Vox Italia | Costituzione e Futuro - Blog https://voxitalia.net Wed, 04 Aug 2021 00:05:40 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it FUORI DALL'EURO, FUORI DALL'INCUBO https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/126-fuori-dall-euro-fuori-dall-incubo https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/126-fuori-dall-euro-fuori-dall-incubo FUORI DALL'EURO, FUORI DALL'INCUBO

Gli economisti della MMT hanno elaborato una road map per uscire dall’Unione Europea e liberarci dell’euro senza rischi e senza esporci ad attacchi speculativi.

Il progetto per l’uscita dall’euro, elaborato sulla base degli studi di Warren Mosler, il “padre” della Modern Money Theory, o Teoria della Moneta Moderna, verrebbe implementato in diverse fasi, in modo da neutralizzare tutti i possibili effetti negativi e poter tornare alla piena sovranità monetaria e politica, liberi dai vincoli di Bruxelles e dalle politiche di austerità imposte dall’esterno. 

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 Filippo Abate, Presidente di MMT Italia ci spiega nel dettaglio questa rivoluzionaria proposta in questa intervista esclusiva:

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Sun, 23 May 2021 20:23:55 +0000
L’Euro come strategia anti-italiana https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/25-l-euro-come-strategia-anti-italiana https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/25-l-euro-come-strategia-anti-italiana L’Euro come strategia anti-italiana

L'Euro è stato un danno all'economia del nostro Paese. Ecco le prove.

Le cronache del 1996 dimostrano in maniera documentata e incontrovertibile che l'entrata dell'Italia nell'euro è stata parte di una strategia punitiva contro l'Italia da parte di Germania e Francia.

Venticinque anni fa, il giornale di proprietà degli industriali, il Corriere della Sera, pubblicava in prima pagina il titolo «Italia quarta potenza mondiale».

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Oggi siamo solo terzi in Europa, ma come tasso di disoccupazione (fonte: ec.europa.eu/eurostat). Ma negli anni ’90 eravamo più ricchi di inglesi e francesi. Gli stipendi erano inferiori, ma il sistema Italia consentiva quasi a tutti di avere lavoro e casa di proprietà, rendendoci così tra i più benestanti in Europa. Il manifatturiero italiano era ai vertici mondiali, a dispetto di un territorio senza materie prime, e la bilancia dei pagamenti, quella che registra le importazioni e le esportazioni, godeva di ottima salute; e con lei le famiglie italiane. La domanda allora sorge spontanea:

Qual era il segreto di quella Italia?

Se andiamo a considerare il nostro modo di fare impresa c’era poco da stare allegri. Gli italiani erano (e sono) dotati di forte spirito di iniziativa e di molta fantasia nel trovare soluzioni alternative. Tuttavia, le imprese negli anni '90 erano mediamente piuttosto piccole, tranne i colossi di Stato, come quelli della telefonia e dell’energia.
A guidare il Paese c’erano Andreotti e Craxi. Il primo, riconosciuto colpevole di associazione per delinquere con Cosa nostra, benché lo stesso reato andò estinto per prescrizione, ma più noto per intrallazzi e voto di scambio. Bettino Craxi, che di socialista aveva solo l'etichetta, morì da latitante in Tunisia, accumulando varie condanne per corruzione, per circa 25 anni di reclusione. Inoltre l’Italia aveva nel 1991 ben 4 regioni in mano alla malavita organizzata: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.
Nonostante queste problematiche, non certo marginali, eravamo la Quarta, dicasi quarta, potenza economica mondiale.

Infatti lo stesso Corriere della Sera del febbraio 1996 titolava: "Grazie alla Lira", articolo che esordisce con "Lira magica, unica, vera colonna dell'Italia...".

corriere grazie alla lira

E' chiaro che questo trend non poteva non suscitare la reazione dei nostri concorrenti. Arriviamo così ad uno dei titoli che hanno segnato la condanna dell'Italia: "Germania mai così in basso" e "Made in Italy mai così bene".

Italia bene Germania male 2b

 

A rincarare la dose, ci pensa una pubblicità circolata in Europa, sempre degli anni '90: "per ogni Volkswagen venduta in Italia, 8 Fiat vengono vendute in Germania. Per ogni Renault venduta in Italia, 3 Fiat vengono vendute in Francia. Per ogni Volvo venduta in Italia, 9 Fiat vengono vendute in Svezia". Rimarcando la potenza dell'export italiano, oltre che nel tessile, anche nel comparto auto.

 fiat lira 2

 

Si scatenano dunque le reazioni degli altri Paesi: ecco l'articolo di Repubblica del febbraio 1996: "La Francia contro l'Italia".

 Francia contro Italia

 Ecco cosa dice l'articolo: "La Francia non ha ancora 'digerito' la svalutazione della lira e avrebbe intenzione di tornare alla carica per punire il nostro paese". Secondo il settimanale L'Express, il governo parigino avrebbe intenzione di proporre al prossimo consiglio europeo che gli aiuti dell'Unione europea al nostro paese (agricoltura, Mezzogiorno) non vengano più pagati in Ecu, bensì in lire. L'eccedente così realizzato dalla Ue potrebbe essere versato nelle casse di agricoltori e industriali francesi e tedeschi, penalizzati dalle esportazioni italiane. L'ipotesi appare difficilmente praticabile, sia dal punto di vista politico sia da quello economico (l’Italia perderebbe centinaia di miliardi), ma la sua evocazione testimonia quanto sia forte l'ostilità francese nei nostri confronti."

L'Italia va punita

Chirac aggiunge: "Provengo da una regione agricola e mi risulta che non si esporta più nemmeno un vitello verso l’Italia". Quindi l'Italia aveva totalmente sbaragliato le altre nazioni, posizionandosi per questo come quarta potenza mondiale.
E dopo appena qualche mese, ecco svelato il "rimedio" su cui meditava la Francia, per penalizzare il nostro Paese.

 Chirac moneta unica

Dall'articolo di Repubblica dell'ottobre 1996 apprendiamo che:
"Fonti ufficiali francesi hanno chiesto un rapido ritorno della nostra moneta nel Sistema monetario europeo". Da qui il titolo dell'articolo "ci serve una moneta unica per controllare la lira". Cioè, serve una moneta unica per ingabbiare gli italiani.
I francesi vedevano quindi la nostra moneta, cioè la nostra sovranità, come il reale problema della Francia e della Germania. Sempre secondo l'articolo, Chirac ha parlato ad un pubblico fortemente esasperato contro l'Italia, un Paese che viene considerato il grande nemico industriale. E a questo punto, qual è la proposta francese? che l'Italia debba entrare assolutamente nello SME, quindi nel futuro Euro. Inoltre, il capo di stato francese, lamentando gli effetti negativi della lira sull'industria francese, dichiara: "non sono le iniziative del Sud-Est asiatico ad essere inquietanti per la produzione francese nel tessile, è la lira italiana". Nello stesso anno uno studio della Commissione dimostrava che non esisteva una relazione tra il deprezzamento della Lira e la crisi francese. E che il vantaggio competitivo dell'Italia derivava unicamente dalla sua posizione sovrana. Dunque le accuse francesi erano quasi del tutto infondate.

E arriviamo ora all'identificazione dei complici italiani che hanno "lavorato" per la realizzazione dell’obiettivo a cui miravano Francia e Germania.
Repubblica del 1996 titola: "Lira, l'Europa tifa per il ritorno nello Sme".

 europa ritorno nello sme

 

E di seguito: "il commissario europeo responsabile della politica economica e monetaria, si felicita della determinazione mostrata da Romano Prodi nell'annunciare che il rientro della lira nello Sme sarà un obiettivo prioritario del suo governo".

Infatti Chirac corre ad incontrare Prodi a Napoli, "chiedendogli" (possiamo immaginare cosa significhi nella realtà questo termine), l'immediato rientro dell'Italia nello SME e nel futuro Euro, come misura punitiva. Romano Prodi esegue e annuncia che "il rientro della Lira nello Sme sarà un obiettivo prioritario del suo governo". Lo stesso commissario europeo dichiara: "è qualcosa che può rendere solo felice la Commissione europea".

Romano Prodi rende quindi felice la Commissione europea. E dopo qualche anno, la Commissione Europea renderà felice Romano Prodi, nominandolo presidente della Commissione stessa con i voti favorevoli di (l'avreste mai detto?) Germania e Francia, che grazie a Romano Prodi e al rientro dell'Italia nello Sme e poi nell'euro, erano riuscite a neutralizzare il loro pericoloso concorrente.

Interscambio commerciale Italia Germania 2 
Gli effetti dell'euro

Infatti dal 2000, lo scenario comincia drasticamente a cambiare: la bilancia commerciale inverte il suo trend e l'Italia torna in deficit. Il reddito pro capite degli italiani cade a picco, perché diminuendo la produzione industriale, aumenta la disoccupazione, con conseguente calo del reddito. (fonte: Eurostat)

produzione industriale italia germania

 Allo stesso modo, notiamo che la produzione industriale italiana, che prima dell’introduzione dell’euro era superiore a quella tedesca, decresce vistosamente proprio a partire dal 2001, mentre la Germania guadagna conseguentemente, arrivando nel 2012 ad un +35% rispetto alla produzione italiana. (fonte GaveKal Data)

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L’influenza dell’entrata nell’Euro è ancora più evidente se consideriamo il rapporto tra produzione italiana e produzione tedesca, in relazione al transito della nostra valuta prima nello SME e poi nell’Euro.
Per semplificare, le frecce verdi rappresentano i periodi di sovranità della Lira, mentre le frecce rosse i periodi nei quali la Lira era agganciata all’Ecu o è stata sostituita dall'Euro. E' la dimostrazione che quando siamo padroni della nostra moneta, la nostra produzione cresce rispetto alla Germania.

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Lo spostamento della ricchezza

Con grave ritardo abbiamo realizzato che queste operazioni erano e sono, nel particolare, rivolte a deprimere i Paesi dove l’economia è sana, ma in generale sono solo parte della strategia di spostamento del potere e della ricchezza dal basso verso l’alto, in atto dal dopoguerra in tutto il mondo. Infatti, non a caso, negli stessi anni in cui si è impoverita l’economia di tanti Paesi, sono aumentati i super-ricchi in tutta Europa, e in particolare in Germania. (fonte: D. Hardoon, Oxfam GB).

Come conseguenza, in Europa il settore dei beni di lusso è cresciuto del 28% tra il 2010 e il 2013 (fonte: Frontier Economics, “The contribution of the high-end cultural and creative industries to the European economy”, 2014).

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Ma parallelamente, per via della contrazione della produzione, le fabbriche italiane hanno cominciato a chiudere e la disoccupazione ad aumentare. Vale la pena evidenziare come alla diminuzione dell’occupazione in Italia, corrisponda in modo complementare, l’aumento di occupazione in Germania. Nel 2014 la Germania segna il tasso di disoccupazione più basso della sua storia al 5%, e l'Italia segna il suo più alto a 12,7%.
(Fonte: elaborazione Vox Italia su dati Eurostat - Total unemployment rate TPS00203)

Il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro

Non dimentichiamo che questa situazione è anche sostenuta dalla perdita di un altro strumento di sovranità monetaria, già avvenuta nel 1981, che in soli 15 anni dal suo avvio è costato agli italiani oltre 1.000 miliardi di euro, per poi continuare a gravare sulla nostra economia fino a soffocarla. Si tratta del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, per volere dell’allora ministro DC Beniamino Andreatta. Con un atto palesemente anti-democratico, cioè, senza consultare il Parlamento, ma con una semplice corrispondenza epistolare con l’allora Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, Andreatta mise fine alla possibilità del governo di finanziare monetariamente il disavanzo.

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 Venne infatti rimosso l’obbligo vigente da parte di Palazzo Koch di acquistare i Titoli di Stato emessi sul mercato primario (cioè quelli collocati mensilmente dal Tesoro), che aveva consentito fino ad allora al nostro Paese di tenere sotto controllo il debito pubblico. A questo punto, anticipando quanto sarebbe avvenuto successivamente con l’ingresso nell’Unione Monetaria, l’Italia per finanziare la propria spesa fu costretta ad attingere ai mercati finanziari privati, con tassi d’interesse di tutt’altra entità rispetto a quelli garantiti in precedenza. Gli effetti furono immediati: sempre ragionando in euro, i 142 miliardi di debito del 1981 (58% del Pil) dopo tre anni erano raddoppiati; dopo quattro, triplicati (429 miliardi), superando quota 1.000 nel 1994, pari al 121% del Pil.
Ma cosa spinse Andreatta a questa devastante decisione? Come raccontò lui stesso dieci anni dopo in una lettera pubblicata sul Sole 24 Ore, questo stravolgimento strutturale era necessario per salvaguardare i rapporti tra Unione Europea e Italia. Ad essere in pericolo era infatti la partecipazione del nostro Paese all’interno dello Sme, ossia l’accordo precursore del sistema Euro. Secondo Andreatta: “L’imperativo era cambiare il regime della politica economica e lo dovevo fare in una compagine ministeriale in cui non avevo alleati, ma colleghi ossessionati dall’ideologia della crescita a ogni costo, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da un cambio debole”. Benchè questa spiegazione non esaurisca tutti i dubbi sul deliberato danno provocato all'Italia, rimane comunque evidente che sia Andreatta che Ciampi abbiano agito in violazione del rispetto dei principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, allo scopo di eseguire ordini sovranazionali di matrice neoliberista.

think tank Cep

A conti fatti, grazie alla moneta unica, in 20 anni ogni tedesco ha guadagnato €23.000, e ogni italiano ne ha persi 75.000. Non lo dicono i complottisti italiani, ma un report del think-tank tedesco Cep (Centre for European Policy) di Friburgo.

Cui prodest?​

Spesso ci si chiede perché tanti dei nostri rappresentanti in Parlamento siano venuti meno ai doveri derivanti dal loro incarico, agendo in aperto contrasto con la Costituzione e con gli interessi del popolo italiano. E allora ricordiamo come questi personaggi, che hanno favorito i nemici dell'Italia sono stati ringraziati.

  • Beniamino Andreatta, a quei tempi membro del Bilderberg (in futuro parteciperà alla riunione sul Britannia): eletto alla vicepresidenza del Partito Popolare Europeo nel 1984, grazie al sostegno del cancelliere tedesco Helmut Kohl.

  • Romano Prodi (allievo di Andreatta), membro del direttivo del Bilderberg: insignito della legion d'onore dal Presidente della Repubblica francese.

  • Mario Monti, Presidente del Consiglio, membro del direttivo del Bilderberg: nominato membro della commissione Attali per il rilancio della Francia (cioè del nostro maggiore concorrente).

  • Enrico Letta, Presidente del Consiglio, ha sostituito Monti al Bilderberg nel 2012 e poi lo sostituirà al governo del Paese: insignito della legion d'onore dal Presidente della Repubblica francese.

Tutti italiani che hanno lavorato per Francia e Germania.

  • Sandro Gozi, sottosegretario PD agli affari europei con Renzi e Gentiloni, membro del Bilderberg: insignito della legion d'onore dal Presidente della Repubblica francese, alle prossime elezioni europee si candida con Macron, l'anti-italiano numero 1 al mondo. Questa era dunque la persona che doveva fare gli interessi dell'Italia in Francia?

La legion d’onore è l'onorificenza più alta attribuita dalla Repubblica francese. Finora ne sono stati insigniti 13 politici del PD, 3 di Forza Italia, più Emma Bonino (+Europa).

Questi fatti dimostrano ancora una volta che le organizzazioni sovranazionali stanno da tempo infiltrando i propri uomini ai vertici del governo del Paese e della Ue, per raggiungere l’obiettivo affidato loro dalla classe dominante, cioè di proseguire con ogni mezzo nella redistribuzione del reddito, della ricchezza e del potere politico dal basso verso l’alto; strategia mondialista e anti-democratica in atto negli ultimi quarant’anni.

gdm

bce disastro euro

Bibliografia

​La fabbrica del debito dell'usura e della disoccupazione - Savino Frigiola
La Matrix Europea: Il piano di conquista del Cartello Finanziario in Italia - Francesco Amodeo
Il denaro, il debito e la doppia crisi - Luciano Gallino
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/20/bettino-craxi-tangenti-per-miliardi-a-domicilio-ecco-perche-fu-condannato/3329146/
https://scenarieconomici.it/i-successi-lira-raccolta-articoli-giornalistici/
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/02/17/la-francia-contro-italia-la.html
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/10/01/chirac-moneta-unica-per-controllare-la-lira.html

 

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Mon, 16 Mar 2020 15:36:07 +0000
MES - Un rischio per gli italiani https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/24-mes-un-rischio-per-i-risparmiatori-italiani https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/24-mes-un-rischio-per-i-risparmiatori-italiani MES - Un rischio per gli italiani

MES. Un rischio per i risparmiatori italiani

Perché esiste il Mes

Come è noto, le maggiori banche europee hanno accumulato debiti enormi prima e durante la crisi, a causa della finanza ombra e del denaro che gli stessi istituti bancari hanno privatamente creato dal nulla e utilizzato per concedere ampi crediti senza avere in bilancio i relativi fondi. In diversi Paesi Ue il totale di questi debiti privati è addirittura superiore ai rispettivi debiti pubblici.

In questa fase le banche hanno convinto i governi e i politici che li sostengono, che se anche solo alcune di esse avessero dovuto fallire, ne sarebbe seguito un disastro per l’intera economia europea. Forti di questa infondata minaccia e consapevoli del fatto che, dopo gli stanziamenti a garanzia delle banche, nei bilanci statali non esistono più risorse sufficienti per salvare una seconda volta le banche, la Troika (Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale) ha lavorato alla diffusione dell’idea che la crisi delle banche fosse una crisi degli Stati, creando emergenze fittizie per travalicare la sovranità degli stessi Stati.

Il drenaggio di capitali dagli Stati verso le banche ha ovviamente creato dei vuoti nei bilanci statali, così i governi hanno deciso di avviare una rigorosa politica di austerità volta a ridurre soprattutto le spese, a cominciare dalle aree strategiche per i cittadini: pensioni, sanità e istruzione.
Le politiche di austerità sono state declinate sia in ambiti nazionali, come la famigerata riforma delle pensioni introdotta in Italia dal governo Monti nel 2011, sia in severe imposizioni partorite a Bruxelles. Tra queste ultime: il Memorandum di intesa imposto alla Grecia; il “patto fiscale” (Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance), approvato nel 2011 a larga maggioranza dal Parlamento italiano senza alcuna discussione sulle prevedibili disastrose conseguenze; infine l’istituzione del MES (Meccanismo europeo di stabilità).

 

La strategia anti-democratica

Negli anni immediatamente successivi, le politiche di austerità presentate dai nostri governanti come sicuri rimedi per la crisi, in realtà l’hanno aggravata e prolungata. La stagnazione dell’economia si è trasformata in una severa recessione. Il caso italiano è indicativo al riguardo, ma lo stesso è riscontrabile in altri Paesi europei, inclusa la Germania.
Non ci si può non interrogare sulle motivazioni della mancata comprensione da parte dei ministri, dei presidenti del Consiglio e dei capi di Stato che l’austerità, nella situazione di crisi, fosse una ricetta suicida dal punto di vista economico, se non anche da quello politico, per le recessioni di lunga durata che hanno prodotto. Ma sappiamo benissimo che tali politiche sono conformi al volere della classe dominante, il cui obiettivo non è certo quello di risanare l’economia, ma piuttosto di perseguire con ogni mezzo la redistribuzione della ricchezza e del potere politico dal basso verso l’alto. Strategia anti-democratica in corso da oltre trent’anni, coadiuvata da organizzazioni quali Bilderberg, Trilaterale, Gruppo dei 30, e da banche internazionali, quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, J.P. Morgan, Rothschild, Schröder.


Ad ulteriormente motivare i governanti ad adempiere alle prescrizioni della Ue ed a creare un clima politico favorevole alle violazioni della democrazia, sono state messe in atto due strategie. La prima è consistita nel camuffare la crisi come se questa non avesse origini nel sistema bancario, ma fosse dovuta al debito eccessivo degli Stati, provocato, secondo loro, dall’eccessiva spesa sociale. “Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità”, vi ricorda qualcosa? La seconda strategia è stata quella di prospettare l’ipotetico debito eccessivo come una grave emergenza da risolvere. Pertanto in una situazione emergenziale, i Parlamenti non possono far altro che obbedire ai diktat, perché “ce lo chiede l’Europa”. In questo modo, poche decine di persone non elette possono travalicare il potere di governi democraticamente eletti.


Cos’è il Mes

Forti di questi presupposti e coordinati dal Consiglio europeo, il 2 febbraio 2012 gli ambasciatori dei Paesi Europei hanno firmato il Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), come versione permanente del precedente meccanismo di stabilizzazione, il Fondo europeo di stabilità finanziaria (ESFS), che era temporaneo stato creato a giugno 2010 per contrastare la montante crisi economica europea.
Il Mes, da alcuni ribattezzato “Morire per l’Europa Subito”, è un’istituzione comunitaria affine a una banca, atta a fornire, a certe condizioni, che vedremo meglio di seguito, assistenza finanziaria agli Stati membri che presentino difficoltà di bilancio. Questa assistenza consiste in un dispositivo che ha introdotto la norma della “condizionalità”. Vale a dire che l’aiuto finanziario viene accordato solo agli Stati dell’Eurozona che, in cambio, si impegnino a mettere in opera un programma di riforme. Più precisamente, come viene definito in maniera orwelliana nel regolamento del Mes, “programma di aggiustamento macro-economico”, naturalmente coerente con le tendenze neo-liberiste imperanti. Di fatto, tali tendenze coincidono sempre con la privatizzazione dei servizi pubblici, con la riduzione dei salari, con la contrazione della spesa pubblica, con la soppressione di ogni limitazione alla circolazione delle merci. È così che viene perpetrato il ricatto dell’ausilio finanziario condizionato.
Notiamo come si auto-alimenta questo circolo perverso: dato che ben difficilmente gli Stati approverebbero misure auto-lesioniste, vengono artificiosamente create condizioni economiche che necessitano di aiuti finanziari, e questi aiuti arrivano solo se gli Stati adeguano le loro politiche agli obiettivi della Commissione europea, che quasi sempre divergono dagli interessi nazionali; ma questi obiettivi non possono che peggiorare ulteriormente i conti economici e lo stato sociale, oltre ai debiti che gli stessi Stati dovranno rimborsare, cosicché saranno necessari ulteriori “aiuti” e il processo si auto-sostiene a tempo indefinito.
Il Mes diventa quindi lo strumento con il quale gli Stati europei “aiutati”, vengono privati della loro autonomia politica. Questi stessi Stati si vedono costretti, per non precipitare nella miseria, ad accettare riforme che sono dettate dall’esterno e che sono sempre a beneficio dell’oligarchia finanziaria e a nocumento dei ceti medi e delle classi lavoratrici. La BCE potrà infatti trattenere discrezionalmente la liquidità dei sistemi bancari degli Stati membri che si rifiutino di seguire i suoi precetti sulle politiche di bilancio, settori pubblici e sistema dei salari.

 

I soldi del Mes

Con il Mes, il peso decisionale dei Paesi dell’Unione europea risulta proporzionale ai versamenti effettuati al fondo comune. Con l’ovvia conseguenza che la Germania, ancora una volta, può imporre i suoi interessi a tutta l’Europa, senza dover ricorrere alla tradizionale strategia militare e imperialista. È dunque chiaro che l’obiettivo degli “aiuti” è quello di imporre il debito: lo Stato che chiede l’aiuto non viene aiutato, ma in realtà si indebita, si mette da solo il cappio al collo e viene in pratica sequestrato, senza possibilità di liberazione.
E da dove provengono i capitali che “generosamente” il Mes dispensa agli Stati? Ai sensi dell’art. 8 del Trattato, gli Stati membri debbono fornire “in via irrevocabile e incondizionata” il loro contributo al capitale azionario autorizzato: 7 milioni di azioni da centomila euro ciascuna, pari a 700 miliardi di euro a regime, 500 miliardi di euro per cominciare. L’Italia, che stava tagliando migliaia di posti letto negli ospedali ed elevando l’età di pensionamento a 66 anni, avrebbe contribuito con 125,4 miliardi, da versare in cinque rate annuali. Ad oggi (dicembre 2019), sommando i miliardi versati al Mes con quelli dati in forma di prestiti bilaterali o di prestiti tramite il EFSF ad altri Stati europei (la cifra si trova nel bollettino di Banca d’Italia) si arriva a un totale effettivamente versato di circa 59 miliardi; la metà di quanto previsto. L’Italia è il terzo contributore del Meccanismo europeo di stabilità, il cui patrimonio, negli ultimi anni, è servito ad aiutare Irlanda, Cipro, Portogallo, Spagna e Grecia (due volte). Noi non ne abbiamo mai usufruito. È vero che, sulla carta, si tratta di prestiti, ma ci sono forti dubbi sulla possibilità dell’effettiva restituzione. Già l’Irlanda ha chiesto una proroga dei termini a 40 anni.
Ora pensiamo quante problematiche interne irrisolte avremmo potuto sanare con questi 59 miliardi. Dall'emergenza coronavirus, alle scuole, alle strade, all’ex-Ilva, ai dissesti idro-geologici, creando migliaia di posti di lavoro. Invece sono finiti nelle banche tedesche e francesi, che erano creditori di Cipro, della Spagna e della Grecia.
Secondo il Mes gli Stati membri dell’Unione non possono ricevere prestiti dalla loro Banca centrale, ma le banche private sí (al tasso dell’1% o inferiore). Però il Mes ha facoltà di chiedere prestiti alle banche private, al tasso corrente di mercato, di certo superiore all’1%. Dopodiché lo stesso Mes potrà prestare denaro agli Stati che ne fanno domanda, a un tasso che certamente sarà superiore a quello delle banche. Si è quindi creato un meccanismo speculativo finanziato dagli stessi Paesi dell’Eurozona, in grado di generare elevati guadagni per il sistema bancario, per via di questa catena di transazioni.


Il Mes in azione

Il primo Paese europeo a “beneficiare” del Mes è stato la Grecia. Il 9 febbraio 2012 la Ce, la Bce e il Fmi hanno inviato al governo greco un Memorandum di 51 pagine contenente le misure da adottare obbligatoriamente per poter accedere agli “aiuti” finanziari. Pesanti le misure imposte in tema di condizioni di lavoro: riduzione del 22% del salario minimo stabilito dai contratti collettivi, mentre per i giovani sotto i 25 anni, la riduzione è stata del 32%. Seguono una serie di regole che vanno dall’esclusione dei bambini dalle liste di sicurezza sul consumo di alcuni alimenti, alla distanza minima tra pompe di benzina e luoghi in cui si radunano gruppi di persone. Il messaggio occulto che si cela dietro questa apparente precisione maniacale è fin troppo chiaro: “cominciate ad abituarvi al fatto che qualcun altro, al di fuori del vostro Paese, stabilirà le norme che regolano i vostri comportamenti quotidiani”. Concetti che riecheggiano i diktat militari in tempo di guerra.
Infatti Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo disse in un’intervista del 2011 che per ottenere che la Grecia facesse fronte ai suoi doveri, la sua sovranità sarebbe stata “massicciamente limitata”.
Ora la domanda è: a quale Paese verrà inviato il prossimo Memorandum?
C’è da chiedersi se tra i parlamentari italiani che hanno approvato il Mes (vedi Tabella 1), qualcuno avesse una vaga idea di quale perdita di sovranità economica e politica ciò abbia comportato, e quale ferita rappresenti per la democrazia.


Mes 2.0

Ma non finisce qui. Ci troviamo ora alla seconda versione del Mes, manco a dirlo, peggiorativa per noi. Questa istituzione, che già ha teoricamente a disposizione 705 miliardi, potrebbe chiederne ancora, a seconda dei suoi bisogni e da versare, da parte dei Paesi aderenti, entro 7 giorni. Tali “bisogni” sono stabiliti unilateralmente dalla stessa Istituzione che detiene il capitale. Come se non bastasse, sempre secondo lo Statuto del Mes, tutti gli appartenenti a questo organismo sovra-nazionale godono della totale immunità e impunità penale.
Qui sorge un’altra domanda: “è mai possibile che esista un’organizzazione che può chiedere ingenti somme agli Stati membri, a sua totale discrezione, e non doverne rispondere?”.
Sembra un’assurdità, e invece l’articolo 35 della riforma del Mes prevede che ci sia l’immunità per la Presidenza, per il Consiglio, per la Direzione generale, e per i funzionari (tutta una struttura pagata da noi contribuenti). Esiste cioè la totale ed insindacabile immunità per tutti, qualsiasi cosa facciano questi impiegati privati nell’esercizio delle loro funzioni. E non sono giudicabili, né punibili. È evidente a tutti che questa norma è da considerare di assoluta gravità, per il suo potenziale anti-democratico e deresponsabilizzante di un gruppo privato e non eletto che gestisce i nostri soldi. Mai nella storia recente si è verificato un superamento di quello che è stato uno dei principi illuministici fondamentali, cioè la separazione tra potere esecutivo, legislativo e giudiziario. Ratificare da parte dei Parlamenti, obbligati dal potere finanziario, che ci sia un organismo sovra-nazionale in grado di condizionare i governi, al di fuori dell’organo giudiziario, cioè non giudicabile da nessuno, significa partorire un mostro. Significa che il principio di uguaglianza davanti alla Legge vale per tutti i cittadini, ma non per i membri del Mes. Superare questo principio illuministico è di una gravità inaccettabile!

Già questo argomento sarebbe sufficiente a rifiutare in blocco il Mes. Ma evidente ciò non ha creato il minimo allarme nei nostri rappresentanti al Parlamento, che anzi hanno dato il loro assenso a questa bomba ad orologeria. Alle riunioni dell’Eurogruppo del Giugno 2019 infatti, hanno presenziato Alessandro Rivera, direttore generale del Mef (Ministero dell'economia e delle finanze), Giovanni Tria, ministro dell’Economia, e Giuseppe Conte, auto-battezzatosi come “avvocato del popolo”, per quanto la validità di questo auto-battesimo non è ancora stata confermata dai fatti. Il mandato che Conte aveva ricevuto dal Consiglio dei Ministri era chiaro: “il Mes non deve passare; ci si deve opporre a tutti i livelli” e nella risoluzione era specificato che il Parlamento avrebbe dovuto essere preventivamente informato prima di dare qualsiasi assenso o approvazione, opponendosi a qualsiasi clausola favorevole al principio di condizionalità per ottenere i fondi.

 

Come avviene il ricatto del MES

Per chiarezza, torniamo sul concetto di condizionalità, già spiegato più sopra, perché è un punto critico. In pratica l’Italia fornisce i miliardi al fondo del Mes; successivamente il fondo può essere utilizzato per aiutare altri Stati, ma l’Italia non può ricevere finanziamenti, perché i nostri parametri relativi al debito non lo permettono. E se uno Stato non rientra nei parametri di debito, cioè la cui stabilità finanziaria è giudicata insufficiente, bisogna necessariamente passare per la ristrutturazione del debito. La ristrutturazione del debito è simile alla rimodulazione delle imposte: il valore del debito viene tagliato. Quindi, ad esempio, con una ristrutturazione del 20%, se un risparmiatore possiede 10.000 euro di BTP, anche se fossero all’interno di un Fondo d’investimento, se ne ritrova 8.000 euro.
E perché viene fatta la ristrutturazione? In situazioni normali, se un Paese attraversa un momento di difficoltà, dato che ha la sua moneta, la svaluta; e i creditori esteri si trovano il loro credito con un valore un po’ inferiore, quindi ci perdono; mentre non cambia nulla per i cittadini del Paese che ne detengono i titoli di Stato. È chiaro che passando dalla svalutazione al taglio del nominale del debito, non saranno più i creditori esteri a perdere soldi, ma chi quel debito lo possiede, cioè i risparmiatori del Paese “ristrutturato”. E dato che circa il 75% del nostro debito pubblico è nelle mani degli italiani, significa che a fare le spese di questo disastro sarebbero proprio i risparmiatori italiani.
Lo stesso professor Giampaolo Galli, nella sua audizione presso la Commissione Bilancio (6/11/2019), oltre ad aver paragonato il Mes ad una pistola puntata alla tempia degli italiani, ha dichiarato: “La nostra opinione su questo punto è che l’idea di una ristrutturazione "early and deep” non avesse senso nella Grecia del 2010 e, a maggior ragione, non abbia senso nell’Italia di oggi. In particolare, occorre considerare che l’Italia ha risparmio di massa e che il 70% del debito è detenuto da operatori residenti, tramite le banche e i fondi di investimento. In queste condizioni, una ristrutturazione sarebbe una calamità immensa, genererebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra. Nessun governo può prendere una decisione del genere…” (la relazione si trova sul sito della Camera).
Comincia quindi a chiarirsi l’idea folle che sta alla base del Mes: in un momento di grave crisi economica, l’Italia dovrebbe sborsare miliardi (ne abbiamo già versati 59) per aiutare altri Paesi, quando siamo proprio noi ad averne maggiormente bisogno. Ma se fosse proprio l’Italia a dover percepire un aiuto economico, peraltro ricevendo in prestito i nostri stessi soldi precedentemente versati, non potremmo ricevere neanche un euro se prima non operiamo il taglio nominale dei nostri risparmi. E questo sarebbe davvero un suicidio. Perché se investendo nei titoli di Stato, ci saranno buone probabilità di non riavere indietro il proprio denaro, chi acquisterà ancora i BTP? Così si rischia il fallimento di un’intera nazione. C’è sempre qualcuno disposto a vendersi per l’estero, ma qui crolla la logica di aiutare i Paesi in difficoltà, dato che non ha senso fornire aiuti ad altri Paesi rovinando i risparmiatori italiani. E qui il termine “risparmio” è inteso in senso ampio, perché i titoli di Stato compongono il capitale di Fondi pensione, pensioni integrative, assicurazioni sulla vita, ecc. Quindi anche chi non detiene direttamente BTP verrà danneggiato dalla ristrutturazione del debito. Il fallimento di Banca Etruria, benché si trattasse di semplici obbligazioni subordinate, avrebbe dovuto insegnare qualcosa ai nostri rappresentanti in Parlamento, visto che all’Italia è costato 1,5 miliardi per risarcire i risparmiatori. L’ultimo degli economisti mai si avventurerebbe in trattative che prevedano la ristrutturazione del debito. Perché l’Italia ha approvato il Mes nel 2012 e ora qualcuno vuole firmare condizioni anche peggiorative? Forse i governi che parlano di immigrazione o di ius soli, meglio farebbero a dirigere i loro sforzi verso attività prioritarie che davvero possano tutelare gli italiani. O forse non è questo il loro obiettivo?
gdm

 

Tabella 1 - Camera - votazione n. 13 (seduta n. 669 del 19/07/2012)

Trattato di istituzione del MES - Ddl 5359 - voto finale

Gruppo

Favorevoli

Contrari

Astenuti

Assenti

In missione

Futuro e Libertà

14

0

0

9

2

Gruppo Misto

19

0

3

25

5

Italia dei valori

0

0

13

5

2

Lega Nord

0

51

0

7

1

Partito Democratico

168

0

0

34

3

Popolo della Libertà

83

2

20

91

12

Popolo e Territorio

11

0

0

10

0

Unione di Centro

30

0

0

7

1

Totali

325

53

36

188

26

 

MES - Aggiornamento 9 marzo 2020

L'Eurogruppo pubblica l'Ordine del giorno della riunione del prossimo 16 marzo 2020.
Prima l'approvazione del Mes (ESM), poi il backstop per mettere al sicuro le grandi banche e infine, se resta tempo, l'emergenza coronavirus.
Tanto per rendere chiaro a tutti le priorità di Bruxelles.

 16Marzo2020 agenda 02

 

Bibliografia:

Compendio di diritto dell'Unione europea 2019 - Flavio Cassandro
Il colpo di Stato di banche e governi – Luciano Gallino
Il denaro, il debito e la doppia crisi - Luciano Gallino
La fine della sovranità. La dittatura del denaro che toglie il potere ai popoli - Alain de Benoist
https://parlamento16.openpolis.it/votazione/camera/trattato-di-istituzione-del-mes-ddl-5359-voto-finale/39325

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Fri, 13 Mar 2020 14:05:45 +0000