Vox Italia | Pensare e Agire Altrimenti - Blog https://voxitalia.net Tue, 27 Oct 2020 15:02:01 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it LA FOLLIA DI UN PIANETA DI IPOCONDRIACI. STORIA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/92-la-follia-di-un-pianeta-di-ipocondriaci-storia-di-un-disastro-annunciato https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/92-la-follia-di-un-pianeta-di-ipocondriaci-storia-di-un-disastro-annunciato LA FOLLIA DI UN PIANETA DI IPOCONDRIACI. STORIA DI UN DISASTRO ANNUNCIATO

Con il coronavirus le élite economiche e finanziarie del pianeta hanno davvero fatto tombola.

L’obiettivo comune dei gruppi di potere economico sovranazionale è da sempre palese e dichiarato: smantellare gli Stati sovrani che rappresentano una minaccia per la loro libertà di azione.

Sono gruppi in contrasto tra loro, ma su questo punto sono tutti concordi, sono alleati. Una delle più note “associazioni di categoria” dei potentati economici ad esempio, la Commissione Trilaterale, fu fondata da David Rockefeller proprio con questo obiettivo. Curiosamente, ma non troppo, di questa associazione fa parte anche Mario Monti che oggi l’OMS vuole come commissario per la fase post Covid. Ma tu guarda a volte il caso…

Va considerato che la ricchezza per questi gruppi economici non è affatto importante in quanto tale, ma diventa importante per il potere che genera sul resto della società.

Qualche fesso ora penserà di essere davanti a becero complottismo. Purtroppo i fessi sono maggioranza ormai e normalmente sono anche terribilmente ignoranti e non sanno chiaramente che di queste tematiche si dibatteva già durante la stesura della nostra Costituzione.

I Costituenti erano infatti perfettamente consapevoli che la ricchezza, quando si accentra nelle mani di pochi, diventa un potere politico che travolge la democrazia. Da questo ragionamento innegabile è nata la nostra Costituzione socialista, che nella sua parte economica (artt. 41 e ss.)  metteva al bando proprio l’assetto socio economico che, in forza della sua disapplicazione sistematica, oggi si è imposto in Italia e nel globo.

Come ci ricordava proprio Mario Monti anni fa, in una dichiarazione sostanzialmente confessoria dei suoi propositi eversivi verso l’ordinamento repubblicano, le crisi e le gravi crisi sono strumenti indispensabili per rafforzare il potere delle élite economiche. In quel video parlava in verità di crisi necessarie per far fare “passi avanti all’Europa”, ma questa espressione è per definizione un sinonimo di passi avanti per le élite. L’UE infatti è un ordinamento giuridico appositamente pensato per demolire le sovranità nazionali al fine che siano i grandi gruppi economici ad esercitare il vero potere politico impedendo allo Stato, da un punto di vista giuridico, di intervenire per disciplinare, coordinare e controllare l’economia. Insomma (e semplificando) i trattati europei vietano allo Stato di fare lo Stato.

Ma veniamo al coronavirus. La paura di morire acceca la maggior parte delle persone e le rende incapaci di comprendere cosa stia realmente accadendo, d’altronde non esiste paura più potente per l’essere umano.

Esiste oggi un virus letale che sta facendo strage nel mondo?

Anche se i numeri dei morti diffusi fossero veri, e non lo sono affatto (essendo ampiamente sovradimensionati in virtù del calcolo nei morti per covid di chi è invece mancato per cause diverse dal covid pur risultando positivo al virus), la risposta alla domanda è certamente un secco no. Esiste un virus come i tanti altri in circolazione, per i quali nessuno ha mai gridato all’allarme planetario.

Si parla di circa 650 mila morti nel mondo per covid. Detto così sembra un grande numero. Ma se si guarda alla popolazione mondiale (oltre 7,5 miliardi) e alle altre malattie per le quali non è mai partita analoga campagna a rinchiudersi sotto una campana di vetro, il numero è assolutamente normale. L’influenza fa mediamente un numero di morti assolutamente simile ogni anno.

Non ci credete? Ecco per comodità una fonte ufficiale: https://www.epicentro.iss.it/influenza/epidemiologia-mondo.

Perché allora non si chiude il mondo per i morti dell’influenza?

Perché se avessero adottato le stesse misure oggi in atto per una malattia già nota e di cui le masse non hanno paura, non ci sarebbero stati effetti sulle loro debolissime menti e nessuna misura liberticida avrebbe potuto essere presa senza reazioni.

Sempre per mettere nel giusto rapporto i numeri perché non parlare anche dei vizi nocivi per la salute che addirittura nel mondo vengono incoraggiati essendo redditizi dal punto di vista economico. Senza scomodare l’alcol parliamo anche solo del fumo. Se vi sembrano tanti 650 mila morti (ampiamente sovrastimati come detto) per covid, allora gli 8 milioni di morti l’anno per fumo che vi sembrano? Eppure durante il lockdown si poteva andare dal tabacchino, rigorosamente indossando la mascherina, a comprare le sigarette.

Ancora una volta una fonte, la prima che ho trovato, visto che il dato è ovunque:

https://www.ilmessaggero.it/AMP/salute/fumo_sigarette_morti_milioni_oms_danni_new_york-4521921.html.

In sostanza ci chiudevano in casa usando elicotteri e droni, ma ci lasciavano uscire per andare a comprare il veleno… Ecco come i signori al governo tengono alla nostra salute…

Gli Stati non vietano di fumare, Conte non fa conferenze stampa ogni cinque minuti per dire che bisogna fermare questa strage. Nessun magistrato indaga i governi che consentono la vendita delle sigarette. Ma d’altronde anche questo prova ancora una volta che la gente pensa, in maggioranza, ciò che gli dicono di pensare.

Qualcuno potrebbe ancora dire “ma le terapie intensive erano piene”. Certo, in alcune zone d’Italia si erano riempite, peccato che questo, a causa del grave sottodimensionamento della nostra sanità che si lega ancora una volta anche al nome di Mario Monti e dell’austerità, sia già successo.

Non ci credete? Vi basta il Corriere della Sera per credermi?  Era il 2017…

https://www.google.it/amp/milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_gennaio_10/milano-terapie-intensive-collasso-l-influenza-gia-48-malati-gravi-molte-operazioni-rinviate-c9dc43a6-f5d1-11e7-9b06-fe054c3be5b2_amp.html

Ma perché vi dico queste cose? Perché provo disperatamente (ma senza troppe pretese ormai) a riportarvi alla ragione. Comprendo bene che se oggi girate ancora mascherati o siete tra quelli che esultano per l’ultimo demenziale atto di suprema imbecillità del governo circa le museruole all’aperto, questa sia un’impresa ormai impossibile…

Tutte le misure che stanno prendendo, tutto ciò che i governi fanno, non avviene per il nostro bene

Della nostra vita non gliene frega assolutamente nulla, non avreste visto l’austerità altrimenti e neppure avreste mai sentito la Lagarde sbottare per i pensionati che proprio non vogliono decidersi a morire (Corriere della Sera online del 11 aprile 2012). La politica nel mondo obbedisce alle richieste del potere economico che consente ai singoli partiti di andare o meno al timone degli Stati. I media, controllati dagli stessi poteri, indirizzano il vostro pensiero dicendovi quale sia la verità in cui credere e gettando fango sui pochi che usano il cervello e hanno gli attributi per dire ciò che pensano sempre (Piccolo auto encomio: dopo due esposti demenziali e una denuncia penale ancora più ridicola sono ancora qui a parlare, senza alcun timore perché non sono nato pecora…).

Il covid in questo contesto diventa certamente un efficace metodo di governo

Una normale malattia, come purtroppo tante altre, viene pompata mediaticamente fino a far impazzire la maggioranza delle persone. Così diventa possibile togliere diritti, imporre strumenti di controllo del dissenso sempre più sofisticati, limitare la libertà di espressione (ad esempio dei cattivoni come me), distruggere ciò che rimane delle piccole e medie imprese in modo da consentire ai grandi gruppi di avere il monopolio su tutto e ovviamente consentirgli di governare le “democrazie” attraverso il debito, il vecchio sogno di Rockefeller… Aggiungiamoci poi il business di big pharma che spinge per vaccinare 7 miliardi di persone e il gioco è davvero fatto.

Non posso certamente dire se è vero o meno che il covid sia stato creato a tavolino per fare un passo avanti verso un nuovo ordine mondiale in cui le multinazionali si sostituiranno definitivamente agli Stati nazionali, forse no. Ma di certo, come ogni crisi, è stata cavalcata e sfruttata con sapienza da chi tira le fila delle nostre vite.

In questo incredibile caos si è poi aggiunta la magistratura, che invece di sancire con chiarezza l’inviolabilità della libertà personale, e che nemmeno davanti alla peste bubbonica o alle cataste di morti nelle strade sarebbe stato lecito mettere la popolazione agli arresti domiciliari (per ora ha avuto il coraggio di scriverlo in una sentenza solo il Giudice di Pace di Frosinone – clicca qui), addirittura pensa di perseguire chi non interviene per fermare con misure liberticide questa epidemia di influenza da coronavirus…

Cosa avrebbe fatto un governo non servo dei poteri economici?

Avrebbe protetto le fasce deboli della popolazione, anziani e malati, come peraltro dovrebbe fare già per l’influenza, che come detto fa sostanzialmente gli stessi morti del covid.

Anziani e malati sono i soli che, dati dell’Istituto Superiore della Sanità alla mano (clicca qui per leggerli), corrono rischi con questa influenza. Un governo non servo sarebbe intervenuto con misure di protezione facoltative per queste persone (la libertà personale è un diritto sovraordinato alla stessa vita. Si muore per la libertà, non vi si rinuncia per paura di morire) e dandogli il denaro necessario a poter scegliere liberamente. Gli Stati sovrani hanno infatti un’altra simpatica caratteristica, non chiedono soldi in prestito alla finanza, ma li creano dal nulla…

Ma vi ho già detto troppo. Se indossate da mesi la mascherina continuerete a vivere nella paura di morire. Peccato che prima o poi morirete comunque e il 99,9% di noi morirà di altro rispetto al temutissimo covid…

Riprendetevi dalla vostra ipocondria, spegnete la TV e piantatela di parlare di questo virus insignificante o stavolta calerà il sipario per davvero. Il tentativo di instaurare questo nuovo ordine mondiale non andrà a buon fine, si arriverà a caos e violenza ovunque nel mondo. Il tessuto sociale non reggerà… La guerra è lo scenario più prevedibile e sarà anche colpa di voi seriali bevitori di balle.

Avv. Marco Mori

Link all'articolo originale: 

http://www.studiolegalemarcomori.it/la-follia-un-pianeta-ipocondriaci-storia-un-disastro-annunciato/

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Tue, 18 Aug 2020 15:03:28 +0000
Sintesi del programma politico di Vox Italia https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/55-sintesi-del-programma-politico-di-vox-italia https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/55-sintesi-del-programma-politico-di-vox-italia Sintesi del programma politico di Vox Italia

Sovranità e ripristino dei diritti e dei valori costituzionali

Vox Italia nasce con uno scopo chiaro, semplice e radicale: riportare in vita, ovvero riattuare, in modo integrale, la Costituzione repubblicana, anima del popolo italiano.

Costituzione tradita, come è noto, da una classe dirigente, – politica ed economica – ignorante, corrotta e collusa. Costituzione che, attuata almeno in parte negli anni del dopo guerra, ci aveva consentito il passaggio da paese in via di sviluppo a quarta potenza economica mondiale.

In altri termini, si tratta di ripristinare la legalità costituzionale, ponendo fine alla deriva neoliberista. Deriva che sta portando il nostro Paese alla rovina e alla distruzione della vita sul pianeta.

Vox Italia: la politica guarda nuovamente ai valori costituzionali

Vox Italia si propone come partito, unico in Italia, che vuole riportare la politica nei binari dei valori costituzionali, ponendo fine all’attuale politica corrotta e affaristica, favorevole solo ai più ricchi e contraria al bene del popolo. 

Primo passo in questa direzione è il recupero della sovranità, politica e democratica, del Popolo sul suo territorio, in diretta applicazione dell’art 1. Sovranità politica ed economica [1] ceduta, in questi ultimi decenni, ad Istituzioni come la BCE, il Fondo monetario internazionale, la Commissione europea, la Trilaterale, tutte espressioni di un potere estraneo al nostro Paese: il potere apolide della finanza internazionale.
In quelle sedi, prive di ogni requisito di democraticità, vengono prese le decisioni politiche che prima spettavano agli Stati nazione.

Il mantra del circo mediatico

Ogni giorno veniamo bombardati da brutte notizie, da nuovi problemi e disgrazie: crollo di ponti autostradali; frane ed alluvioni devastanti; chiusura di sempre nuove imprese; continua perdita di posti di lavoro; migliaia di giovani laureati che devono cercare all’estero la loro fortuna; degrado del livello culturale; terremotati ancora residenti in baraccopoli, ecc.

Il mantra, alla fine di queste notizie, è sempre lo stesso: non possiamo farci nulla perché mancano i soldi. Perché mancano i soldi? Perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, siamo corrotti, pigri, incapaci di reggere le sfide della globalizzazione.

La vera causa dei nostri problemi

Un politico serio oggi dovrebbe informare il popolo che queste sono autentiche menzogne. Menzogne che occultano la vera causa dei nostri problemi: il fatto che il nostro non è più uno Stato di diritto, politicamente sovrano, in grado di garantire i diritti costituzionali, ovvero i diritti inviolabili dell’uomo.

In questa situazione, nessun politico può mantenere le sue promesse, perché la sovranità è altrove.

Lo Stato italiano oggi si è spogliato della sua prerogativa fondamentale: quella di emettere moneta nel sistema economico, senza chiederla a prestito alle banche private. Lo Stato non può più autofinanziare la spesa pubblica e lo stato sociale, non può più creare posti di lavoro, non può più sostenere le piccole e medie imprese, che erano il fiore all’occhiello della nostra economia. Il debito pubblico, nei confronti delle banche private, cresce a dismisura, ed è formato tutto da interessi non dovuti.

La via che ci viene proposta per ripagare il debito è assolutamente disastrosa ed è sempre la stessa: privatizzazioni, delocalizzazioni, svendita di beni pubblici, distruzione delle nostre fonti di produzione di ricchezza. In una parola: austerity. Stiamo facendo la fine della Grecia.

Questa via è l’opposto di quella tracciata dalla Costituzione.

Recupero della sovranità politica e democratica del Popolo sul suo territorio

Il recupero della sovranità, politica e democratica, del Popolo sul suo territorio, in diretta applicazione dell’art 1, è quindi un passaggio imprescindibile e indispensabile.

Indispensabile alla rimozione di quegli ostacoli, – di ordine economico e sociale, e quindi culturale –, che, nella visione dei Padri costituenti, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedivano allora la possibilità di costruire una vera democrazia, che garantisse la pace e la giustizia tra le nazioni.

Questi ostacoli dovevano quindi essere rimossi per sempre. Per questo motivo i costituenti crearono un testo giuridico, una Carta fondamentale, che fungesse da baluardo contro la finanza predatoria, responsabile, a loro avviso, delle due guerre mondiali e dei totalitarismi del ‘900.

Pieno sviluppo della persona umana e partecipazione: i due pilastri della democrazia

Secondo la nostra Costituzione (art. 3), la democrazia si fonda su due pilastri:

– pieno sviluppo della persona umana

– effettiva e consapevole partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Il primo è la premessa indispensabile del secondo: senza pieno sviluppo della persona umana, ovvero senza consapevolezza di sé, i propri pensieri, emozioni ed azioni, sono guidati da forze inconsce che distorcono la percezione non solo della realtà interiore, ma anche di quella esterna. La persona inconsapevole non fa che proiettare sul mondo i conflitti irrisolti della propria infanzia, alimentando l’incomprensione e i conflitti all’interno delle relazioni.

Una persona così è in grado di dare un utile contributo all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese? No, l’unico contributo che può dare è alimentare la litigiosità e l’incomprensione reciproca.

Concetto di “Io relazionale” di Lelio Basso

Nei lavori preparatori, Lelio Basso, principale autore dell’art 3, comma due, descrive ed analizza un concetto di Io umano assolutamente rivoluzionario: quello di “Io relazionale”. L’Io relazionale è l’Io consapevole di sé, che corrisponde al pieno sviluppo della persona umana.

Seguiamo l’analisi di Lelio Basso: l’Io relazionale è radicalmente nuovo e diverso dall’ “Io individuale tradizionale: egocentrico e bellico”. Io individuale che, per perseguire i propri interessi, si difende e si contrappone agli altri e allo Stato.

L’Io relazionale, al contrario di quello egocentrico, è donativo e comunitario. La sua felicità dipende dall’intensità e dall’armonia delle relazioni alle quali partecipa.

Il suo rapporto con lo Stato è quindi un rapporto di fiducia reciproca. Lo Stato comunità gli fornisce la base sicura, lo sostiene nella sua identità e nei suoi talenti. Verso lo Stato comunità egli sente il dovere di dare il meglio di sé.

Democrazia come pieno sviluppo della persona umana

Il pieno sviluppo della persona umana, primo pilastro della democrazia, è indispensabile e imprescindibile: in sua assenza non può formarsi alcuna comunità e certamente non una vera democrazia. Ma la democrazia richiede, come abbiamo accennato, un secondo pilastro: la partecipazione attiva di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

Si assiste oggi ad un fenomeno assai diffuso: le persone che si impegnano in un percorso di evoluzione della coscienza, in genere non si occupano di politica. Ritengono la politica un’attività sporca o meschina, nella quale non vogliono immischiarsi. Le persone che si occupano di politica, raramente si impegnano nello sviluppo personale, ritenendolo secondario o irrilevante.

La Costituzione, recuperando la grande tradizione filosofica greca, [2] ci chiede di superare questa opposta miopia, impegnandoci simultaneamente su entrambi i fronti: quello interno e quello esterno. 

In mancanza di questi due requisiti, la democrazia è una maschera superficiale. Il governo sarà sempre in mano ad un’oligarchia, politica, economica, finanziaria, militare ecc. La politica continuerà ad essere quella di oggi: affaristica, corrotta e traditrice del popolo.

Vox Italia e formazione UniAleph

Per le ragioni sopra delineate, fermamente decisi a riportare in vita la democrazia costituzionale, i dirigenti di Vox hanno assunto l’impegno di seguire la formazione UniAleph, [3] diffondendola e proponendola anche agli attivisti, agli iscritti e a tutti coloro che si riconoscono nei valori costituzionali.
Come è noto, UniAleph, – aderendo agli insegnamenti di Paolo Maddalena [4] –, risponde esattamente alle esigenze di Vox, con la sua doppia formazione: personale e politico costituzionale.
Personale è la formazione che ha come scopo il pieno sviluppo della persona umana e della sua consapevolezza etica (art. 3). Politico costituzionale è la formazione giuridica, economica e finanziaria, necessaria in particolare all’attuazione della c.d. Costituzione Economica (art. 35 - 47).

Informazione pubblica

Il servizio di informazione pubblica è uno dei compiti fondamentali dello Stato costituzionale. Informazione pubblica significa informazione al servizio del bene del popolo, anziché dei privati e dei gruppi di potere.

Senza un’informazione veritiera, che metta i cittadini nella condizione di essere consapevoli di ciò che sta accadendo in Italia e nel mondo, non ci può essere autentica partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese. Non ci può essere cioè la forma di democrazia partecipativa prevista dalla Costituzione.

I giuristi più avveduti affermano che oggi non viviamo più in una democrazia, ma in una dittatura finanziaria. Dittatura che non si avvale di mezzi coercitivi fisici, facilmente riconoscibili, ma di mezzi psicologici. Si avvale cioè dei mezzi di informazione di massa per dominare la mente dei cittadini, installando in essi le credenze necessarie a renderli succubi, e inconsapevoli alleati del potere che li sfrutta.

Rai uguale alle emittenti private commerciali

Anche la RAI, nata per servire il bene del popolo, attraverso la retta formazione e informazione, come previsto dal disegno costituzionale, non si differenzia più dalle emittenti private. I suoi maggiori introiti derivano dalla pubblicità commerciale. Non può più dire ciò che va detto, ma ciò che serve ad incrementare l’auditel, cioè il numero degli ascoltatori.

La RAI e le emittenti private coprono il 99% dell’informazione, tutta mainstream, tutta a favore dell’esistente.

Rimane solo un 1% dell’informazione che mantiene un profilo fortemente critico. Ma questo 1% non ha più nulla a che fare con il pubblico e con lo Stato. Sono rimasti una manciata di blogger o di ex giornalisti, come Claudio Messora o Giulietto Chiesa, che si impegnano a fornire, a loro rischio e pericolo, quel pochissimo che rimane del servizio pubblico di retta informazione e formazione, previsto dalla Costituzione. Anche UniAleph rientra in questo 1%. Un 1% al quale è affidato il compito di diffondere la conoscenza e la pratica dei valori costituzionali.

La grande responsabilità dell’informazione per il popolo

UniAleph, Byoblu di Claudio Messora, Pandora TV di Giulietto Chiesa, e pochi altri, hanno sulle spalle una responsabilità enorme. La responsabilità di Davide contro il Golia della finanza.

Il loro lavoro, data la posta in gioco, deve essere migliorato e reso più efficace possibile.

Su questa linea, occorre integrare il meglio delle loro competenze: quelle informative di Messora e Chiesa, e quelle di approfondimento sistematico di UniAleph.

Vox Italia e la sua concezione di fare politica

I dirigenti di Vox Italia, consapevoli dell’importanza di unire formazione personale e politico costituzionale, promuovono una concezione di fare politica completamente diversa da quella novecentesca, ancora radicata nella competizione elettorale. Una concezione nuova che prevede l’integrazione collaborativa e migliorativa delle competenze presenti nei diversi settori della società, in attuazione dei valori costituzionali della solidarietà, della cooperazione, della pace e giustizia fra le nazioni.

Seguendo il progetto UniAleph, promuovono perciò gli Stati Generali del diritto, dell’economia, della finanza, del lavoro, della sanità, della scuola, della famiglia, dell’informazione pubblica, della formazione ecc.

L’informazione pubblica potrà quindi sempre più giovarsi del contributo irrinunciabile della formazione personale dei dirigenti e dei giornalisti, che ne trasformerà radicalmente la qualità comunicativa. Qualità attualmente limitata dai format oggi di moda, format il cui scopo è mantenere l’ignoranza del popolo per assicurare la sua soggezione.

La nuova informazione si avvarrà di giornalisti veri, integri, liberi dalla paura, chiari e semplici nei loro messaggi, capaci di rivolgersi direttamente al cuore e all’intelletto dei cittadini, e per questo amati dai cittadini stessi, che da loro apprendono la difficile e fondamentale arte di distinguere il vero dal falso.

Finirà presto l’epoca della menzogna sistematica, al servizio dei potenti, e inizierà l’epoca della verità, del bene, della bellezza, della giustizia, come previsto in Costituzione. 

A cura di Mauro Scardovelli

Per approfondimenti, visita la pagina del sito UniAlaph dedicata agli amici di Vox Italia e a tutti coloro che vogliono il ripristino della legalità costituzionale: unialeph.it/attuarelacostituzione

Note:

[1] “La riconquista della sovranità economica presuppone che il popolo sovrano, abrogando numerose leggi incostituzionali, torni padrone del proprio patrimonio pubblico, che è stato dissipato, da politici inadeguati, tra singoli individui privati e multinazionali. In altri termini è indispensabile che tornino in capo alla Collettività le fonti di produzione della ricchezza nazionale, mediante soprattutto la rinazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali e delle fonti di energia, – acqua, luce, gas – come afferma l’art. 43 della Costituzione” (Paolo Maddalena).   

[2] Vedi per tutti Platone, Convivio.

[3] UniAleph, Università popolare per attuare la Costituzione (unialeph.it)

[4] Il Prof. Paolo Maddalena, Presidente emerito della Corte Costituzionale, mio carissimo amico e Maestro, ha fondato l’associazione “Attuare la Costituzione”. Da Paolo ho appreso il corretto modo di leggere e interpretare la Costituzione, modo autenticamente vicino allo spirito dei Padri costituenti. UniAleph lavora in stretta sinergia con Attuare la Costituzione.

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Thu, 16 Apr 2020 16:04:52 +0000
Costituzione al futuro https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/38-costituzione-al-futuro https://voxitalia.net/comunicazione-media/vox-blog/item/38-costituzione-al-futuro Costituzione al futuro

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
(Piero Calamandrei – uno dei padri della Costituzione)

La Costituzione italiana ha più di 70 anni e c'è da chiedersi se oggi i suoi principi siano ancora attuali. Se la Carta Costituzionale rappresenti solo una testimonianza del passato o se contiene un progetto che guarda al futuro e che ancora deve realizzarsi.

La Costituzione italiana nasce nel 1947. Ma quali sono gli eventi storici che ne hanno determinato i principi fondanti?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo riferirci ai cambiamenti sulla politica economica occidentale, a seguito della Crisi del 1929 e, successivamente, del New Deal adottato da Roosevelt per la ripresa dell'economia.

 

La Crisi del ‘29

Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, negli anni ’20, le nazioni europee faticavano a far ripartire l’economia, mentre gli Stati Uniti sembravano godere di un indubbio vantaggio nella ripresa, principalmente dovuto a svariati fattori:

  • gli apporti in denaro provenienti dai Paesi alleati che avevano contratto debiti;

  • il basso costo della manodopera, grazie al lavoro degli immigrati;

  • l’espansione del mercato grazie all’assenza di disoccupazione e all’export.

Indotti dal costante andamento rialzista della Borsa, tutti comprarono azioni, in un clima di generale euforia. L’aumento degli investimenti, provocò la crescita del valore delle azioni, dando l’illusione di grandi guadagni, quindi anche i piccoli risparmiatori investirono capitali considerevoli in Borsa. Come conseguenza, il valore delle azioni salì a livelli irrealistici, non paragonabili alla crescita economica reale.

Ma, si sa, dall’euforia all’incoscienza il passo è breve; gli Stati Uniti imboccarono il vicolo cieco della sovrapproduzione, l’economia cominciò a rallentare.

E quando i cittadini si resero conto del pericolo incombente, era ormai troppo tardi: il 24 ottobre 1929 si verificò il crollo della Borsa di Wall Street. Nel giro di poche ore il valore delle azioni crollò a zero, trascinando nella rovina l’intero Paese.

costituzione crisi1929Crisi del 1929

Questo fatto portò alla recessione, cioè ad un forte rallentamento della produzione. Come abbiamo potuto sperimentare anche in tempi più recenti, la recessione americana contagiò l’Europa, portando ad una crisi mondiale.

In quel periodo, il sistema politico statunitense era costituito da due partiti: Partito democratico e Partito repubblicano. Dopo tre anni, nel 1932, ci furono le elezioni del nuovo presidente degli Stati Uniti. Con le elezioni, fu eletto il democratico Franklin Roosevelt, il quale dovette gestire la disastrosa situazione lasciata dalla precedente amministrazione repubblicana di Herbert Hoover. I repubblicani, infatti, si dimostrarono incapaci di gestire la crisi di sovrapproduzione che aveva causato il crollo in Borsa e i fallimenti a catena di banche e fabbriche.

Il New Deal

Roosevelt realizzò che lo Stato doveva intervenire per far riprendere l’economia; adottò quindi una nuova politica economica, il New Deal (nuovo corso). I due aspetti principali di questa politica economica furono:

  • l’aumento della spesa pubblica, per aumentare la domanda sul mercato e riavviare la produzione; garantendo salari e lavoro;

  • miglioramento dei controlli da parte dello Stato sulle attività industriali e finanziarie, allo scopo di evitare le cause che avevano portato alla crisi. Ad esempio, mancava una legge che controllasse che il valore nominale delle azioni fosse simile al valore reale.

Questi due punti, quindi, prevedevano un maggiore controllo dello Stato, perché l’eccessivo liberismo aveva causato la crisi economica.

costituzione john keynesJohn Keynes

In sostanza, Roosevelt mise in pratica i principi della politica economica keynesiana. John Keynes è considerato il più importante e “rivoluzionario” economista del Novecento. La sua teoria economica, che ruppe con la tradizione liberista del laissez-faire, cioè con l’idea che lo Stato non debba occuparsi di economia e lasciar fare al libero mercato, fu la base del New Deal inaugurato da Roosevelt per uscire dalla crisi. Le politiche keynesiane, costituite soprattutto da investimenti pubblici, tassazione progressiva e protezione sociale, risollevarono l’economia americana e segnarono la politica economica dell’Occidente fino agli anni ‘70. L’abbandono di quel fecondo filone di pensiero, in favore del libero mercato, propugnato dalla Ue, ha sguarnito la politica e la teoria economica degli strumenti per comprendere e gestire i cicli e ha prodotto diseguaglianze sempre più gravi che indubbiamente sono tra le cause della recessione di questi anni. La storia si ripete e noi commettiamo sempre gli stessi errori!

 

Liberismo o democrazia?

Alla luce delle vicende di detto conflitto, tra liberismo e politiche di salvaguardia dello stato sociale, nel corso del tempo, le moderne Costituzioni democratiche hanno cercato di garantire un modo accettabile di intendere il capitalismo. Per tale ragione viene attribuita la sovranità al popolo e vengono individuati gli elementi del capitalismo compatibili con gli interessi dei cittadini. Tale principio universale vale per tutte le costituzioni democratiche e si gioca sul conflitto lavoro/capitale che, è ipocrita nasconderlo, è tale da circa due secoli. Nel suo evolversi tale conflitto mostra i diversi modi di essere del capitalismo.

Convivere con questo conflitto significa conciliare interessi contrapposti che non si possono ignorare. Perché ignorarli significherebbe riportare gli individui a condizioni di arbitrio e di darwinismo sociale. Scenario che per il capitalismo sfrenato di Hayek [1] è ovvio e auspicabile ma altamente instabile e distruttivo della società.

Tale scontro è stato finora vinto dal neoliberismo introdotto nei Trattati Europei a spese delle democrazie. Una battaglia subdola che si basa sulla delega ai tecnici e sulla perdita di sensibilità collettiva per il danno arrecato dai Trattati alle democrazie.

 

La nascita della Costituzione italiana

Il 2 giugno 1946 si celebrarono libere elezioni, le prime dal 1924. Vennero consegnate contemporaneamente agli elettori la scheda per la scelta fra Monarchia e Repubblica, il cosiddetto Referendum istituzionale, e quella per l'elezione dei deputati dell'Assemblea Costituente, a cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova Carta costituzionale. Ufficialmente al referendum istituzionale la maggioranza dei votanti scelse la forma di stato repubblicana (in realtà non fu così, ma questa è un’altra storia).

I tre maggiori raggruppamenti eletti per l’Assemblea Costituente, furono quello della Democrazia Cristiana (207 seggi), quello del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (115), e quello del Partito Comunista Italiano (104). Pertanto il 25 giugno 1946 venne insediata l'Assemblea Costituente con Giuseppe Saragat alla presidenza. Come suo primo atto, il 28 giugno elesse come Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola.

costituzione assemblea costituente​Assemblea Costituente - la firma di De Nicola

 

La Commissione dei 75

L'Assemblea Costituente si dedicò all'elaborazione della Costituzione attraverso la Commissione per la Costituzione, nota anche come “Commissione dei 75”, dal numero dei membri a cui fu richiesto di collaborare. Presidente della Commissione fu Meuccio Ruini, e la sua organizzazione interna prevedeva l'istituzione di tre sottocommissioni:

  • diritti e doveri dei cittadini,

  • ordinamento costituzionale dello Stato,

  • diritti e doveri economico-sociali.

Ad un comitato di redazione, detto comunemente "Comitato dei 18" spettava invece il compito di coordinare ed armonizzare il lavoro prodotto dalle tre sottocommissioni. Il 31 gennaio 1947 il testo approvato dalla Commissione per la Costituzione, definito "Progetto di Costituzione della Repubblica Italiana" venne presentato alla Presidenza dell'Assemblea Costituente, presieduta dal vicepresidente Umberto Terracini, per la discussione generale. Con la possibilità di intervento riconosciuta a tutti e 556 i deputati, il Progetto subì notevoli modificazioni.

È interessante considerare il Progetto di Costituzione come un modello di discussione e di confronto che, aperto al dialogo costruttivo, alla critica, e alla modifica, ha permesso di raggiungere la redazione definitiva dopo quasi un anno di confronto e compromesso tra tre anime (la cattolica, la marxista-socialista e la liberale).

Come riconosciuto da Zagrebelsky: "Le costituzioni contrattate tra più forze politiche e sociali non sono manifesti ideologici che devono obbedire a una rigorosa logica unitaria: sono documenti che, per poter valere, devono rappresentare tutte le parti dell'accordo. Il compromesso non è quindi la debolezza, ma la forza della Costituzione".

Da questo confronto è nata una Costituzione che tutela il pluralismo e le minoranze, che si impegna a contrastare le disuguaglianze, in virtù di un principio di eguaglianza sostanziale. Lo Stato interviene direttamente e si fa promotore dei diritti sociali ed economici dei privati. Oltre all'affermazione materiale della persona, il nuovo testo persegue contemporaneamente il progresso spirituale; e afferma con certezza il riconoscimento e la tutela di diritti fondamentali inviolabili sia del singolo sia delle formazioni sociali: la famiglia, la comunità religiosa, il sindacato, il partito politico, l'associazione privata.

 

Raggiunta quindi una convergenza complessiva sul testo, i 520 votanti conclusero la discussione generale con l'approvazione definitiva, il 22 dicembre 1947 con il 90% dei votanti favorevoli. La Costituzione venne poi promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 25 dicembre dello stesso anno.

costituzione gazzetta ufficiale

 

Caratteristiche della Costituzione

La Costituzione stabilisce le regole su cui fondare la vita di uno Stato, nel nostro caso una democrazia pluralista con la forma della Repubblica parlamentare. La Costituzione serve a definire la forma di Stato e di Governo, il processo legislativo, la separazione dei poteri e le loro caratteristiche, ma soprattutto serve a definire i principi fondamentali su cui si fonda la convivenza all’interno dei confini. Per questo la Costituzione viene definita come “legge fondamentale”, gerarchicamente superiore alle leggi ordinarie tra le fonti del diritto.

La Costituzione è fortemente ispirata a prevenire la prevalenza arbitraria di un potere sull’altro, volta a evitare ogni deriva antidemocratica. La Costituzione italiana può essere cambiata soltanto tramite un procedimento legislativo più complesso e a maggioranza più larga di quanto previsto per le leggi ordinarie. Con, in più, un limite invalicabile fissato nell’ultimo e 139° articolo: la forma repubblicana non può essere modificata.

Contenuti della Costituzione

La Costituzione italiana si compone di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali.

Nella Costituzione sono definiti e regolamentati:

  • i principi fondamentali e inviolabili dello Stato (articoli da 1 a 12);

  • i diritti e i doveri fondamentali dei cittadini (articoli da 13 a 54);

  • l’ordinamento della Repubblica (articolo da 55 a 133);

  • le garanzie costituzionali (articoli da 134 a 137);

  • il procedimento di revisione della Costituzione e di approvazione delle leggi costituzionali (articoli 138 e 139)

 

"Fondata sul Lavoro"

Piero Calamandrei, uno dei padri di quel “pezzo di carta”, come a volte lo definiva, così lo spiegò agli studenti milanesi in un giorno del 1955, partendo dal secondo comma dell’articolo 3 (“il più importante di tutti”): È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Dice Calamandrei: “Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo 1 – L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro – corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica (…). E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere”.

struttura costituzione 01

La Costituzione e la scuola

Alla scuola italiana non interessa che i nostri ragazzi conoscano la Costituzione italiana. A dirlo sono i risultati dell’indagine “L’educazione alla cittadinanza nella scuola superiore italiana” [2] svolta nel 2016 dall’associazione “Treellle” su un campione di giovani tra i 19 e i 23 anni che avevano terminato gli studi di secondo grado. Partiamo da un dato preoccupante: il 20,5% degli studenti non ha mai letto la Costituzione e il 54,2% di coloro che l’hanno presa in mano, hanno letto solo qualche articolo. In pratica circa i tre quarti degli studenti italiani non la conoscono. Dunque è chiaro che chi domani guiderà il Paese non conosce le fondamenta dello stesso.

Resta un dato consolatorio: a volere più educazione civica sono l’81 % dei giovani. Chi non l’ha compreso è chi governa questo Paese, intenzionato a smontare la Costituzione e a non farla conoscere. Eppure almeno i primi dodici articoli bisognerebbe saperli a memoria. Oggi l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, voluto dall’ex ministro Maria Stella Gelmini, è impartito dai professori di storia ma non è una materia. Alla primaria e alle medie difficilmente si studia. Eppure nel 1979, in terza media, si studiava e nel 1958 Aldo Moro introdusse l’educazione civica e lo studio della “Carta” come materia curricolare. Negli ultimi anni a parlare di Costituzione ci ha pensato Gherardo Colombo che, abbandonata la magistratura, ha deciso di dedicarsi, come faceva Antonino Caponnetto, alle scuole, agli studenti e agli insegnanti. Ma non basta. La Costituzione andrebbe studiata come disciplina fin dalla primaria.

La Costituzione: Carta anti-liberista

Nel 2018 questa Carta ha compiuto 70 anni, e descrive il nostro programma di italiani. È dovere della politica e, in primo luogo, di governo e Parlamento, essere l’anima di quel programma. La nostra Costituzione non è né un insieme di articoli, né una generica esposizione di principi: è un tutto organico che indica le politiche, soprattutto economiche, che rendano il programma possibile. Come abbiamo visto, il sistema delineato è quello keynesiano, cioè ispirato al pensiero dell’economista John Maynard Keynes. Gustavo Zagrebelsky lo ha descritto così nel suo libro “Fondata sul lavoro”: “La Costituzione pone il lavoro a fondamento, come principio di ciò che segue e ne dipende: dal lavoro, le politiche economiche; dalle politiche economiche, l’economia. Oggi, assistiamo a un mondo che, rispetto a questa sequenza, è rovesciato: dall’economia dipendono le politiche economiche; da queste i diritti e i doveri del lavoro”.

Questo “dal lavoro alle politiche” è ciò che è accaduto in Italia nei gloriosi 30 anni seguiti alla Seconda guerra mondiale, e che ha generato la fase di benessere che tutti conosciamo, e che possiamo così descrivere: intervento dello Stato nell’economia e nell’intermediazione del risparmio (pensioni e assicurazione sanitaria e anti-infortunistica); limitazioni alla libertà di movimento dei capitali e controllo del credito; Banca centrale dipendente dal governo e, dunque, finanziamento pubblico del deficit. Li ricordiamo come anni di crescita dei salari, aumento dell’occupazione, basso deficit pubblico. Quando il ministro DC Beniamino Andreatta, all’inizio del 1981, decise il “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia condannando il Paese a “vendersi” sul mercato, il debito pubblico era sotto al 58% del Pil e la spesa dello Stato rispetto al Prodotto attorno al 41%, inferiore alla gran parte dei Paesi europei. Anche questo, insieme alla Costituzione, si cerca di far dimenticare da parte dell’attuale informazione manipolata.

Infatti il programma dei governi italiani degli ultimi 30 anni non è più la Costituzione, ma la perenne “emergenza economica” che ha affossato i fondamentali dell’economia “costituzionale”, ma privilegiato la logica dei mercati, penalizzando le condizioni di lavoro e lo stato sociale. Questo programma è stato addirittura messo nero su bianco dalla Banca centrale europea nella sua lettera dell’estate 2011: privatizzazioni, liberalizzazioni, libertà di licenziamento (flessibilità), tagli a welfare e pensioni pubbliche da sostituire con assicurazioni private. In sostanza, la riduzione del ruolo dello Stato, e trasformazione della società sulle esigenze dei famigerati “mercati”. Non è un caso che i Trattati europei, ispirati a questa concezione minima del ruolo dello Stato, non facciano menzione di “diritto al lavoro” (il nostro articolo 4), ma costruiscano la loro idea di società su due pilastri, la “stabilità dei prezzi” (inflazione bassa) e “un’economia sociale di mercato fortemente competitiva”.

È merito recente di Luciano Barra Caracciolo, giurista e presidente di sezione del Consiglio di Stato, aver sottolineato nel suo “La Costituzione nella Palude” come questa impostazione sia estranea sia al progetto contenuto nella Costituzione, sia alla visione dei padri costituenti, per i quali le idee liberiste, portate avanti da Luigi Einaudi, erano già vecchie e distruttive. Per questa ragione la Costituzione, nasce come Carta anti-liberista.

Infatti Meuccio Ruini, presidente della “Commissione dei 75”, così si rivolgeva a Einaudi: "Gli economisti, i migliori, riconoscono che il loro edificio teorico, la scienza creata dall’Ottocento, non regge più sul presupposto di un’economia di mercato e di libera concorrenza, che è venuto meno non soltanto per gli interventi dello Stato, ma in maggior scala per lo sviluppo di monopoli delle imprese private. Quando vedo i neo liberisti, come l’amico Einaudi, proporre una tale serie di interventi per assicurare la concorrenza che qualche volta possono equivalere agli interventi di pianificazione, debbo pur ammettere che molto è mutato. Non pochi vanno affannosamente alla ricerca della terza strada. La troveranno? Non lo so. Questo so: si avanza la forza storica del lavoro". E il lavoro, continua Ruini, va inteso “nel senso più ampio, cioè comprendente il lavoro intellettuale, il professionista, lo stesso imprenditore in quanto lavoratore qualificato che organizza la produzione e non vive, senza lavorare, di monopoli e privilegi”. Si riconosce in queste parole che i costituenti rifiutarono non solo “la scienza dell’Ottocento” (il liberismo) ma anche quella nuova, la “terza via” che rinnovava quella visione occupando lo Stato e realizzando per via legislativa e ordinamentale il dominio della grande impresa privata. E non si tratta di una voce isolata tra i costituenti; sempre nel 1947, Gustavo Ghidini spiega: “Ora fate l’ipotesi che la nostra rappresentanza fosse completamente eliminata e sedessero in questa Camera solo rappresentanti della Nazione aventi un orientamento regressivo e volessero formare una legge che contrastasse questi diritti al lavoro, li limitasse, li annullasse. La Corte costituzionale dovrebbe dichiararne l’incostituzionalità”.

Incompatibilità tra Costituzione e Trattati europei

Qui emerge l’evidente conflitto tra Costituzione e Trattati europei. Di incidenza immediata sui nostri principi costituzionali, come di ogni altro Stato Ue, è il “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance”, frettolosamente firmato il 2 marzo 2012 da 25 capi di Stato e di governo Ue su 27 (le eccezioni sono state Regno Unito e Repubblica Ceca). L’Italia, con altri Paesi, ha proceduto con la massima celerità a fare propri i gravosi impegni derivanti dal documento citato. L’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio, mediante la modifica dell’art. 81, è stato deliberato dal Parlamento il 18 aprile 2012 dal non-eletto governo Monti, nonostante, va rilevato, che lo stesso Trattato definisse l’inserimento in Costituzione come preferenziale, e non obbligatorio. Ma una spiegazione, a settembre 2016, la fornisce il Guardasigilli Andrea Orlando che ha dichiarato al Fatto Quotidiano: “Non fu il frutto di una discussione nel Paese, ma del fatto che a un certo punto la Bce disse: “O mettete questa clausola nella Costituzione o chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese”. È una delle scelte di cui mi vergogno di più, penso che sia stato un errore e non tanto per il merito, che pure è contestabile, ma per il modo in cui ci si arrivò”.

L’art. 11 della Costituzione recita: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Ma come ci ha ricordato Gustavo Zagrebelsky: “La limitazione è prevista con l’obiettivo della pace e della giustizia tra le Nazioni, non per mettersi al servizio della finanza internazionale! L’obiettivo si è rovesciato: siamo in un momento in cui il potere economico ha sopravanzato il potere politico, ci si è alleato subordinandolo”.

Inoltre, non è affatto dimostrato che l’Unione europea “assicuri pace e giustizia tra le Nazioni”, ma soprattutto è violato il presupposto delle “condizioni di parità con gli altri Stati”: tale parità è infatti clamorosamente venuta meno negli ultimi anni a più riguardi. Si è avuto in particolare un evidente sbilanciamento delle politiche dell’Unione a favore degli Stati creditori, e in particolare della Germania (gli Übermenschen, i superuomini tedeschi), a scapito dei debitori (gli Untermenschen, esseri inferiori – vi ricorda qualcosa?). E la stessa Commissione europea anziché mantenersi imparziale tra i Paesi membri, ha accettato di diventare l’agente delle nazioni creditrici dell’Eurozona.

Salviamo la Costituzione

Non si contano, in questi anni, le dichiarazioni di esponenti politici del nostro Paese nel prendere atto dei problemi (e dei disastri) creati dall’attuale assetto istituzionale dell’Unione europea. Parallelamente c’è chi pensa che i problemi che oggi affliggono l’Europa si risolvano con “più Europa”. Un atteggiamento surreale che ricorda quello di chi pensa che i problemi dell’economia greca, drammaticamente aggravati dall’austerity, si risolvano con “più austerity”. Il problema non è quanta Europa si vuole, ma quale Europa, per fare cosa, e con quali valori e finalità. Se non è già troppo tardi, è necessario, per la nostra sopravvivenza, cambiare la direzione di marcia. E questa direzione deve tornare a essere quella indicata dalla nostra Costituzione. È questo il vincolo interno inderogabile che dobbiamo riproporre e sostituire al vincolo esterno rappresentato dai trattati europei e a ciò che essi hanno portato con sé: un anacronistico ritorno dello Stato minimo e del laissez-faire, appena riverniciato di modernità tecnocratica, che in particolare negli ultimi anni, ha dato pessima prova di sé, rendendo drammatica una crisi già severa. È ora di dire basta all’atteggiamento deresponsabilizzante del “ce lo chiede l’Europa”. Il prezzo pagato è stato elevatissimo, sia in termini di sviluppo economico che di equità sociale. Ma anche dal punto di vista dello svilimento e della perdita dei valori e dei diritti organicamente elaborati in una Carta costituzionale tra le più avanzate del mondo.
gdm

[1] Friedrich August von Hayek (Vienna, 8 maggio 1899 – Friburgo in Brisgovia, 23 marzo 1992) è stato un economista e sociologo austriaco. Pensatore liberista, è stato uno dei massimi esponenti della scuola austriaca e critico dell'intervento statale in economia.

[2] http://www.treellle.org/sintesi-del-sondaggio-diplomati-19-23enni-di-treellle-su-leducazione-alla-cittadinanza-nella-scuola

Bibliografia

Euro o democrazia costituzionale? - Luciano Barra Caracciolo

La Costituzione nella palude - Luciano Barra Caracciolo

Fondata sul lavoro - Gustavo Zagrebelsky

Il tramonto dell’Euro – Alberto Bagnai

Costituzione italiana contro trattati europei – Vladimiro Giacchè

https://www.studiocataldi.it/articoli/33426-storia-della-costituzione-italiana.asp

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/01/costituzione-70-anni-dopo-dal-lavoro-alla-giustizia-sociale-fino-alleconomia-la-nostra-carta-tradita-dalla-politica/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/22/scuola-la-costituzione-va-studiata-come-le-tabelline/2568994/

 

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[email protected] (Redazione VOX ITALIA) Blog Sat, 04 Apr 2020 14:27:01 +0000