi di sovrapproduzione che aveva causato il crollo in Borsa e i fallimenti a catena di banche e fabbriche.

Il New Deal

Roosevelt realizzò che lo Stato doveva intervenire per far riprendere l’economia; adottò quindi una nuova politica economica, il New Deal (nuovo corso). I due aspetti principali di questa politica economica furono:

  • l’aumento della spesa pubblica, per aumentare la domanda sul mercato e riavviare la produzione; garantendo salari e lavoro;

  • miglioramento dei controlli da parte dello Stato sulle attività industriali e finanziarie, allo scopo di evitare le cause che avevano portato alla crisi. Ad esempio, mancava una legge che controllasse che il valore nominale delle azioni fosse simile al valore reale.

Questi due punti, quindi, prevedevano un maggiore controllo dello Stato, perché l’eccessivo liberismo aveva causato la crisi economica.

costituzione john keynesJohn Keynes

In sostanza, Roosevelt mise in pratica i principi della politica economica keynesiana. John Keynes è considerato il più importante e “rivoluzionario” economista del Novecento. La sua teoria economica, che ruppe con la tradizione liberista del laissez-faire, cioè con l’idea che lo Stato non debba occuparsi di economia e lasciar fare al libero mercato, fu la base del New Deal inaugurato da Roosevelt per uscire dalla crisi. Le politiche keynesiane, costituite soprattutto da investimenti pubblici, tassazione progressiva e protezione sociale, risollevarono l’economia americana e segnarono la politica economica dell’Occidente fino agli anni ‘70. L’abbandono di quel fecondo filone di pensiero, in favore del libero mercato, propugnato dalla Ue, ha sguarnito la politica e la teoria economica degli strumenti per comprendere e gestire i cicli e ha prodotto diseguaglianze sempre più gravi che indubbiamente sono tra le cause della recessione di questi anni. La storia si ripete e noi commettiamo sempre gli stessi errori!

 

Liberismo o democrazia?

Alla luce delle vicende di detto conflitto, tra liberismo e politiche di salvaguardia dello stato sociale, nel corso del tempo, le moderne Costituzioni democratiche hanno cercato di garantire un modo accettabile di intendere il capitalismo. Per tale ragione viene attribuita la sovranità al popolo e vengono individuati gli elementi del capitalismo compatibili con gli interessi dei cittadini. Tale principio universale vale per tutte le costituzioni democratiche e si gioca sul conflitto lavoro/capitale che, è ipocrita nasconderlo, è tale da circa due secoli. Nel suo evolversi tale conflitto mostra i diversi modi di essere del capitalismo.

Convivere con questo conflitto significa conciliare interessi contrapposti che non si possono ignorare. Perché ignorarli significherebbe riportare gli individui a condizioni di arbitrio e di darwinismo sociale. Scenario che per il capitalismo sfrenato di Hayek [1] è ovvio e auspicabile ma altamente instabile e distruttivo della società.

Tale scontro è stato finora vinto dal neoliberismo introdotto nei Trattati Europei a spese delle democrazie. Una battaglia subdola che si basa sulla delega ai tecnici e sulla perdita di sensibilità collettiva per il danno arrecato dai Trattati alle democrazie.

 

La nascita della Costituzione italiana

Il 2 giugno 1946 si celebrarono libere elezioni, le prime dal 1924. Vennero consegnate contemporaneamente agli elettori la scheda per la scelta fra Monarchia e Repubblica, il cosiddetto Referendum istituzionale, e quella per l'elezione dei deputati dell'Assemblea Costituente, a cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova Carta costituzionale. Ufficialmente al referendum istituzionale la maggioranza dei votanti scelse la forma di stato repubblicana (in realtà non fu così, ma questa è un’altra storia).

I tre maggiori raggruppamenti eletti per l’Assemblea Costituente, furono quello della Democrazia Cristiana (207 seggi), quello del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (115), e quello del Partito Comunista Italiano (104). Pertanto il 25 giugno 1946 venne insediata l'Assemblea Costituente con Giuseppe Saragat alla presidenza. Come suo primo atto, il 28 giugno elesse come Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola.

costituzione assemblea costituente​Assemblea Costituente - la firma di De Nicola

 

La Commissione dei 75

L'Assemblea Costituente si dedicò all'elaborazione della Costituzione attraverso la Commissione per la Costituzione, nota anche come “Commissione dei 75”, dal numero dei membri a cui fu richiesto di collaborare. Presidente della Commissione fu Meuccio Ruini, e la sua organizzazione interna prevedeva l'istituzione di tre sottocommissioni:

  • diritti e doveri dei cittadini,

  • ordinamento costituzionale dello Stato,

  • diritti e doveri economico-sociali.

Ad un comitato di redazione, detto comunemente "Comitato dei 18" spettava invece il compito di coordinare ed armonizzare il lavoro prodotto dalle tre sottocommissioni. Il 31 gennaio 1947 il testo approvato dalla Commissione per la Costituzione, definito "Progetto di Costituzione della Repubblica Italiana" venne presentato alla Presidenza dell'Assemblea Costituente, presieduta dal vicepresidente Umberto Terracini, per la discussione generale. Con la possibilità di intervento riconosciuta a tutti e 556 i deputati, il Progetto subì notevoli modificazioni.

È interessante considerare il Progetto di Costituzione come un modello di discussione e di confronto che, aperto al dialogo costruttivo, alla critica, e alla modifica, ha permesso di raggiungere la redazione definitiva dopo quasi un anno di confronto e compromesso tra tre anime (la cattolica, la marxista-socialista e la liberale).

Come riconosciuto da Zagrebelsky: "Le costituzioni contrattate tra più forze politiche e sociali non sono manifesti ideologici che devono obbedire a una rigorosa logica unitaria: sono documenti che, per poter valere, devono rappresentare tutte le parti dell'accordo. Il compromesso non è quindi la debolezza, ma la forza della Costituzione".

Da questo confronto è nata una Costituzione che tutela il pluralismo e le minoranze, che si impegna a contrastare le disuguaglianze, in virtù di un principio di eguaglianza sostanziale. Lo Stato interviene direttamente e si fa promotore dei diritti sociali ed economici dei privati. Oltre all'affermazione materiale della persona, il nuovo testo persegue contemporaneamente il progresso spirituale; e afferma con certezza il riconoscimento e la tutela di diritti fondamentali inviolabili sia del singolo sia delle formazioni sociali: la famiglia, la comunità religiosa, il sindacato, il partito politico, l'associazione privata.

 

Raggiunta quindi una convergenza complessiva sul testo, i 520 votanti conclusero la discussione generale con l'approvazione definitiva, il 22 dicembre 1947 con il 90% dei votanti favorevoli. La Costituzione venne poi promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 25 dicembre dello stesso anno.

costituzione gazzetta ufficiale

 

Caratteristiche della Costituzione

La Costituzione stabilisce le regole su cui fondare la vita di uno Stato, nel nostro caso una democrazia pluralista con la forma della Repubblica parlamentare. La Costituzione serve a definire la forma di Stato e di Governo, il processo legislativo, la separazione dei poteri e le loro caratteristiche, ma soprattutto serve a definire i principi fondamentali su cui si fonda la convivenza all’interno dei confini. Per questo la Costituzione viene definita come “legge fondamentale”, gerarchicamente superiore alle leggi ordinarie tra le fonti del diritto.

La Costituzione è fortemente ispirata a prevenire la prevalenza arbitraria di un potere sull’altro, volta a evitare ogni deriva antidemocratica. La Costituzione italiana può essere cambiata soltanto tramite un procedimento legislativo più complesso e a maggioranza più larga di quanto previsto per le leggi ordinarie. Con, in più, un limite invalicabile fissato nell’ultimo e 139° articolo: la forma repubblicana non può essere modificata.

Contenuti della Costituzione

La Costituzione italiana si compone di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali.

Nella Costituzione sono definiti e regolamentati:

  • i principi fondamentali e inviolabili dello Stato (articoli da 1 a 12);

  • i diritti e i doveri fondamentali dei cittadini (articoli da 13 a 54);

  • l’ordinamento della Repubblica (articolo da 55 a 133);

  • le garanzie costituzionali (articoli da 134 a 137);

  • il procedimento di revisione della Costituzione e di approvazione delle leggi costituzionali (articoli 138 e 139)

 

"Fondata sul Lavoro"

Piero Calamandrei, uno dei padri di quel “pezzo di carta”, come a volte lo definiva, così lo spiegò agli studenti milanesi in un giorno del 1955, partendo dal secondo comma dell’articolo 3 (“il più importante di tutti”): È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Dice Calamandrei: “Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo 1 – L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica (…). E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere”.

struttura costituzione 01

La Costituzione e la scuola

Alla scuola italiana non interessa che i nostri ragazzi conoscano la Costituzione italiana. A dirlo sono i risultati dell’indagine “L’educazione alla cittadinanza nella scuola superiore italiana” [2] svolta nel 2016 dall’associazione “Treellle” su un campione di giovani tra i 19 e i 23 anni che avevano terminato gli studi di secondo grado. Partiamo da un dato preoccupante: il 20,5% degli studenti non ha mai letto la Costituzione e il 54,2% di coloro che l’hanno presa in mano, hanno letto solo qualche articolo. In pratica circa i tre quarti degli studenti italiani non la conoscono. Dunque è chiaro che chi domani guiderà il Paese non conosce le fondamenta dello stesso.

Resta un dato consolatorio: a volere più educazione civica sono l’81 % dei giovani. Chi non l’ha compreso è chi governa questo Paese, intenzionato a smontare la Costituzione e a non farla conoscere. Eppure almeno i primi dodici articoli bisognerebbe saperli a memoria. Oggi l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, voluto dall’ex ministro Maria Stella Gelmini, è impartito dai professori di storia ma non è una materia. Alla primaria e alle medie difficilmente si studia. Eppure nel 1979, in terza media, si studiava e nel 1958 Aldo Moro introdusse l’educazione civica e lo studio della “Carta” come materia curricolare. Negli ultimi anni a parlare di Costituzione ci ha pensato Gherardo Colombo che, abbandonata la magistratura, ha deciso di dedicarsi, come faceva Antonino Caponnetto, alle scuole, agli studenti e agli insegnanti. Ma non basta. La Costituzione andrebbe studiata come disciplina fin dalla primaria.

La Costituzione: Carta anti-liberista

Nel 2018 questa Carta ha compiuto 70 anni, e descrive il nostro programma di italiani. È dovere della politica e, in primo luogo, di governo e Parlamento, essere l’anima di quel programma. La nostra Costituzione non è né un insieme di articoli, né una generica esposizione di principi: è un tutto organico che indica le politiche, soprattutto economiche, che rendano il programma possibile. Come abbiamo visto, il sistema delineato è quello keynesiano, cioè ispirato al pensiero dell’economista John Maynard Keynes. Gustavo Zagrebelsky lo ha descritto così nel suo libro “Fondata sul lavoro”: “La Costituzione pone il lavoro a fondamento, come principio di ciò che segue e ne dipende: dal lavoro, le politiche economiche; dalle politiche economiche, l’economia. Oggi, assistiamo a un mondo che, rispetto a questa sequenza, è rovesciato: dall’economia dipendono le politiche economiche; da queste i diritti e i doveri del lavoro”.

Questo “dal lavoro alle politiche” è ciò che è accaduto in Italia nei gloriosi 30 anni seguiti alla Seconda guerra mondiale, e che ha generato la fase di benessere che tutti conosciamo, e che possiamo così descrivere: intervento dello Stato nell’economia e nell’intermediazione del risparmio (pensioni e assicurazione sanitaria e anti-infortunistica); limitazioni alla libertà di movimento dei capitali e controllo del credito; Banca centrale dipendente dal governo e, dunque, finanziamento pubblico del deficit. Li ricordiamo come anni di crescita dei salari, aumento dell’occupazione, basso deficit pubblico. Quando il ministro DC Beniamino Andreatta, all’inizio del 1981, decise il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia condannando il Paese a “vendersi” sul mercato, il debito pubblico era sotto al 58% del Pil e la spesa dello Stato rispetto al Prodotto attorno al 41%, inferiore alla gran parte dei Paesi europei. Anche questo, insieme alla Costituzione, si cerca di far dimenticare da parte dell’attuale informazione manipolata.

Infatti il programma dei governi italiani degli ultimi 30 anni non è più la Costituzione, ma la perenne “emergenza economica” che ha affossato i fondamentali dell’economia “costituzionale”, ma privilegiato la logica dei mercati, penalizzando le condizioni di lavoro e lo stato sociale. Questo programma è stato addirittura messo nero su bianco dalla Banca centrale europea nella sua lettera dell’estate 2011: privatizzazioni, liberalizzazioni, libertà di licenziamento (flessibilità), tagli a welfare e pensioni pubbliche da sostituire con assicurazioni private. In sostanza, la riduzione del ruolo dello Stato, e trasformazione della società sulle esigenze dei famigerati “mercati”. Non è un caso che i Trattati europei, ispirati a questa concezione minima del ruolo dello Stato, non facciano menzione di “diritto al lavoro” (il nostro articolo 4), ma costruiscano la loro idea di società su due pilastri, la “stabilità dei prezzi” (inflazione bassa) e “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva”.

È merito recente di Luciano Barra Caracciolo, giurista e presidente di sezione del Consiglio di Stato, aver sottolineato nel suo “La Costituzione nella Palude” come questa impostazione sia estranea sia al progetto contenuto nella Costituzione, sia alla visione dei padri costituenti, per i quali le idee liberiste, portate avanti da Luigi Einaudi, erano già vecchie e distruttive. Per questa ragione la Costituzione, nasce come Carta anti-liberista.

Infatti Meuccio Ruini, presidente della “Commissione dei 75”, così si rivolgeva a Einaudi: "Gli economisti, i migliori, riconoscono che il loro edificio teorico, la scienza creata dall’Ottocento, non regge più sul presupposto di un’economia di mercato e di libera concorrenza, che è venuto meno non soltanto per gli interventi dello Stato, ma in maggior scala per lo sviluppo di monopoli delle imprese private. Quando vedo i neo liberisti, come l’amico Einaudi, proporre una tale serie di interventi per assicurare la concorrenza che qualche volta possono equivalere agli interventi di pianificazione, debbo pur ammettere che molto è mutato. Non pochi vanno affannosamente alla ricerca della terza strada. La troveranno? Non lo so. Questo so: si avanza la forza storica del lavoro". E il lavoro, continua Ruini, va inteso “nel senso più ampio, cioè comprendente il lavoro intellettuale, il professionista, lo stesso imprenditore in quanto lavoratore qualificato che organizza la produzione e non vive, senza lavorare, di monopoli e privilegi”. Si riconosce in queste parole che i costituenti rifiutarono non solo “la scienza dell’Ottocento” (il liberismo) ma anche quella nuova, la “terza via” che rinnovava quella visione occupando lo Stato e realizzando per via legislativa e ordinamentale il dominio della grande impresa privata. E non si tratta di una voce isolata tra i costituenti; sempre nel 1947, Gustavo Ghidini spiega: “Ora fate l’ipotesi che la nostra rappresentanza fosse completamente eliminata e sedessero in questa Camera solo rappresentanti della Nazione aventi un orientamento regressivo e volessero formare una legge che contrastasse questi diritti al lavoro, li limitasse, li annullasse. La Corte costituzionale dovrebbe dichiararne l’incostituzionalità”.

Incompatibilità tra Costituzione e Trattati europei

Qui emerge l’evidente conflitto tra Costituzione e Trattati europei. Di incidenza immediata sui nostri principi costituzionali, come di ogni altro Stato Ue, è il “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance”, frettolosamente firmato il 2 marzo 2012 da 25 capi di Stato e di governo Ue su 27 (le eccezioni sono state Regno Unito e Repubblica Ceca). L’Italia, con altri Paesi, ha proceduto con la massima celerità a fare propri i gravosi impegni derivanti dal documento citato. L’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio, mediante la modifica dell’art. 81, è stato deliberato dal Parlamento il 18 aprile 2012 dal non-eletto governo Monti, nonostante, va rilevato, che lo stesso Trattato definisse l’inserimento in Costituzione come preferenziale, e non obbligatorio. Ma una spiegazione, a settembre 2016, la fornisce il Guardasigilli Andrea Orlando che ha dichiarato al Fatto Quotidiano: “Non fu il frutto di una discussione nel Paese, ma del fatto che a un certo punto la Bce disse: “O mettete questa clausola nella Costituzione o chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese”. È una delle scelte di cui mi vergogno di più, penso che sia stato un errore e non tanto per il merito, che pure è contestabile, ma per il modo in cui ci si arrivò”.

L’art. 11 della Costituzione recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Ma come ci ha ricordato Gustavo Zagrebelsky: “La limitazione è prevista con l’obiettivo della pace e della giustizia tra le Nazioni, non per mettersi al servizio della finanza internazionale! L’obiettivo si è rovesciato: siamo in un momento in cui il potere economico ha sopravanzato il potere politico, ci si è alleato subordinandolo”.

Inoltre, non è affatto dimostrato che l’Unione europea “assicuri pace e giustizia tra le Nazioni”, ma soprattutto è violato il presupposto delle “condizioni di parità con gli altri Stati”: tale parità è infatti clamorosamente venuta meno negli ultimi anni a più riguardi. Si è avuto in particolare un evidente sbilanciamento delle politiche dell’Unione a favore degli Stati creditori, e in particolare della Germania (gli Übermenschen, i superuomini tedeschi), a scapito dei debitori (gli Untermenschen, esseri inferiori – vi ricorda qualcosa?). E la stessa Commissione europea anziché mantenersi imparziale tra i Paesi membri, ha accettato di diventare l’agente delle nazioni creditrici dell’Eurozona.

Salviamo la Costituzione

Non si contano, in questi anni, le dichiarazioni di esponenti politici del nostro Paese nel prendere atto dei problemi (e dei disastri) creati dall’attuale assetto istituzionale dell’Unione europea. Parallelamente c’è chi pensa che i problemi che oggi affliggono l’Europa si risolvano con “più Europa”. Un atteggiamento surreale che ricorda quello di chi pensa che i problemi dell’economia greca, drammaticamente aggravati dall’austerity, si risolvano con “più austerity”. Il problema non è quanta Europa si vuole, ma quale Europa, per fare cosa, e con quali valori e finalità. Se non è già troppo tardi, è necessario, per la nostra sopravvivenza, cambiare la direzione di marcia. E questa direzione deve tornare a essere quella indicata dalla nostra Costituzione. È questo il vincolo interno inderogabile che dobbiamo riproporre e sostituire al vincolo esterno rappresentato dai trattati europei e a ciò che essi hanno portato con sé: un anacronistico ritorno dello Stato minimo e del laissez-faire, appena riverniciato di modernità tecnocratica, che in particolare negli ultimi anni, ha dato pessima prova di sé, rendendo drammatica una crisi già severa. È ora di dire basta all’atteggiamento deresponsabilizzante del “ce lo chiede l’Europa”. Il prezzo pagato è stato elevatissimo, sia in termini di sviluppo economico che di equità sociale. Ma anche dal punto di vista dello svilimento e della perdita dei valori e dei diritti organicamente elaborati in una Carta costituzionale tra le più avanzate del mondo.
gdm

[1] Friedrich August von Hayek (Vienna, 8 maggio 1899 – Friburgo in Brisgovia, 23 marzo 1992) è stato un economista e sociologo austriaco. Pensatore liberista, è stato uno dei massimi esponenti della scuola austriaca e critico dell'intervento statale in economia.

[2] http://www.treellle.org/sintesi-del-sondaggio-diplomati-19-23enni-di-treellle-su-leducazione-alla-cittadinanza-nella-scuola

Bibliografia

Euro o democrazia costituzionale? - Luciano Barra Caracciolo

La Costituzione nella palude - Luciano Barra Caracciolo

Fondata sul lavoro - Gustavo Zagrebelsky

Il tramonto dell’Euro – Alberto Bagnai

Costituzione italiana contro trattati europei – Vladimiro Giacchè

https://www.studiocataldi.it/articoli/33426-storia-della-costituzione-italiana.asp

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/01/costituzione-70-anni-dopo-dal-lavoro-alla-giustizia-sociale-fino-alleconomia-la-nostra-carta-tradita-dalla-politica/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/22/scuola-la-costituzione-va-studiata-come-le-tabelline/2568994/

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Sat, 04 Apr 2020 14:27:01 +0000
Coronavirus. Potevamo agire altrimenti? https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/37-coronavirus-potevamo-agire-altrimenti https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/37-coronavirus-potevamo-agire-altrimenti Coronavirus. Potevamo agire altrimenti?

Da un'analisi temporale degli avvenimenti relativi alla gestione del coronavirus nel nostro Paese, emerge una realtà desolante, fatta di improvvisazioni, ritardi e inadeguatezza. Gli italiani che pagano le tasse sentitamente ringraziano!  Ed ecco i dati.

  • 31 dicembre 2019: la Cina allerta il mondo per i casi insoliti di polmoniti da coronavirus;
  • 12 gennaio 2020: la Cina condivide la sequenza genetica del virus;
  • 29 gennaio 2020: due cittadini cinesi sono ricoverati allo Spallanzani di Roma;
  • 30 gennaio 2020: l'OMS dichiara l'emergenza sanitaria di interesse internazionale;
  • 1 febbraio 2020: nella gazzetta ufficiale n.26 viene pubblicata la dichiarazione dello stato di emergenza per sei mesi ossia si dichiara una crisi non fronteggiabile con i mezzi e i poteri ordinari;
  • 21 febbraio 2020: primi casi, riconosciuti ufficialmente, in Italia, in Lombardia;
  • dal 4 marzo 2020: un susseguirsi schizofrenico di DPCM (Decreto del presidente del consiglio) per il progressivo blocco delle scuole, delle attività produttive e degli spostamenti dei cittadini.

Stante quanto sopra e la situazione a fine Marzo 2020, con un numero ancora alto di contagiati e soprattutto deceduti, in gran parte imputabili alla carenza di mezzi e di personale del Servizio Sanitario Nazionale, è doveroso chiedersi:

  • Ma un piano anti-pandemico esisteva?

  1. Se, come sembra, esisteva, è stato forse aggiornato il 31 dicembre 2019 alle prime avvisaglie che una pandemia di un certo tipo poteva scatenarsi?
  2. Se esisteva ed è stato aggiornato, a chi è stato comunicato? E in che modalità, visti i risultati?
    Infatti a dar credito ai media, la scoperta dei primi casi di covid-19 è merito, come al solito in Italia, non dell'applicazione di prestabiliti specifici protocolli per le pandemie comunicati agli operatori sanitari, bensì della buona volontà e capacità di una dottoressa.
    Tant'è che il paziente numero 1, applicando i protocolli standard, è stato rimandato a casa dopo la prima visita al pronto soccorso, dove solo al secondo ingresso hanno deciso di ricoverarlo.
  • Dando per scontato che il Ministro della Salute (tal di nome Speranza: vabbè….) conoscesse i gravi rischi, senza i quali, del resto, non sarebbe stato dichiarato in Gazzetta Ufficiale uno stato di emergenza,

    1. si è costui preoccupato di sapere quanti posti letto negli ospedali e in rianimazione esistevano in Italia?
    2. e, una volta appurato il bassissimo numero di posti letto in ospedale rispetto alla popolazione (in Germania sono 9 ogni mille abitanti, in Italia solo 3,2 compresi i privati, ogni mille), si è forse attivato per approvvigionarsi in fretta dei dispositivi necessari ad installarne di nuovi, magari censendo le aziende italiane che potevano riconvertirsi celermente alla produzione di questi dispositivi, o almeno dei loro componenti?
      È possibile che nessuno nel Ministero della Salute si ricordasse che con le sciagurate politiche di tagli di bilancio alla Sanità erano stati dismessi migliaia e migliaia di posti in rianimazione? 
      È possibile che nessuno fino agli inizi di marzo, avesse contezza del fatto che in Italia esiste un’azienda, la Siare Engineering di Bologna, che produce respiratori? Se qualcuno si fosse attivato prima per aiutarli a potenziare la produttività in questo stato emergenziale, quante vite si sarebbero potute salvare e quanto stress psicologico si sarebbe potuto risparmiare anche agli operatori sanitari? Perché scegliere chi deve vivere e chi deve morire non è mai bello per un medico.
    3. perché una volta “scoperta” l’insufficienza di dotazioni/servizi sanitari, ha lasciato che si mandassero mascherine in Cina senza preoccuparsi di riapprovvigionarsene e di attivare le aziende affinché si attrezzassero per produrre respiratori? (vedi gazzetta ufficiale del 1-2-2020 pagina 7);
    4. perché al contrario ha consentito con la sua inerzia il blocco delle aziende che stanno cercando di aiutare la sanità riconvertendosi alla produzione dei dispositivi medici, solo perchè non hanno il codice ATECO coerente con questa attività? (Nota: i codici ATECO sono i numeri che identificano le varie attività nei rapporti con l'Agenzia delle Entrate e la Pubblica Amministrazione).

  • Perché si è permessa l’assurda doccia di atteggiamenti tranquillizzanti (gli aperitivi del furbissimo Zingaretti a Milano sui navigli) che ha portato la massa ad agire in modo difforme e sempre dannoso?
  • Appurata, dall'esperienza cinese, la grande trasmissibilità del virus, perché ogni DPCM è stato preceduto da anticipazioni, la prima facendo "scivolare" il Decreto nel web e le altre con le dirette Facebook del Primo Ministro Giuseppe Conte?
    Ciò ha portato alla fuga di molti concittadini verso il sud, favorendo il diffondersi anche là del virus, e rendendo perciò impensabile lo spostamento temporaneo delle scarse risorse del SSN (operatori sanitari, respiratori, mascherine ecc.) nelle zone sotto scacco del nord.
  • Perché Sala, il primo cittadino di Milano, ha avuto la “genialità” di ridurre le corse della metropolitana durante l'emergenza covid-19, costringendo gli utenti che debbono utilizzare i mezzi pubblici, non potendo ricorrere al telelavoro, a viaggiare stipati senza le distanze consigliate dai virologi?
    Tra questi passeggeri ci sono anche quei nostri medici, infermieri e operatori sanitari che i politici, per aumentare i propri consensi, si sgolano a chiamare eroi (quali in effetti tanti di loro stanno ben dimostrando d’essere) mentre li espongono a un ulteriore rischio di contagio.
  • Perché il nostro governo non ha fatto la voce grossa quando quello tedesco ha bloccato dispositivi medici, ordinati e pagati da aziende italiane, che stavano transitando sul suolo tedesco?
  • Perché il suddetto Governo non ha chiesto le dimissioni della Lagarde che si è dimostrata o inadeguata al ruolo o addirittura nemica dell’Italia?
  • Perché mentre Germania, Francia e addirittura Spagna (uno dei PIGS, maiali, d'Europa insieme all'Italia) dichiarano di voler fronteggiare la crisi economica conseguente al covid-19 con l'iniezione di centinaia di miliardi di liquidità e la nazionalizzazione delle imprese
    1. noi abbiamo lasciato aperte le vendite allo scoperto in Borsa;
    2. e siamo andati con il cappello in mano a Bruxelles e addirittura insistiamo per metterci in mano agli strozzini del MES ?
      Forse la Consob si è svegliata colpevolmente in ritardo nel bloccarle? O dolosamente?

Insomma a vantaggio di chi il nostro governo sta creando in una botta sola le condizioni per la vendita a prezzi di saldo dei nostri asset strategici e per ridurci come la Grecia?

Si potrebbe proseguire a lungo con le domande, ma le più urgenti, in parte consequenziali alle precedenti, sono queste:

Sul Governo nazionale in carica:

  1. Il nostro attuale governo è composto da una pletora di arruffoni/incapaci/inadeguati al ruolo?
  2. Oppure costoro sanno bene quel che combinano e quindi lavorano contro gli interessi del popolo italiano?

Sulle Regioni del Nord:

  1. I presidenti regionali del Nord sono eroi incompresi avendo lanciato prima l’allarme sull’effettiva portata della minaccia e chiesto misure più restrittive?
  2. Oppure son in parte corresponsabili non avendo ardito avvalersi subito del Decreto Legge 31-03-1998 n.112, art.117, comma 1, che abilita le Regioni ad adottare provvedimenti d'urgenza in materia sanitaria?
    Temevano forse di inimicarsi alcune categorie o quella parte di elettorato che ora li plaude?

Sulle Amministrazioni comunali:

  1. Quei sindaci, che avevano diffuso pappagallescamente i video con gli slogan “Milano non si ferma” / ”Brescia non si ferma” / ”Bergamo non si ferma”, e solo vari giorni dopo si son fatti belli chiedendo alla Regione provvedimenti che fermassero tutto, son forse degli sprovveduti non perfettamente consci dei loro poteri?
  2. O invece, potendo a loro volta per legge avviare localmente restrizioni e dare l’esempio, temevano d’irritare la propria fettina di elettorato e anche loro aspettavano soltanto che altri tirassero le castagne fuori dal fuoco?

A ognuno di noi le risposte, alla prossima tornata elettorale, ma se nel frattempo volete condividerle con noi ne saremo lieti.

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Mon, 30 Mar 2020 09:48:03 +0000
Helicopter Money per battere il coronavirus https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/34-helicopter-money-per-battere-il-coronavirus https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/34-helicopter-money-per-battere-il-coronavirus Helicopter Money per battere il coronavirus

L’emergenza coronavirus rischia di affossare gravemente il nostro sistema economico e sociale. Vox Italia chiede che il Governo intervenga urgentemente con provvedimenti importanti ed efficaci per fronteggiare l’emergenza e rendere possibile l’uscita dalla crisi.

Il permanere dell’emergenza coronavirus sta producendo un impatto smisurato sull’economia e sulla vita degli italiani. Si prospetta una grave recessione con pesanti effetti su occupazione, consumi, incremento della povertà, e capacità produttiva del Paese. Qualche giorno fa, lo spread ha superato quota 270, mentre la Borsa Italiana è stata travolta dal caos generato dal coronavirus.

Vox Italia, intende sottoporre al Governo una serie di proposte, a tutela di tutti i cittadini italiani, di tutte le categorie professionali, di tutte le categorie imprenditoriali e di tutte le aziende.

Se la limitazione delle libertà personali che in questo momento non ci consente di produrre, di lavorare, di gestire le nostre vite, in conseguenza dell'emergenza in atto, dovesse procrastinarsi, è facile prevedere seri problemi di ordine pubblico e di approvvigionamento alimentare, unitamente all’azzeramento dei risparmi di molte famiglie. Se a questa drammatica situazione, uniamo i vincoli criminali che ci imporrà l'Unione europea anche a fine crisi, allora è certo che il Paese si avvierà verso un inevitabile default, al cui confronto l’attuale grave situazione dovuta al coronavirus sembrerà uno scherzo.

Per evitare di scivolare in questa drammatica situazione, la proposta dell’avv. Marco Mori e di Vox Italia, prevede l’attivazione di risarcimenti, conseguenti all’emergenza in atto, per tutti i cittadini, tramite il meccanismo noto come Helicopter Money.

Questa misura di supporto all'economia, non è certo una novità: è già stato adottato il mese scorso da Hong Kong, e appena incluso dagli USA nel piano per risollevare l’economia; e anche la Cina sta valutando l’inserimento in bilancio dello stesso strumento, unitamente ai trasporti gratuiti per i lavoratori. L’helicopter money si realizza attraverso la creazione illimitata di denaro dal nulla, che viene poi direttamente versato sui conti correnti dei cittadini. È bene ricordare che questa misura emergenziale è, ad oggi, consentita dai Trattati europei, quindi non è nemmeno necessario mettere in discussione la permanenza del nostro Paese nella Ue.

Ovviamente l’uscita dalla gabbia Europea, le cui regole tanto hanno gravato sulla nostra economia fino a soffocarla, rimane uno degli obiettivi primari di Vox Italia, da attuare comunque al più presto, superata la crisi coronavirus.

Crediamo sia chiaro a tutti che le misure minime annunciate dal premier Conte, quali il gettone da 100 euro, o la sospensione della rata del mutuo, non avranno alcun effetto efficace sulla grave crisi in atto.

Chiediamo quindi l’accredito diretto sui conti bancari di ogni cittadino italiano e di ogni straniero regolarmente presente sul territorio nazionale, della somma una tantum di 10.000 euro. La somma andrà erogata ad ogni cittadino maggiorenne, senza alcuna distinzione reddituale o professionale.

Ribadiamo che questa misura è consentita dai Trattati europei, che vietano unicamente il sostegno della spesa pubblica degli Stati, e pertanto è possibile, senza ritardi, che la Banca centrale possa creare l'importo necessario, accreditando direttamente ai cittadini l'importo stabilito, il cui totale, approssimativamente, è di circa 500 miliardi. Cifra vicina ai 550 miliardi di euro già previsti dalla Germania nella lotta contro il coronavirus.

Potrebbe essere considerato un importo elevato, ma ricordiamo che la Banca centrale negli ultimi anni con il Quantitative Easing ha creato dal nulla moneta per le banche commerciali per un importo di 2.600 miliardi di euro, una somma enorme, pari a circa il 20% del Pil dell’eurozona. Peccato che questa colossale liquidità sia stata immessa a favore delle maggiori banche dell’area euro e non nell’economia reale, come ora Vox Italia chiede di fare per una frazione di quell’importo e a fronte di una situazione di emergenza conclamata. Stavolta non emergenza delle banche ma dei cittadini!

Tale versamento una tantum andrà a sostituirsi al pagamento degli stipendi pubblici e privati, che di conseguenza verranno sospesi per la durata di tre mesi, oltre all’impossibilità di licenziare i lavoratori nello stesso periodo. A fine periodo, in caso di proroga dell’emergenza, la misura andrà reiterata. È quindi previsto un nuovo quantitative easing delle stesse dimensioni.

La proposta include la sospensione di mutui e finanziamenti di ogni genere e specie. Le banche commerciali saranno sostenute, per il danno subito, direttamente dalla Banca centrale senza alcun limite di spesa. E ciò fino a fine emergenza.

Cancellazione per il 2020 di tutte le imposte dirette e indirette di qualsivoglia genere o specie, sia nazionali sia locali; zero tasse per tutto l'anno. Non sospensione o posticipazione.

Cancellazione degli obblighi contributivi per l'anno 2020, anche per le professioni a gestione separata. I versamenti non corrisposti si considereranno come effettuati ai fini del conseguimento dei trattamenti previdenziali.

Pagamento diretto da parte della Banca centrale dei canoni di locazioni abitative e commerciali regolarmente registrati. Non sospendiamo gli affitti, perché sarà la Banca centrale a pagarli, accreditando direttamente le somme sui conti dei titolari dei contratti. Anche questa misura non è vietata dai Trattati, e perciò rimarrà attiva fino a fine emergenza.

Risarcimento integrale dei maggiori danni eventualmente subiti dalle attività professionali e commerciali da valutarsi a fine emergenza; e sempre sanabile attraverso la creazione di denaro ex nihilo da parte della Banca centrale. Chiaramente la norma dovrà essere modulata nel concreto per portare al ripristino per tutti della situazione economica ex ante. Vale a dire, tutto il danno subito dall'inizio dell'emergenza deve essere cancellato. Tranne purtroppo per chi ha perso beni non economicamente valutabili, come salute e vita. In tutti gli altri casi il danno dovrà essere pari a zero.

Ovviamente, qualora l'Unione europea e la Banca centrale (che è un’organizzazione privata) si rifiutassero di sostenere la nostra economia e di supportare l’Italia con le misure indicate, l’uscita dalla Unione europea (non dall’Europa) dovrà essere immediata. A quel punto, potranno essere attuate le misure indicate, benché con tempi maggiori, dovuti all’organizzazione del nostro sistema dei pagamenti, su cui oggi non abbiamo autonomia, dato che i bonifici avvengono sul circuito del Sebc (Statuto del Sistema europeo di Banche centrali). Una volta approntato il nostro sistema di pagamenti, potremo iniziare a stampare Lire e bonificare le somme dovute agli italiani.

A fronte delle proposte minime e non risolutive chieste alla Ue, come fosse un’elemosina, dai rappresentanti dell’attuale governo, la proposta di Vox Italia va evidentemente in direzione diversa, dato che la nostra finalità non è di compiacere la Ue, ma di realizzare un concreto aiuto per i cittadini italiani. E questo lo facciamo chiedendo il massimo, e non il minimo!

Vox Italia è pronta anche a forme di protesta, pur nell’attuale condizione di rischio, se queste misure non fossero adottate, cioè se lo Stato non facesse ciò che è obbligato a fare dalla Costituzione e dall’attuale stato di necessità.

 

Tratto dal video:

https://www.youtube.com/watch?v=wpehRcE3rCM

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Thu, 26 Mar 2020 10:17:14 +0000
Orwell, Coronavirus e il nemico invisibile https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/33-orwell-coronavirus-e-il-nemico-invisibile https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/33-orwell-coronavirus-e-il-nemico-invisibile Orwell, Coronavirus e il nemico invisibile

«Tutti tracciati con lo smartphone come in un vero e proprio scenario distopico: una dittatura sanitaria. Senza certezza sul futuro. Ubriacati di paura.»

Così scrive la giornalista Enrica Perucchietti nel suo ultimo libro, scritto a quattro mani insieme all’avvocato Luca D’Auria, Coronavirus. Il nemico invisibile (Uno Editori).

Il libro è strutturato in modo da poter dare non solo una visione a volo d’aquila sull’intera situazione che ruota intorno al virus COVID-19 che sta condizionando, in modo radicale, la vita di tutti noi, ma cerca anche di cogliere il “perché” le élite stanno agendo in un determinato modo approfittando, in modo palese, della situazione. Non solo. Gli autori cercano anche di comprendere il “perché” la popolazione mondiale stessa stia reagendo a tutto questo nel modo in cui sta reagendo. Ma vediamo un po’ più nel dettaglio il libro.

 L’inchiesta giornalistica

La prima parte del libro consiste in una intensa inchiesta giornalistica intorno al “caso Coronavirus” condotta dalla Perucchietti. Ho utilizzato volutamente il termine “caso” perché la giornalista conduce la sua indagine passo passo proprio come una detective che, non tralasciando nemmeno l’indizio apparentemente più banale, cerca di risalire a ciò che veramente sta accadendo.

Alcuni passaggi sono veramente inquietanti e spingono a chiedersi se non ci sia veramente qualcosa di particolare in atto dietro a tutta questa storia. Ad esempio, la giornalista riporta un’inchiesta condotta nel 2014 da L’Espresso in cui si parlava di “traffico di virus” internazionale con tanto di dichiarazioni da parte dei Carabinieri. Dovrebbe bastare già la conoscenza di questa inchiesta per far sorgere quantomeno dei dubbi al giornalismo mainstream, eppure nessuno ne parla.

In un altro passaggio la Perucchietti riporta, sempre testualmente, un passaggio di un articolo di Jacques Attali sulla rivista francese L’Express in cui il famoso banchiere afferma tranquillamente che l’umanità evolve «soltanto quando ha realmente paura» in modo da far scattare determinati meccanismi di reazione sociali. E cosa sogna Attali di poter ottenere attraverso questa forte paura. Lo dice lui stesso: «una polizia mondiale, un sistema mondiale di stoccaggio (delle risorse) e quindi una fiscalità mondiale». E attraverso quale mezzo pensa di poter ottenere tutto questo? È sempre lui a spiegarcelo: la soluzione ideale sarebbe una pandemia. Infatti scrive: «La pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti [poiché essa farà emergere] meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato». Semplice no? Di affermazioni del genere da parte dei “potenti”, accuratamente documentate, il libro è pieno.

Ora attenzione però, perché qui emerge l’acutezza della nostra giornalista-detective: quello che la Perucchietti, con la sua indagine, cerca di farci capire è che al di là del fatto che tutta questa storia sia stata indotta dall’uomo oppure che tutto è accaduto per fattori naturali, quello che conta è il fatto che là fuori è pieno di individui con le carte in regola che non aspettavano altro che una situazione del genere per poter mettere in pratica le loro perverse “visioni”. E, come la storia ci insegna, l’essere umano non perde mai occasione per drogarsi di potere.

Insomma, quello della Perucchietti è un vero grido di allarme per farci capire che una deriva autoritaria – questa volta di natura orwelliana in puro stile 1984 visto l’attuale livello di globalizzazione e di tecnologia che abbiamo raggiunto – rischiamo di ritrovarcela dietro l’angolo, giacché quelle che stiamo vivendo sono le situazioni ideali per imporre governi autoritari. È necessario, dunque, restare ben svegli e vigilare con attenzione su quanto sta accadendo, e quanto scritto dalla Perucchietti certamente non manca al fine di aiutarci a svolgere questo compito.

L’analisi antropologica

Nella seconda parte Luca D’Auria svolge un’analisi antropologica molto interessante. Partendo dall’affermazione di Aristotele “L’uomo è un’animale sociale”, ci porta a vedere come, in realtà, la “crisi” che stiamo vivendo altro non è che l’apice di un processo iniziato proprio nell’antica Grecia. In quel periodo, infatti, scrive D’Auria, avvenne il salto dai “sofisti” a Platone, cioè da una visione del mondo “prospettica” a una visione del mondo “assoluta”, che dove valere per tutti. Non solo. Con la visione del mondo platonica la realtà dell’uomo diventa sempre più astratta, più “virtuale”.

È sufficiente guardare a quello che accadeva nel Medioevo, ci dice D’Auria, e osservare come venisse esaltata la vita spirituale aliena da mondo terreno fino a percepire come giusta, auspicabile e ideale la vita del monaco che vive chiuso dentro la sua cella con il solo intento di contemplare il mondo spirituale. “Fate un volo mentale lungo i secoli”, sembra suggerirci D’Auria, e noterete come il nostro vivere di oggi, rinchiusi in casa per via della quarantena del Coronavirus, non sia altro che l’apice della realizzazione di questa “trascendenza”.

Oggi la nostra cella di preghiera e la nostra casa e il nostro “mondo spirituale” in cui riversiamo la nostra esistenza è internet. Sembra proprio, ci suggerisce D’Auria, che sia stata l’evoluzione stessa a spingerci a tutto questo. Da avvocato, l’autore ci porta ad osservare come anche la legge stessa si sia spostata sempre più verso l’astratto, lentamente andando ad abbandonare sempre più il concetto di reato come fatto reale commesso e sposando sempre più, invece, l’idea del “processo alle intenzioni e alle idee”. E questo è un altro enorme campanello di allarme per la situazione che stiamo vivendo. In questo periodo di quarantena, infatti, rischia di diventare un “criminale” chi la pensa diversamente rispetto al pensiero dominate. E ciò, sembra ancora suggerirci D’Auria, è assurdo e normale allo stesso tempo, giacché nel mondo virtuale e astratto in cui ci siamo immersi dall’inizio di questa quarantena, è proprio ciò che è “virtuale” ed “astratto”, come le nostre opinioni e le nostre idee, ad avere peso giuridico.

Insomma, in conclusione, anche D’Auria come la Perucchietti vede all’orizzonte la nascita di un orribile mondo orwelliano, mondo che un po’ tutti iniziamo a temere sia già iniziato.

Michele Putrino

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[email protected] (Vox Italia) Blog Wed, 25 Mar 2020 17:45:00 +0000
L’Euro come strategia anti-italiana https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/25-l-euro-come-strategia-anti-italiana https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/25-l-euro-come-strategia-anti-italiana L’Euro come strategia anti-italiana

L'Euro è stato un danno all'economia del nostro Paese. Ecco le prove.

Le cronache del 1996 dimostrano in maniera documentata e incontrovertibile che l'entrata dell'Italia nell'euro è stata parte di una strategia punitiva contro l'Italia da parte di Germania e Francia.

Venticinque anni fa, il giornale di proprietà degli industriali, il Corriere della Sera, pubblicava in prima pagina il titolo «Italia quarta potenza mondiale».

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Oggi siamo solo terzi in Europa, ma come tasso di disoccupazione (fonte: ec.europa.eu/eurostat). Ma negli anni ’90 eravamo più ricchi di inglesi e francesi. Gli stipendi erano inferiori, ma il sistema Italia consentiva quasi a tutti di avere lavoro e casa di proprietà, rendendoci così tra i più benestanti in Europa. Il manifatturiero italiano era ai vertici mondiali, a dispetto di un territorio senza materie prime, e la bilancia dei pagamenti, quella che registra le importazioni e le esportazioni, godeva di ottima salute; e con lei le famiglie italiane. La domanda allora sorge spontanea:

Qual era il segreto di quella Italia?

Se andiamo a considerare il nostro modo di fare impresa c’era poco da stare allegri. Gli italiani erano (e sono) dotati di forte spirito di iniziativa e di molta fantasia nel trovare soluzioni alternative. Tuttavia, le imprese negli anni '90 erano mediamente piuttosto piccole, tranne i colossi di Stato, come quelli della telefonia e dell’energia.
A guidare il Paese c’erano Andreotti e Craxi. Il primo, riconosciuto colpevole di associazione per delinquere con Cosa nostra, benché lo stesso reato andò estinto per prescrizione, ma più noto per intrallazzi e voto di scambio. Bettino Craxi, che di socialista aveva solo l'etichetta, morì da latitante in Tunisia, accumulando varie condanne per corruzione, per circa 25 anni di reclusione. Inoltre l’Italia aveva nel 1991 ben 4 regioni in mano alla malavita organizzata: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.
Nonostante queste problematiche, non certo marginali, eravamo la Quarta, dicasi quarta, potenza economica mondiale.

Infatti lo stesso Corriere della Sera del febbraio 1996 titolava: "Grazie alla Lira", articolo che esordisce con "Lira magica, unica, vera colonna dell'Italia...".

corriere grazie alla lira

E' chiaro che questo trend non poteva non suscitare la reazione dei nostri concorrenti. Arriviamo così ad uno dei titoli che hanno segnato la condanna dell'Italia: "Germania mai così in basso" e "Made in Italy mai così bene".

Italia bene Germania male 2b

 

A rincarare la dose, ci pensa una pubblicità circolata in Europa, sempre degli anni '90: "per ogni Volkswagen venduta in Italia, 8 Fiat vengono vendute in Germania. Per ogni Renault venduta in Italia, 3 Fiat vengono vendute in Francia. Per ogni Volvo venduta in Italia, 9 Fiat vengono vendute in Svezia". Rimarcando la potenza dell'export italiano, oltre che nel tessile, anche nel comparto auto.

 fiat lira 2

 

Si scatenano dunque le reazioni degli altri Paesi: ecco l'articolo di Repubblica del febbraio 1996: "La Francia contro l'Italia".

 Francia contro Italia

 Ecco cosa dice l'articolo: "La Francia non ha ancora 'digerito' la svalutazione della lira e avrebbe intenzione di tornare alla carica per punire il nostro paese". Secondo il settimanale L'Express, il governo parigino avrebbe intenzione di proporre al prossimo consiglio europeo che gli aiuti dell'Unione europea al nostro paese (agricoltura, Mezzogiorno) non vengano più pagati in Ecu, bensì in lire. L'eccedente così realizzato dalla Ue potrebbe essere versato nelle casse di agricoltori e industriali francesi e tedeschi, penalizzati dalle esportazioni italiane. L'ipotesi appare difficilmente praticabile, sia dal punto di vista politico sia da quello economico (l’Italia perderebbe centinaia di miliardi), ma la sua evocazione testimonia quanto sia forte l'ostilità francese nei nostri confronti."

L'Italia va punita

Chirac aggiunge: "Provengo da una regione agricola e mi risulta che non si esporta più nemmeno un vitello verso l’Italia". Quindi l'Italia aveva totalmente sbaragliato le altre nazioni, posizionandosi per questo come quarta potenza mondiale.
E dopo appena qualche mese, ecco svelato il "rimedio" su cui meditava la Francia, per penalizzare il nostro Paese.

 Chirac moneta unica

Dall'articolo di Repubblica dell'ottobre 1996 apprendiamo che:
"Fonti ufficiali francesi hanno chiesto un rapido ritorno della nostra moneta nel Sistema monetario europeo". Da qui il titolo dell'articolo "ci serve una moneta unica per controllare la lira". Cioè, serve una moneta unica per ingabbiare gli italiani.
I francesi vedevano quindi la nostra moneta, cioè la nostra sovranità, come il reale problema della Francia e della Germania. Sempre secondo l'articolo, Chirac ha parlato ad un pubblico fortemente esasperato contro l'Italia, un Paese che viene considerato il grande nemico industriale. E a questo punto, qual è la proposta francese? che l'Italia debba entrare assolutamente nello SME, quindi nel futuro Euro. Inoltre, il capo di stato francese, lamentando gli effetti negativi della lira sull'industria francese, dichiara: "non sono le iniziative del Sud-Est asiatico ad essere inquietanti per la produzione francese nel tessile, è la lira italiana". Nello stesso anno uno studio della Commissione dimostrava che non esisteva una relazione tra il deprezzamento della Lira e la crisi francese. E che il vantaggio competitivo dell'Italia derivava unicamente dalla sua posizione sovrana. Dunque le accuse francesi erano quasi del tutto infondate.

E arriviamo ora all'identificazione dei complici italiani che hanno "lavorato" per la realizzazione dell’obiettivo a cui miravano Francia e Germania.
Repubblica del 1996 titola: "Lira, l'Europa tifa per il ritorno nello Sme".

 europa ritorno nello sme

 

E di seguito: "il commissario europeo responsabile della politica economica e monetaria, si felicita della determinazione mostrata da Romano Prodi nell'annunciare che il rientro della lira nello Sme sarà un obiettivo prioritario del suo governo".

Infatti Chirac corre ad incontrare Prodi a Napoli, "chiedendogli" (possiamo immaginare cosa significhi nella realtà questo termine), l'immediato rientro dell'Italia nello SME e nel futuro Euro, come misura punitiva. Romano Prodi esegue e annuncia che "il rientro della Lira nello Sme sarà un obiettivo prioritario del suo governo". Lo stesso commissario europeo dichiara: "è qualcosa che può rendere solo felice la Commissione europea".

Romano Prodi rende quindi felice la Commissione europea. E dopo qualche anno, la Commissione Europea renderà felice Romano Prodi, nominandolo presidente della Commissione stessa con i voti favorevoli di (l'avreste mai detto?) Germania e Francia, che grazie a Romano Prodi e al rientro dell'Italia nello Sme e poi nell'euro, erano riuscite a neutralizzare il loro pericoloso concorrente.

Interscambio commerciale Italia Germania 2 
Gli effetti dell'euro

Infatti dal 2000, lo scenario comincia drasticamente a cambiare: la bilancia commerciale inverte il suo trend e l'Italia torna in deficit. Il reddito pro capite degli italiani cade a picco, perché diminuendo la produzione industriale, aumenta la disoccupazione, con conseguente calo del reddito. (fonte: Eurostat)

produzione industriale italia germania

 Allo stesso modo, notiamo che la produzione industriale italiana, che prima dell’introduzione dell’euro era superiore a quella tedesca, decresce vistosamente proprio a partire dal 2001, mentre la Germania guadagna conseguentemente, arrivando nel 2012 ad un +35% rispetto alla produzione italiana. (fonte GaveKal Data)

rapporto produzione italia germania 2 

L’influenza dell’entrata nell’Euro è ancora più evidente se consideriamo il rapporto tra produzione italiana e produzione tedesca, in relazione al transito della nostra valuta prima nello SME e poi nell’Euro.
Per semplificare, le frecce verdi rappresentano i periodi di sovranità della Lira, mentre le frecce rosse i periodi nei quali la Lira era agganciata all’Ecu o è stata sostituita dall'Euro. E' la dimostrazione che quando siamo padroni della nostra moneta, la nostra produzione cresce rispetto alla Germania.

numero miliardari 2

Lo spostamento della ricchezza

Con grave ritardo abbiamo realizzato che queste operazioni erano e sono, nel particolare, rivolte a deprimere i Paesi dove l’economia è sana, ma in generale sono solo parte della strategia di spostamento del potere e della ricchezza dal basso verso l’alto, in atto dal dopoguerra in tutto il mondo. Infatti, non a caso, negli stessi anni in cui si è impoverita l’economia di tanti Paesi, sono aumentati i super-ricchi in tutta Europa, e in particolare in Germania. (fonte: D. Hardoon, Oxfam GB).

Come conseguenza, in Europa il settore dei beni di lusso è cresciuto del 28% tra il 2010 e il 2013 (fonte: Frontier Economics, “The contribution of the high-end cultural and creative industries to the European economy”, 2014).

disoccupazione italia germania 2

Ma parallelamente, per via della contrazione della produzione, le fabbriche italiane hanno cominciato a chiudere e la disoccupazione ad aumentare. Vale la pena evidenziare come alla diminuzione dell’occupazione in Italia, corrisponda in modo complementare, l’aumento di occupazione in Germania. Nel 2014 la Germania segna il tasso di disoccupazione più basso della sua storia al 5%, e l'Italia segna il suo più alto a 12,7%.
(Fonte: elaborazione Vox Italia su dati Eurostat - Total unemployment rate TPS00203)

Il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro

Non dimentichiamo che questa situazione è anche sostenuta dalla perdita di un altro strumento di sovranità monetaria, già avvenuta nel 1981, che in soli 15 anni dal suo avvio è costato agli italiani oltre 1.000 miliardi di euro, per poi continuare a gravare sulla nostra economia fino a soffocarla. Si tratta del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, per volere dell’allora ministro DC Beniamino Andreatta. Con un atto palesemente anti-democratico, cioè, senza consultare il Parlamento, ma con una semplice corrispondenza epistolare con l’allora Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, Andreatta mise fine alla possibilità del governo di finanziare monetariamente il disavanzo.

divorzio bankitalia tesoro 2

 Venne infatti rimosso l’obbligo vigente da parte di Palazzo Koch di acquistare i Titoli di Stato emessi sul mercato primario (cioè quelli collocati mensilmente dal Tesoro), che aveva consentito fino ad allora al nostro Paese di tenere sotto controllo il debito pubblico. A questo punto, anticipando quanto sarebbe avvenuto successivamente con l’ingresso nell’Unione Monetaria, l’Italia per finanziare la propria spesa fu costretta ad attingere ai mercati finanziari privati, con tassi d’interesse di tutt’altra entità rispetto a quelli garantiti in precedenza. Gli effetti furono immediati: sempre ragionando in euro, i 142 miliardi di debito del 1981 (58% del Pil) dopo tre anni erano raddoppiati; dopo quattro, triplicati (429 miliardi), superando quota 1.000 nel 1994, pari al 121% del Pil.
Ma cosa spinse Andreatta a questa devastante decisione? Come raccontò lui stesso dieci anni dopo in una lettera pubblicata sul Sole 24 Ore, questo stravolgimento strutturale era necessario per salvaguardare i rapporti tra Unione Europea e Italia. Ad essere in pericolo era infatti la partecipazione del nostro Paese all’interno dello Sme, ossia l’accordo precursore del sistema Euro. Secondo Andreatta: “L’imperativo era cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall’ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole”. Benchè questa spiegazione non esaurisca tutti i dubbi sul deliberato danno provocato all'Italia, rimane comunque evidente che sia Andreatta che Ciampi abbiano agito in violazione del rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, allo scopo di eseguire ordini sovranazionali di matrice neoliberista.

think tank Cep

A conti fatti, grazie alla moneta unica, in 20 anni ogni tedesco ha guadagnato €23.000, e ogni italiano ne ha persi 75.000. Non lo dicono i complottisti italiani, ma un report del think-tank tedesco Cep (Centre for European Policy) di Friburgo.

Cui prodest?​

Spesso ci si chiede perché tanti dei nostri rappresentanti in Parlamento siano venuti meno ai doveri derivanti dal loro incarico, agendo in aperto contrasto con la Costituzione e con gli interessi del popolo italiano. E allora ricordiamo come questi personaggi, che hanno favorito i nemici dell'Italia sono stati ringraziati.

  • Beniamino Andreatta, a quei tempi membro del Bilderberg (in futuro parteciperà alla riunione sul Britannia): eletto alla vicepresidenza del Partito Popolare Europeo nel 1984, grazie al sostegno del cancelliere tedesco Helmut Kohl.

  • Romano Prodi (allievo di Andreatta), membro del direttivo del Bilderberg: insignito della legion d'onore dal Presidente della Repubblica francese.

  • Mario Monti, Presidente del Consiglio, membro del direttivo del Bilderberg: nominato membro della commissione Attali per il rilancio della Francia (cioè del nostro maggiore concorrente).

  • Enrico Letta, Presidente del Consiglio, ha sostituito Monti al Bilderberg nel 2012 e poi lo sostituirà al governo del Paese: insignito della legion d'onore dal Presidente della Repubblica francese.

Tutti italiani che hanno lavorato per Francia e Germania.

  • Sandro Gozi, sottosegretario PD agli affari europei con Renzi e Gentiloni, membro del Bilderberg: insignito della legion d'onore dal Presidente della Repubblica francese, alle prossime elezioni europee si candida con Macron, l'anti-italiano numero 1 al mondo. Questa era dunque la persona che doveva fare gli interessi dell'Italia in Francia?

La legion d’onore è l'onorificenza più alta attribuita dalla Repubblica francese. Finora ne sono stati insigniti 13 politici del PD, 3 di Forza Italia, più Emma Bonino (+Europa).

Questi fatti dimostrano ancora una volta che le organizzazioni sovranazionali stanno da tempo infiltrando i propri uomini ai vertici del governo del Paese e della Ue, per raggiungere l’obiettivo affidato loro dalla classe dominante, cioè di proseguire con ogni mezzo nella redistribuzione del reddito, della ricchezza e del potere politico dal basso verso l’alto; strategia mondialista e anti-democratica in atto negli ultimi quarant’anni.

gdm

bce disastro euro

Bibliografia

​La fabbrica del debito dell'usura e della disoccupazione - Savino Frigiola
La Matrix Europea: Il piano di conquista del Cartello Finanziario in Italia - Francesco Amodeo
Il denaro, il debito e la doppia crisi - Luciano Gallino
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/20/bettino-craxi-tangenti-per-miliardi-a-domicilio-ecco-perche-fu-condannato/3329146/
https://scenarieconomici.it/i-successi-lira-raccolta-articoli-giornalistici/
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/02/17/la-francia-contro-italia-la.html
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/10/01/chirac-moneta-unica-per-controllare-la-lira.html

 

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Mon, 16 Mar 2020 15:36:07 +0000
MES - Un rischio per gli italiani https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/24-mes-un-rischio-per-i-risparmiatori-italiani https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/24-mes-un-rischio-per-i-risparmiatori-italiani MES - Un rischio per gli italiani

MES. Un rischio per i risparmiatori italiani

Perché esiste il Mes

Come è noto, le maggiori banche europee hanno accumulato debiti enormi prima e durante la crisi, a causa della finanza ombra e del denaro che gli stessi istituti bancari hanno privatamente creato dal nulla e utilizzato per concedere ampi crediti senza avere in bilancio i relativi fondi. In diversi Paesi Ue il totale di questi debiti privati è addirittura superiore ai rispettivi debiti pubblici.

In questa fase le banche hanno convinto i governi e i politici che li sostengono, che se anche solo alcune di esse avessero dovuto fallire, ne sarebbe seguito un disastro per l’intera economia europea. Forti di questa infondata minaccia e consapevoli del fatto che, dopo gli stanziamenti a garanzia delle banche, nei bilanci statali non esistono più risorse sufficienti per salvare una seconda volta le banche, la Troika (Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale) ha lavorato alla diffusione dell’idea che la crisi delle banche fosse una crisi degli Stati, creando emergenze fittizie per travalicare la sovranità degli stessi Stati.

Il drenaggio di capitali dagli Stati verso le banche ha ovviamente creato dei vuoti nei bilanci statali, così i governi hanno deciso di avviare una rigorosa politica di austerità volta a ridurre soprattutto le spese, a cominciare dalle aree strategiche per i cittadini: pensioni, sanità e istruzione.
Le politiche di austerità sono state declinate sia in ambiti nazionali, come la famigerata riforma delle pensioni introdotta in Italia dal governo Monti nel 2011, sia in severe imposizioni partorite a Bruxelles. Tra queste ultime: il Memorandum di intesa imposto alla Grecia; il “patto fiscale” (Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance), approvato nel 2011 a larga maggioranza dal Parlamento italiano senza alcuna discussione sulle prevedibili disastrose conseguenze; infine l’istituzione del MES (Meccanismo europeo di stabilità).

 

La strategia anti-democratica

Negli anni immediatamente successivi, le politiche di austerità presentate dai nostri governanti come sicuri rimedi per la crisi, in realtà l’hanno aggravata e prolungata. La stagnazione dell’economia si è trasformata in una severa recessione. Il caso italiano è indicativo al riguardo, ma lo stesso è riscontrabile in altri Paesi europei, inclusa la Germania.
Non ci si può non interrogare sulle motivazioni della mancata comprensione da parte dei ministri, dei presidenti del Consiglio e dei capi di Stato che l’austerità, nella situazione di crisi, fosse una ricetta suicida dal punto di vista economico, se non anche da quello politico, per le recessioni di lunga durata che hanno prodotto. Ma sappiamo benissimo che tali politiche sono conformi al volere della classe dominante, il cui obiettivo non è certo quello di risanare l’economia, ma piuttosto di perseguire con ogni mezzo la redistribuzione della ricchezza e del potere politico dal basso verso l’alto. Strategia anti-democratica in corso da oltre trent’anni, coadiuvata da organizzazioni quali Bilderberg, Trilaterale, Gruppo dei 30, e da banche internazionali, quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, J.P. Morgan, Rothschild, Schröder.


Ad ulteriormente motivare i governanti ad adempiere alle prescrizioni della Ue ed a creare un clima politico favorevole alle violazioni della democrazia, sono state messe in atto due strategie. La prima è consistita nel camuffare la crisi come se questa non avesse origini nel sistema bancario, ma fosse dovuta al debito eccessivo degli Stati, provocato, secondo loro, dall’eccessiva spesa sociale. “Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità”, vi ricorda qualcosa? La seconda strategia è stata quella di prospettare l’ipotetico debito eccessivo come una grave emergenza da risolvere. Pertanto in una situazione emergenziale, i Parlamenti non possono far altro che obbedire ai diktat, perché “ce lo chiede l’Europa”. In questo modo, poche decine di persone non elette possono travalicare il potere di governi democraticamente eletti.


Cos’è il Mes

Forti di questi presupposti e coordinati dal Consiglio europeo, il 2 febbraio 2012 gli ambasciatori dei Paesi Europei hanno firmato il Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), come versione permanente del precedente meccanismo di stabilizzazione, il Fondo europeo di stabilità finanziaria (ESFS), che era temporaneo stato creato a giugno 2010 per contrastare la montante crisi economica europea.
Il Mes, da alcuni ribattezzato “Morire per l’Europa Subito”, è un’istituzione comunitaria affine a una banca, atta a fornire, a certe condizioni, che vedremo meglio di seguito, assistenza finanziaria agli Stati membri che presentino difficoltà di bilancio. Questa assistenza consiste in un dispositivo che ha introdotto la norma della “condizionalità”. Vale a dire che l’aiuto finanziario viene accordato solo agli Stati dell’Eurozona che, in cambio, si impegnino a mettere in opera un programma di riforme. Più precisamente, come viene definito in maniera orwelliana nel regolamento del Mes, “programma di aggiustamento macro-economico”, naturalmente coerente con le tendenze neo-liberiste imperanti. Di fatto, tali tendenze coincidono sempre con la privatizzazione dei servizi pubblici, con la riduzione dei salari, con la contrazione della spesa pubblica, con la soppressione di ogni limitazione alla circolazione delle merci. È così che viene perpetrato il ricatto dell’ausilio finanziario condizionato.
Notiamo come si auto-alimenta questo circolo perverso: dato che ben difficilmente gli Stati approverebbero misure auto-lesioniste, vengono artificiosamente create condizioni economiche che necessitano di aiuti finanziari, e questi aiuti arrivano solo se gli Stati adeguano le loro politiche agli obiettivi della Commissione europea, che quasi sempre divergono dagli interessi nazionali; ma questi obiettivi non possono che peggiorare ulteriormente i conti economici e lo stato sociale, oltre ai debiti che gli stessi Stati dovranno rimborsare, cosicché saranno necessari ulteriori “aiuti” e il processo si auto-sostiene a tempo indefinito.
Il Mes diventa quindi lo strumento con il quale gli Stati europei “aiutati”, vengono privati della loro autonomia politica. Questi stessi Stati si vedono costretti, per non precipitare nella miseria, ad accettare riforme che sono dettate dall’esterno e che sono sempre a beneficio dell’oligarchia finanziaria e a nocumento dei ceti medi e delle classi lavoratrici. La BCE potrà infatti trattenere discrezionalmente la liquidità dei sistemi bancari degli Stati membri che si rifiutino di seguire i suoi precetti sulle politiche di bilancio, settori pubblici e sistema dei salari.

 

I soldi del Mes

Con il Mes, il peso decisionale dei Paesi dell’Unione europea risulta proporzionale ai versamenti effettuati al fondo comune. Con l’ovvia conseguenza che la Germania, ancora una volta, può imporre i suoi interessi a tutta l’Europa, senza dover ricorrere alla tradizionale strategia militare e imperialista. È dunque chiaro che l’obiettivo degli “aiuti” è quello di imporre il debito: lo Stato che chiede l’aiuto non viene aiutato, ma in realtà si indebita, si mette da solo il cappio al collo e viene in pratica sequestrato, senza possibilità di liberazione.
E da dove provengono i capitali che “generosamente” il Mes dispensa agli Stati? Ai sensi dell’art. 8 del Trattato, gli Stati membri debbono fornire “in via irrevocabile e incondizionata” il loro contributo al capitale azionario autorizzato: 7 milioni di azioni da centomila euro ciascuna, pari a 700 miliardi di euro a regime, 500 miliardi di euro per cominciare. L’Italia, che stava tagliando migliaia di posti letto negli ospedali ed elevando l’età di pensionamento a 66 anni, avrebbe contribuito con 125,4 miliardi, da versare in cinque rate annuali. Ad oggi (dicembre 2019), sommando i miliardi versati al Mes con quelli dati in forma di prestiti bilaterali o di prestiti tramite il EFSF ad altri Stati europei (la cifra si trova nel bollettino di Banca d’Italia) si arriva a un totale effettivamente versato di circa 59 miliardi; la metà di quanto previsto. L’Italia è il terzo contributore del Meccanismo europeo di stabilità, il cui patrimonio, negli ultimi anni, è servito ad aiutare Irlanda, Cipro, Portogallo, Spagna e Grecia (due volte). Noi non ne abbiamo mai usufruito. È vero che, sulla carta, si tratta di prestiti, ma ci sono forti dubbi sulla possibilità dell’effettiva restituzione. Già l’Irlanda ha chiesto una proroga dei termini a 40 anni.
Ora pensiamo quante problematiche interne irrisolte avremmo potuto sanare con questi 59 miliardi. Dall'emergenza coronavirus, alle scuole, alle strade, all’ex-Ilva, ai dissesti idro-geologici, creando migliaia di posti di lavoro. Invece sono finiti nelle banche tedesche e francesi, che erano creditori di Cipro, della Spagna e della Grecia.
Secondo il Mes gli Stati membri dell’Unione non possono ricevere prestiti dalla loro Banca centrale, ma le banche private sí (al tasso dell’1% o inferiore). Però il Mes ha facoltà di chiedere prestiti alle banche private, al tasso corrente di mercato, di certo superiore all’1%. Dopodiché lo stesso Mes potrà prestare denaro agli Stati che ne fanno domanda, a un tasso che certamente sarà superiore a quello delle banche. Si è quindi creato un meccanismo speculativo finanziato dagli stessi Paesi dell’Eurozona, in grado di generare elevati guadagni per il sistema bancario, per via di questa catena di transazioni.


Il Mes in azione

Il primo Paese europeo a “beneficiare” del Mes è stato la Grecia. Il 9 febbraio 2012 la Ce, la Bce e il Fmi hanno inviato al governo greco un Memorandum di 51 pagine contenente le misure da adottare obbligatoriamente per poter accedere agli “aiuti” finanziari. Pesanti le misure imposte in tema di condizioni di lavoro: riduzione del 22% del salario minimo stabilito dai contratti collettivi, mentre per i giovani sotto i 25 anni, la riduzione è stata del 32%. Seguono una serie di regole che vanno dall’esclusione dei bambini dalle liste di sicurezza sul consumo di alcuni alimenti, alla distanza minima tra pompe di benzina e luoghi in cui si radunano gruppi di persone. Il messaggio occulto che si cela dietro questa apparente precisione maniacale è fin troppo chiaro: “cominciate ad abituarvi al fatto che qualcun altro, al di fuori del vostro Paese, stabilirà le norme che regolano i vostri comportamenti quotidiani”. Concetti che riecheggiano i diktat militari in tempo di guerra.
Infatti Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo disse in un’intervista del 2011 che per ottenere che la Grecia facesse fronte ai suoi doveri, la sua sovranità sarebbe stata “massicciamente limitata”.
Ora la domanda è: a quale Paese verrà inviato il prossimo Memorandum?
C’è da chiedersi se tra i parlamentari italiani che hanno approvato il Mes (vedi Tabella 1), qualcuno avesse una vaga idea di quale perdita di sovranità economica e politica ciò abbia comportato, e quale ferita rappresenti per la democrazia.


Mes 2.0

Ma non finisce qui. Ci troviamo ora alla seconda versione del Mes, manco a dirlo, peggiorativa per noi. Questa istituzione, che già ha teoricamente a disposizione 705 miliardi, potrebbe chiederne ancora, a seconda dei suoi bisogni e da versare, da parte dei Paesi aderenti, entro 7 giorni. Tali “bisogni” sono stabiliti unilateralmente dalla stessa Istituzione che detiene il capitale. Come se non bastasse, sempre secondo lo Statuto del Mes, tutti gli appartenenti a questo organismo sovra-nazionale godono della totale immunità e impunità penale.
Qui sorge un’altra domanda: “è mai possibile che esista un’organizzazione che può chiedere ingenti somme agli Stati membri, a sua totale discrezione, e non doverne rispondere?”.
Sembra un’assurdità, e invece l’articolo 35 della riforma del Mes prevede che ci sia l’immunità per la Presidenza, per il Consiglio, per la Direzione generale, e per i funzionari (tutta una struttura pagata da noi contribuenti). Esiste cioè la totale ed insindacabile immunità per tutti, qualsiasi cosa facciano questi impiegati privati nell’esercizio delle loro funzioni. E non sono giudicabili, né punibili. È evidente a tutti che questa norma è da considerare di assoluta gravità, per il suo potenziale anti-democratico e deresponsabilizzante di un gruppo privato e non eletto che gestisce i nostri soldi. Mai nella storia recente si è verificato un superamento di quello che è stato uno dei principi illuministici fondamentali, cioè la separazione tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario. Ratificare da parte dei Parlamenti, obbligati dal potere finanziario, che ci sia un organismo sovra-nazionale in grado di condizionare i governi, al di fuori dell’organo giudiziario, cioè non giudicabile da nessuno, significa partorire un mostro. Significa che il principio di uguaglianza davanti alla Legge vale per tutti i cittadini, ma non per i membri del Mes. Superare questo principio illuministico è di una gravità inaccettabile!

Già questo argomento sarebbe sufficiente a rifiutare in blocco il Mes. Ma evidente ciò non ha creato il minimo allarme nei nostri rappresentanti al Parlamento, che anzi hanno dato il loro assenso a questa bomba ad orologeria. Alle riunioni dell’Eurogruppo del Giugno 2019 infatti, hanno presenziato Alessandro Rivera, direttore generale del Mef (Ministero dell'economia e delle finanze), Giovanni Tria, ministro dell’Economia, e Giuseppe Conte, auto-battezzatosi come “avvocato del popolo”, per quanto la validità di questo auto-battesimo non è ancora stata confermata dai fatti. Il mandato che Conte aveva ricevuto dal Consiglio dei Ministri era chiaro: “il Mes non deve passare; ci si deve opporre a tutti i livelli” e nella risoluzione era specificato che il Parlamento avrebbe dovuto essere preventivamente informato prima di dare qualsiasi assenso o approvazione, opponendosi a qualsiasi clausola favorevole al principio di condizionalità per ottenere i fondi.

 

Come avviene il ricatto del MES

Per chiarezza, torniamo sul concetto di condizionalità, già spiegato più sopra, perché è un punto critico. In pratica l’Italia fornisce i miliardi al fondo del Mes; successivamente il fondo può essere utilizzato per aiutare altri Stati, ma l’Italia non può ricevere finanziamenti, perché i nostri parametri relativi al debito non lo permettono. E se uno Stato non rientra nei parametri di debito, cioè la cui stabilità finanziaria è giudicata insufficiente, bisogna necessariamente passare per la ristrutturazione del debito. La ristrutturazione del debito è simile alla rimodulazione delle imposte: il valore del debito viene tagliato. Quindi, ad esempio, con una ristrutturazione del 20%, se un risparmiatore possiede 10.000 euro di BTP, anche se fossero all’interno di un Fondo d’investimento, se ne ritrova 8.000 euro.
E perché viene fatta la ristrutturazione? In situazioni normali, se un Paese attraversa un momento di difficoltà, dato che ha la sua moneta, la svaluta; e i creditori esteri si trovano il loro credito con un valore un po’ inferiore, quindi ci perdono; mentre non cambia nulla per i cittadini del Paese che ne detengono i titoli di Stato. È chiaro che passando dalla svalutazione al taglio del nominale del debito, non saranno più i creditori esteri a perdere soldi, ma chi quel debito lo possiede, cioè i risparmiatori del Paese “ristrutturato”. E dato che circa il 75% del nostro debito pubblico è nelle mani degli italiani, significa che a fare le spese di questo disastro sarebbero proprio i risparmiatori italiani.
Lo stesso professor Giampaolo Galli, nella sua audizione presso la Commissione Bilancio (6/11/2019), oltre ad aver paragonato il Mes ad una pistola puntata alla tempia degli italiani, ha dichiarato: “La nostra opinione su questo punto è che l’idea di una ristrutturazione "early and deep” non avesse senso nella Grecia del 2010 e, a maggior ragione, non abbia senso nell’Italia di oggi. In particolare, occorre considerare che l’Italia ha risparmio di massa e che il 70% del debito è detenuto da operatori residenti, tramite le banche e i fondi di investimento. In queste condizioni, una ristrutturazione sarebbe una calamità immensa, genererebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra. Nessun governo può prendere una decisione del genere…” (la relazione si trova sul sito della Camera).
Comincia quindi a chiarirsi l’idea folle che sta alla base del Mes: in un momento di grave crisi economica, l’Italia dovrebbe sborsare miliardi (ne abbiamo già versati 59) per aiutare altri Paesi, quando siamo proprio noi ad averne maggiormente bisogno. Ma se fosse proprio l’Italia a dover percepire un aiuto economico, peraltro ricevendo in prestito i nostri stessi soldi precedentemente versati, non potremmo ricevere neanche un euro se prima non operiamo il taglio nominale dei nostri risparmi. E questo sarebbe davvero un suicidio. Perché se investendo nei titoli di Stato, ci saranno buone probabilità di non riavere indietro il proprio denaro, chi acquisterà ancora i BTP? Così si rischia il fallimento di un’intera nazione. C’è sempre qualcuno disposto a vendersi per l’estero, ma qui crolla la logica di aiutare i Paesi in difficoltà, dato che non ha senso fornire aiuti ad altri Paesi rovinando i risparmiatori italiani. E qui il termine “risparmio” è inteso in senso ampio, perché i titoli di Stato compongono il capitale di Fondi pensione, pensioni integrative, assicurazioni sulla vita, ecc. Quindi anche chi non detiene direttamente BTP verrà danneggiato dalla ristrutturazione del debito. Il fallimento di Banca Etruria, benché si trattasse di semplici obbligazioni subordinate, avrebbe dovuto insegnare qualcosa ai nostri rappresentanti in Parlamento, visto che all’Italia è costato 1,5 miliardi per risarcire i risparmiatori. L’ultimo degli economisti mai si avventurerebbe in trattative che prevedano la ristrutturazione del debito. Perché l’Italia ha approvato il Mes nel 2012 e ora qualcuno vuole firmare condizioni anche peggiorative? Forse i governi che parlano di immigrazione o di ius soli, meglio farebbero a dirigere i loro sforzi verso attività prioritarie che davvero possano tutelare gli italiani. O forse non è questo il loro obiettivo?
gdm

 

Tabella 1 - Camera - votazione n. 13 (seduta n. 669 del 19/07/2012)

Trattato di istituzione del MES - Ddl 5359 - voto finale

Gruppo

Favorevoli

Contrari

Astenuti

Assenti

In missione

Futuro e Libertà

14

0

0

9

2

Gruppo Misto

19

0

3

25

5

Italia dei valori

0

0

13

5

2

Lega Nord

0

51

0

7

1

Partito Democratico

168

0

0

34

3

Popolo della Libertà

83

2

20

91

12

Popolo e Territorio

11

0

0

10

0

Unione di Centro

30

0

0

7

1

Totali

325

53

36

188

26

 

MES - Aggiornamento 9 marzo 2020

L'Eurogruppo pubblica l'Ordine del giorno della riunione del prossimo 16 marzo 2020.
Prima l'approvazione del Mes (ESM), poi il backstop per mettere al sicuro le grandi banche e infine, se resta tempo, l'emergenza coronavirus.
Tanto per rendere chiaro a tutti le priorità di Bruxelles.

 16Marzo2020 agenda 02

 

Bibliografia:

Compendio di diritto dell'Unione europea 2019 - Flavio Cassandro
Il colpo di Stato di banche e governi – Luciano Gallino
Il denaro, il debito e la doppia crisi - Luciano Gallino
La fine della sovranità. La dittatura del denaro che toglie il potere ai popoli - Alain de Benoist
https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-5359-voto-finale/39325

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Fri, 13 Mar 2020 14:05:45 +0000